Riflessioni

Douleur

The Eiffel Tower's lights are turned off for the Earth Hour 2015
Sono seduta a tavola e sto pranzando.
É, in apparenza, un giorno come tanti.
La tv sta trasmettendo immagini di sparatorie: si vedono persone che urlano e scappano da tutte le parti nel tentativo di salvarsi.
Sembra quasi la scena di un film d’azione… e magari lo fosse.
Il telegiornale sta riportando le riprese di ciò che è accaduto ieri sera a Parigi.
In un video, filmato da una palazzina, si vedono gruppi di persone che escono terrorizzate dal retro del Bataclan, un teatro parigino che ieri è stato preso d’assalto da alcuni terroristi.
Alcuni scappano urlando, altri arrancano, zoppicando: un ragazzo in maniche corte trascina un’altra persona per le braccia, mentre la sua linfa vitale lascia una striscia sul cemento; una macchia indelebile di un giorno indimenticabile.
Il filmato riprende anche una persona aggrappata al cornicione di una finestra, nel disperato tentativo di non cadere giù.
Altre persone giacciono distese sull’asfalto. Non si muovono.
Sembrerebbe un film, davvero, se non fosse che è fin troppo reale per apparire finto.
Come le immagini che riportano l’enorme quantità di persone riversate sul prato dello Stade de France di Parigi. Persone tenute insieme dalla paura, riunite nella speranza di uscire indenni da quella notte.
Ma 130 è il numero delle persone che non ce l’hanno fatta: un numero di esseri umani che non è riuscito a tornare a casa propria a riposare. Persone che stamattina non si sono svegliate per fare colazione, come abbiamo avuto la fortuna di poter fare noi.
Ho letto alcuni articoli riguardanti la tragedia di ieri sera: alcuni parlano di cultura, altri trasmettono odio e disprezzo. Su Facebook alcuni hanno invitato a guardare alle cause di tutto questo, ad un passato che avrebbe portato i terroristi ad attaccare la Francia ieri sera.
Io non mi sento così colta e preparata in materia da parlare del passato: e se anche lo fossi, non credo lo farei. Credo sia più rispettoso guardare a ciò che è appena accaduto con gli occhi lucidi di un sopravvissuto che cerca di trovare le parole giuste per commemorare così tante vite spezzate.
Innocenti persone comuni, freddate a colpi di kalashnikov, distese per strada con gli occhi chiusi, ad aspettare una spiegazione razionale che non potrà mai arrivare.
L’essere umano si è reso protagonista ancora una volta di una vicenda terribile: non si può perdonare chi non ha coscienza delle proprie azioni, così come non si può sperare di scendere a patti con chi è portatore del male.
Quel male che porta una persona a uccidere senza cognizione di causa altre persone innocenti: quel male che porta dei fanatici a usare la religione come preteso per giustificare atti così bestiali e barbarici.
Il male non ha un solo volto oggi, o un solo nome.
E il miglior modo, forse, per ricordare le vittime di questa tragedia è il sentire qualunque cosa di simile alla solidarietà, al dolore che accomuna i francesi e che riguarda il mondo intero.
Oggi dobbiamo considerarci esseri umani uniti per difenderci da qualcosa che va al di là di ogni comprensione umana.
In questi momenti deve emergere spontaneo il bisogno di sentirsi legati dal dolore e dalla rabbia nel vedere umani annientati da chi di umano non ha proprio nulla.
Ritengo giusto ora concludere riportando le commosse dichiarazioni di Papa Francesco, che rappresentano al meglio quanto è successo:

Non capisco, ma queste cose sono difficili da capire, fatte da esseri umani. (…)Non vi può essere alcuna giustificazione religiosa e umana a quanto accaduto.
Non è… umano un gesto simile

Martina Vaggi

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