Riflessioni

Quel giorno di Febbraio

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Quest’oggi mi sono soffermata a riflettere sul concetto di “completezza”, e a quanto spesso le persone ricorrano alla comune frase “Mi sento completo” per descrivere un loro attuale periodo di gioia e felicità.
Può essere, forse, che questa frase racchiuda in sè quello che è l’obbiettivo primario di ogni essere vivente, ossia il raggiungimento di una pienezza interiore, di uno stato di serenità con se stessi e con gli altri.
Se ci pensiamo bene, gli Americani avevano già introdotto questo concetto, inserendolo addirittura nella loro Dichiarazione di Indipendenza. Questo documento, che nel lontano 1776 aveva segnato la piena indipendenza delle tredici colonie britanniche dalla madrepatria, riportava nelle prime righe queste parole: “[…] che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità”.
Credo che effettivamente ognuno di noi possa ritrovarsi d’accordo nel considerare questi tre concetti come “diritti inalienabili” dell’uomo. Infatti, laddove la vita sia ovviamente necessaria, lo sono anche la libertà e la felicità individuale, affinchè si possa davvero affermare di vivere e non soltanto di sopravvivere.
E quindi arriviamo al concetto primario: sette miliardi di persone in questo mondo che cercano (e talvolta trovano) la libertà e la felicità in vario modo: chi nel lavoro, per potersi sentire indipendentemente libero; chi nella vera e disinteressata amicizia, per potersi affidare fedelmente a qualcuno; chi nel matrimonio, per poter avere ogni giorno qualcuno da amare e dal quale essere amato (nonostante per alcune donne questo simboleggi piuttosto la loro unione ad una carta di cretino ben fornita,,,).
Parentesi cinica a parte, concludo la mia lista aggiungendo anche i più ambiziosi, ovvero coloro che sperano di trovare la felicità in tutte queste situazioni.
Nonostante io creda che non sia possibile per tutti provare questo sentimento di completezza tutti i giorni della propria vita, c’è sempre un periodo in cui ognuno di noi l’ha provato.
Per me, per esempio, quel momento è arrivato il 18 Febbraio di quest’anno, il giorno in cui ho raggiunto il primo vero traguardo della mia vita: la laurea.
Essendo io stata una delle ultime tra le mie amiche a laurearmi, ne avevo sentito parlare da loro come uno dei giorni più belli, in cui l’ansia, lo stress e le notti insonni dovute agli esami, potevano finalmente trovare riposo in un attestato che avrebbe portato a sperare in un futuro ricco di successi.
Arrivato quel giorno, una volta ottenuto ciò che più volevo e sognavo da mesi, mi sono guardata attorno e ho potuto scorgere, forse per la prima volta, il vero significato della parola “felicità”.
Mi sono resa conto di quanto riuscissi a vedere quel traguardo perchè riflesso negli occhi di tutte le persone riunite attorno a me: negli occhi stanchi di mio padre, testimoni silenziosi di così tanti sacrifici; nel sorriso radioso di mia madre, che la rendeva ancora più bella del solito; nelle acclamazioni di mio fratello, con il quale avevo sempre avuto un rapporto turbolento, che quel giorno sembrava ancora più felice di me. Negli altri parenti vedevo ammirazione per un traguardo che loro non avevano mai avuto l’occasione di raggiungere, e nelle mie più care amicizie vedevo il mio cuore.
Non avevo nessun uomo da baciare quel giorno, nessun uomo che mi stringesse la mano, ma ricordo perfettamente che per la prima volta sentivo di non averne bisogno. Sentivo di avercela fatta, non solo per ciò che avevo conquistato, ma per avere vicino tutte quelle persone così vere, così care per me, tutti quei “sopravvissuti” al mio carattere difficile, alle litigate, alle più svariate situazioni che avevamo affrontato nel corso del tempo.
Non sapevo come avevo osato chiedere tanto alla vita, ma soprattutto non sapevo come avevo fatto ad ottenerlo.
J-Ax, conosciuto da molti come uno dei rapper italiani più noti, in una sua vecchia canzone disse: “E a un certo punto, finita la festa, vedrai tutti andar via.. Ti accorgerai che quel poco che resta ti basta ed ecco, quella sarà casa tua!”.
Credo che con questa strofa lui intendesse esattamente ciò che ora sto tentando di esprimere io: la festa era passata, il traguardo raggiunto, e tutti coloro rimasti in parte erano e in parte rappresentavano la mia famiglia.
Quel giorno io ho realizzato che la felicità non la si trova solo e necessariamente all’interno di se stessi, ma risiede anche nelle persone di cui ci si circonda.
Da quel traguardo, che aveva più i sintomi di una partenza, dalla mia determinazione, e da tutti coloro che mi erano sempre stati accanto, iniziava a formarsi la mia idea di completezza.
Essere completi significa nutrirsi del pensiero costante di potercela fare in un mondo deturpato dai se e dai ma, logorato da scadenze, ansie e stress continui.
Completezza è libertà da tutto questo, è avere qualcuno a cui appoggiarsi, un cuore vivo e pulsante suddiviso in ognuna delle persone che hai scelto di avere accanto.
E questo coincide davvero con il concetto di felicità: o, perlomeno, con il suo principio.

