Riflessioni

Equilibrio instabile

reese witherspoon in WILD

La mia vita, come ogni vita, misteriosa, irripetibile e sacra.
Così pienamente mia.
La vera sfida è vivere.

Reese Witherspoon – Wild

Avete mai notato come i film spesso rappresentino più il cammino interiore del protagonista piuttosto che la trama attorno al quale è costruito il personaggio? Se ci fate caso, in molti film si vede chiaramente il personaggio principale percorrere parte della sua vita, partendo da un momento turbolento, in cui è chiaramente perso e incasinato, fino ad arrivare al raggiungimento dei suoi obbiettivi e della sua serenità (solitamente accompagnato da una colonna sonora di trionfo e gioia).
Un lineare, e mai banale, percorso che lo porta dal punto A fino al punto B, attraversando varie fasi intermedie. Un percorso, forse, simile a quello che ognuno di noi attraversa su questa vita.
La stessa Reese Witherspoon, che nel film “Wild” interpreta una donna disastrata, che ha distrutto il suo matrimonio a causa dei suoi continui tradimenti, rappresenta l’esempio di una persona che ha saputo ritrovare se stessa in un lungo viaggio solitario, compiuto per sua scelta.
E nel guardare questi film non vi siete mai chiesti quando toccherà anche a voi? Non avete mai pensato: “Quando sarà il mio momento?” Mai avete provato a capire quando (e se) mai arriverà quella scintilla che vi riporterà sulla retta via delle vostre ambizioni?
Io si. Continuamente.
Più precisamente, mi chiedo cosa ancora sia lecito chiedere a questa vita, che tanto mi sta dando, per poter avere anche quello slancio che mi porti a tagliare certi traguardi.
Ma lo slancio a correre più forte, del resto, a che serve se dopo pochi metri sfuma in una camminata lenta e dolorante? E’ meglio, forse, trovare la propria andatura, mantenerla nel tempo, e azzardare sempre di più con qualche accelerazione.
E così la cosiddetta “ricerca della felicità” che fin da piccola vedevo come un obbiettivo da perseguire con tenacia, nel tempo per me si è trasformata in una “ricerca della serenità”, un perseguimento di un equilibrio e di una struttura mentale adeguata ad affrontare questa vita.
Una vita nella quale spesso mi ritrovo a sentirmi inadeguata a situazioni e circostanze: una vita che ancora oggi non mi ritengo ancora pronta ad affrontare.
E hanno forse ragione coloro che sostengono quanto l’equilibrio interiore risieda in una vita sana, basata su regole che solo noi possiamo stabilire: regole interiori portate a raggiungere quello status ideale di “mens sana in corpore sano”.
Condurre una vita sana. E dire che c’è anche chi riesce a farlo, benchè io, sulla soglia dei miei 25 anni quasi suonati, ancora lo ritenga un traguardo impossibile. Sarà fose per mancanza di volontà (la mia), ma io credo che il problema sia sempre da ricercare nella testa: se non si riesce a trovare un ordine nella propria mente, risulta molto difficile mettere ordine nella propria vita.
E’ per questo che molti rapporti al giorno d’oggi non funzionano: perché certe persone (me compresa) non riescono a rendersi conto di aver bisogno di un equilibrio individuale, e insistono, e sbagliano, nel volerlo trovare negli altri. Succede lo stesso in tutti gli altri ambiti della vita: non avere un equilibrio mentale ti porta ad altri squilibri e, con il tempo, a un’insoddisfazione cronica.
Del resto, è così anche nello sport: è la mente che muove il tutto. Cito uno sport (non a caso), il più individualista di tutti, quello che più di ogni altro necessita un enorme equilibrio mentale, oltre che fisico: il tennis. Uno sport nel quale la propria solitudine è un’arma a doppio taglio: può rappresentare la vittoria come la sconfitta. Se riesci a reggere le tue responabilità di giocatore (umano, e quindi non infallibile) allora puoi vincere: se, invece, non riesci a trovare la tua forza e volontà interiore, allora sei destinato a perdere.

