Riflessioni

L’ultima sigaretta

Sigaretta

Inizia tutto in modo molto innocente.
La prima la provi a tredici anni, così, solo per gioco. Sembra uno di quei riti di passaggio adolescenziali che tutti devono provare almeno una volta da giovani, per dimostrare di essere all’altezza di quella difficile età, o forse già allora può sembrare la giusta via di fuga a qualunque tipo di problema.
A sedici anni poi continui fumandone qualcuna nel finesettimana, rubandole a chi allora già compra il pacchetto. A diciassette inizi a comprarlo anche tu, esaurendolo tutto sempre nelle due sere del finesettimana.
Forse a quei tempi c’era ancora il brivido del proibito, del nascosto, considerato che i genitori non lo sapevano, o comunque non volevano certo ritrovarsi una minorenne fumatrice in casa.
Ma poi anche questo brivido passa: inizi a non nasconderti più, a fumarne qualcuna anche durante la settimana, e costringi i genitori ad accettarlo.
Solo ora mi rendo conto che già a quel tempo l’abitudine a quell’infernale oggetto sottile si stava insinuando in me. Serpeggiava in ogni mio pensiero, si annidiava come un cobra pronto a colpirmi in ogni periodo di ansia e stress.
Io credo che il brutto dei vizi e delle abitudini sia questo: non ti rendi conto di essere caduto dentro a quella voragine, fino a quando non ne tocchi il fondo. A quel punto sai che l’unico modo per uscirne viva (laddove “viva” è un termine usato non casualmente) è accettare di avere dinnanzi a sé una parete da scalare: e l’unico modo per scalarla è rinunciare a ciò che ti ha trascinato fino in fondo a quella situazione.
E come arriva quel momento cruciale in cui l’amore per le sigarette inizia a sfumare in abitudine e dipendenza, arriva anche quel momento in cui sentirsi dipendente da quel ridicolo oggetto cilindrico significa guardarsi allo specchio e sentirsi anche ridicoli. Sopraggiunge così anche la voglia di disfarsene, di riappropriarsi della propria libertà, di riuscire di nuovo a controllare la propria vita, la propria mente e il proprio corpo.
Una spinta alla fatidica decisione di smettere può essere trovata nella via più semplice: basterebbe semplicemente cercare su Google “Effetti negativi del fumo” e aspettare che la parola CANCRO appaia sul monitor a caratteri cubitali.
Questo, forse, aiuterebbe a farsi un esame di coscienza di come si stia buttando all’aria la propria vita, quando invece al mondo ci sono persone che hanno avuto guai ben peggiori senza averli cercati.
Così, finalmente, puoi deciderti: prendi il pacchetto ancora mezzo pieno e lo butti nella spazzatura. Dici a te stessa che è l’ultima sigaretta, ma chi può dire se sarà vero?
Anche Zeno, il protagonista dell’opera più famosa di Italo Svevo, ci aveva provato con tutte le sue forze. Diceva: “Giacchè mi fa male non fumerò mai più, ma prima voglio farlo per l’ultima volta!”, ma ovviamente a quella sigaretta ne seguivano sempre altre.
In fondo, quando cerchi di combattere contro un vizio, ti ritrovi anche a dover combattere contro la parte più oscura di te stesso. Quella parte inconscia che quel vizio l’ha cercato, voluto e nutrito.
E vicerla non può essere certo facile…
Martina Vaggi

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