Martina Vaggi

5 pensieri riguardo “Quel giorno di Febbraio

  1. La completezza.. concetto davvero “difficile”.
    Provo a dire la mia (se mai avrai modo di leggerla) tra le Tue righe:

    Quest’oggi mi sono soffermata a riflettere sul concetto di “completezza”, e [[ mai e poi mai una virgola prima di “e” ]] a quanto spesso le persone ricorrano alla comune frase “Mi sento completo” per descrivere un loro attuale periodo di gioia e felicità.
    Può essere, forse, che questa frase racchiuda in sè [[ sé ]] quello che è l’obbiettivo [[ troppe “bbbiii” ]] primario di ogni essere vivente, ossia il raggiungimento di una pienezza interiore, di uno stato di serenità con se stessi e con gli altri.
    Se ci pensiamo bene, gli Americani avevano già introdotto questo concetto, inserendolo addirittura nella loro Dichiarazione di Indipendenza. Questo documento, che nel lontano 1776 aveva segnato la piena indipendenza delle tredici colonie britanniche dalla madrepatria, riportava nelle prime righe queste parole: “[…] che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità”. [[ alla luce dei fatti, l’America è nata da un sogno e sta morendo dentro un incubo – “tutti gli uomini sono stati creati uguali” è una frase che – obiettivamente – non è mai stata presa in considerazione ]].
    Credo che [[ qui la virgola poteva starci ]] effettivamente ognuno di noi possa ritrovarsi d’accordo nel considerare questi tre concetti come “diritti inalienabili” dell’uomo. Infatti, laddove [[ laddóve – in questo caso sono eccessivamente severo, lo so. ]] la vita sia ovviamente necessaria, lo sono anche la libertà e la felicità individuale, affinchè [[ affinché – vedi [[]] precedenti ]] si possa davvero affermare di vivere e non soltanto di [[ “di” è superfluo, può tranquillamente essere omesso ]] sopravvivere.
    E quindi [[ “e quindi” occupa solo spazio ]] arriviamo al concetto primario: sette miliardi di persone in questo mondo che cercano (e talvolta trovano) la libertà e la felicità in vario modo: [[ “:” non è propriamente un emoticon, andrebbe dosato ]] chi nel lavoro, per potersi sentire indipendentemente libero; chi nella vera e disinteressata amicizia, per potersi affidare fedelmente a qualcuno; chi nel matrimonio, per poter avere ogni giorno qualcuno da amare e dal quale essere amato (nonostante per alcune donne questo simboleggi piuttosto la loro unione ad una carta di cretino ben fornita,,,). [[ trascuro i “puntievirgola” per non infierire oltre ]]
    Parentesi cinica a parte, concludo la mia lista aggiungendo anche i più ambiziosi, ovvero coloro che sperano di trovare la felicità in tutte queste situazioni.
    Nonostante io [[ i pronomi personali devono essere centellinati, hanno lo stesso effetto della grappa ]] creda che non sia possibile per tutti provare questo sentimento di completezza tutti i giorni della propria vita, c’è sempre un periodo in cui ognuno di noi l’ha provato.
    Per me, per esempio [[ non è un esempio – sei tu che scrivi – bensì un’affermazione ]] , quel momento è arrivato il 18 Febbraio di quest’anno, il giorno in cui ho raggiunto il primo vero traguardo della mia vita: la laurea.
    Essendo io [[ parsimonia nei pronomi personali – vedi sopra ]] stata una delle ultime tra le mie amiche a laurearmi, ne avevo sentito parlare da loro come uno dei giorni più belli, in cui l’ansia, lo stress e le notti insonni dovute agli esami, potevano finalmente trovare riposo in un attestato che avrebbe portato a sperare in un futuro ricco di successi. [[ qui servirebbe un “restauro” della consecutio temporum ]].
    Arrivato quel giorno, una volta ottenuto ciò che più volevo e sognavo da mesi, mi sono guardata attorno e ho potuto scorgere, forse per la prima volta, il vero significato della parola “felicità”.
    Mi sono resa conto di quanto riuscissi a vedere quel traguardo perchè riflesso negli occhi di tutte le persone riunite attorno a me: negli occhi stanchi di mio padre, testimoni silenziosi di così tanti sacrifici; nel sorriso radioso di mia madre, che la rendeva ancora più bella del solito; nelle acclamazioni di mio fratello, con il quale avevo sempre avuto un rapporto turbolento, che quel giorno sembrava ancora più felice di me. Negli altri parenti vedevo ammirazione per un traguardo che loro non avevano mai avuto l’occasione di raggiungere, e nelle mie più care amicizie vedevo il mio cuore.
    Non avevo nessun uomo da baciare quel giorno, nessun uomo che mi stringesse la mano, ma ricordo perfettamente che per la prima volta sentivo di non averne bisogno. Sentivo di avercela fatta, non solo per ciò che avevo conquistato, ma per avere vicino tutte quelle persone così vere, così care per me, tutti quei “sopravvissuti” al mio carattere difficile, alle litigate, alle più svariate situazioni che avevamo affrontato nel corso del tempo.
    Non sapevo come avevo osato chiedere tanto alla vita, ma soprattutto non sapevo come avevo fatto ad ottenerlo.
    J-Ax, conosciuto da molti come uno dei rapper italiani più noti, in una sua vecchia canzone disse: “E a un certo punto, finita la festa, vedrai tutti andar via.. Ti accorgerai che quel poco che resta ti basta ed ecco, quella sarà casa tua!”.
    Credo che con questa strofa lui intendesse esattamente ciò che ora sto tentando di esprimere io: la festa era passata, il traguardo raggiunto, e tutti coloro rimasti in parte erano e in parte rappresentavano la mia famiglia.
    Quel giorno io ho realizzato che la felicità non la si trova solo e necessariamente all’interno di se stessi, ma risiede anche nelle persone di cui ci si circonda.
    Da quel traguardo, che aveva più i sintomi di una partenza, dalla mia determinazione, e da tutti coloro che mi erano sempre stati accanto, iniziava a formarsi la mia idea di completezza.
    Essere completi significa nutrirsi del pensiero costante di potercela fare in un mondo deturpato dai se e dai ma, logorato da scadenze, ansie e stress continui.
    Completezza è libertà da tutto questo, è avere qualcuno a cui appoggiarsi, un cuore vivo e pulsante suddiviso in ognuna delle persone che hai scelto di avere accanto.
    E questo coincide davvero con il concetto di felicità: o, perlomeno, con il suo principio.