Martina Vaggi

Un pensiero riguardo “Equilibrio instabile

  1. Buonasera. L’articolo in questione è molto bello. Profondo. Personale. Non è facile da commentare sai? Del resto non tutto si può commentare. L’interiorità di una persona è molto probabilmente tra le cose a cui non è facile attribuire un commento. Avverto un senso di difficoltà …Ma siamo qui e ci proviamo. Allora Martina … che succede? Va tutto bene? Cos’è che ti impedisce di trovare un equilibrio per avere la giusta serenità? Cos’è che si ostina a frapporsi tra te e la felicità? Cosa ti fa pensare di non potercela fare a raggiungere i tuoi traguardi? Cosa ti manca per arrivare al giusto equilibrio di cui necessiti? Mi sembra di aver capito che hai delle amicizie vere e solide. Ti pare poco? Nessuno fra i tuoi amici o amiche è riuscito ad allungare la mano verso di te e ad aiutarti, non dico a venir fuori da questa sorta di vortice, (anche perchè tu stessa ammetti che il cambiamento e la scoperta di se stessi devono essere il frutto di un lavoro individuale), ma perlomeno a riflettere sulla grandezza dei tesori inestimabili che hai? Senz’altro chi ha modo di stare vicino a te avrà avuto modo di provare a farti pensare a questo: tu stessa avrai riflettuto molte volte su quanto è bello e prezioso ciò che ti circonda: sembra infatti che tu abbia una bella famiglia, degli ottimi amici su cui contare, fai uno sport che ti piace e poi hai raggiunto un traguardo importante laureandoti e dando conferma a te stessa del tuo valore, oltretutto ti distingui nel modo di scrivere per la tua intelligenza e capacità di pensare. Quante persone possono dire di avere tutto questo? Guarda Martina che non sono poi così tante! Quindi quale tassello manca al puzzle? Se ho compreso bene ciò che hai scritto, forse inizialmente cercavi di basare la tua serenità sui rapporti personali e sentimentali, facendo dipendere da questi il concetto di felicità. Magari con il tempo hai cambiato idea ed hai pensato invece che non sono gli altri a donarci la felicità, ma che ce la dobbiamo costruire noi con le nostre mani. E’ vero ed è falso. C’è chi è felice raggiungendo i propri traguardi (e potrei indicare me stesso come esempio) e c’è chi è felice solo se vanno bene i rapporti con determinate persone, preferibilmente con la persona del cuore (e potrei indicare me fino a un po’ di tempo fa). Certo l’amore dà un significato diverso a tutto e rende le cose completamente diverse, ma ciò che siamo noi non deve in alcun modo cambiare, o perlomeno non dovrebbe, neppure per effetto dell’amore. Dobbiamo infatti tenere sempre a mente che l’amore, per grande che sia, può pur sempre finire da un momento all’altro, mentre ciò che noi ogni giorno costruiamo per noi stessi con lo studio ed il lavoro, difficilmente sparisce con la stessa facilità. Mi chiedo quindi se per caso tu, pur avendo avuto molto dalla vita, non riesca ad essere felice per mancanza dell’unica cosa che ti manca per sentirti davvero serena e completa, quel qualcosa che a volte velatamente ed altre volte palesemente compare nei tuoi scritti: l’amore. E’ questo cheti rende malinconica? Perchè diciamoci la verità, Martina: tu sei molto più brava di me a scrivere e ti ribadisco che non è facile commentare un articolo profondo e complesso come questo, ma io so riconoscere e distinguere il desiderio di comunicare con gli altri da uno sfogo personale …e quest’articolo ha tutta l’aria di essere una lettera a te stessa: come se fosse stata scritta dalla tua mente al tuo cuore e viceversa. Palese o velato che sia, il tema dell’amore fa sempre la sua parte nei tuoi articoli. E’ normale sentirne il bisogno. Ma non devi diventare triste quando ti metti a scrivere….. Hai una grande mente e l’amore lo troverai senz’altro… nell’attesa devi solo riuscire a rendere il tuo cuore più forte di questo bisogno! Un abbracio e …al prossimo commento!

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