    Mi sono fermato ad “arrivato quel giorno” perchè sarebbe stato sciocco e superfluo continuare. Non sono un professore, non ho nulla da insegnare. Anzi, dovresti ridere dei miei “appunti a margine” e continuare a scrivere. Perchè nonostante alcune piccole imperfezioni, hai talento. Brava Martina, ti sei guadagnata un Lettore.

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    1. Caro Jamesgray, ho seguito il tuo consiglio e ho preso con molta ironia le tue correzioni, che ho trovato molto simpatiche e istruttive. 🙂
      Purtroppo non sono ancora vicino alla perfezione, ma cerco di migliorarmi volta per volta. Ti ringrazio per il tuo commento e per il tuo ultimo complimento. 🙂

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  2. Vita, felicità e libertà sono le espressioni di chi deve realizzare i sogni in maniera positiva.. e se devo esprimere un parere su questa tua atmosfera che hai passato e che ancora probabilmente vorrài riviverla, debbo confessare che il tuo è stato un momento splendido e brillante al raggiungimento di questo obbiettivo, ma forse ti manca un legame con chi ti potrebbe consolare, volerti bene e amarti a suo tempo.. e posso dirti che esistono delle coincidenze nella vita che prima o poi vengono a galla e si espandono senza che tu te ne accorga.. coraggio e crederci sempre!… lieto di conoscerti martiggi91, se vorrai visionare il mio blog volentieri..

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    1. Al momento posso dirti con sincerità che non mi manca nulla! Bisogna ritenersi fortunati di ciò che si ha, e io ho una splendida famiglia e degli splendidi amici, e per ora questo mi basta 🙂 Per il futuro vedremo… Grazie per il tuo commento 🙂 🙂

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