Riflessioni

Venticinque anni: tra matrimoni e altre realtà

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Siamo circondate da matrimoni e bambini“: iniziò così una non comune serata per alcune comuni venticinquenni. Io e alcune mie amiche eravamo andate ad una festa di un’altra nostra cara amica per festeggiarne il compleanno e ben presto ci siamo trovate a fare i conti con una realtà che io trovavo difficile da accettare, almeno prima di aver buttato giù qualche bicchiere di vino.
Una realtà, composta da mie amiche/conoscenti coetanee, che prende il nome di “Siamo già conviventi e/o già spostae e/o già con figli e ne siamo molto felici”.
In un baleno mi sono trovata accanto a persone così vicine a me anagraficamente ma così più adulte in fatto di scelte, che mi resi subito conto che la festa si era trasformata in un’anteprima della vita che non ero ancora pronta a prendere in considerazione.
Esaminavo questo mondo, così sconosciuto e lontano da me, e provavo sconcerto e allo stesso tempo un senso di strana felicità nel vedere quanto persone così giovani fossero contente e felici di aver scelto di farsi carico di responsabilità che per me apparivano (e appaiono, tutt’oggi) ancora troppo grandi da digerire.
Non so esattamente quando sia successo che i venticinquenni abbiano sentito già il bisogno di intraprendere questa vita: probabilmente tutto questo è accaduto mentre ero troppo presa tra esami all’università da una parte, e serate con le amiche in discoteca dall’altra. O forse, semplicemente, questa era una realtà già ben radicata prima e io ancora non ci avevo fatto caso?
Non saprei, ma fatto sta che, nel momento in cui mi resi conto dell’esistenza di questo mondo, iniziai a vedere situazioni di questo tipo ovunque. A riconferma di tutto questo, aggiungo le frequenti conversazioni che mi sono trovata ad affrontare con amici e conoscenti, conversazioni che di solito iniziavano con una frase ad effetto del tipo: “E’ incredibile ma si stanno sposando proprio tutti“, e finivano con una’altra, ancora più sconcertante: “E proprio le persone più insospettabili, poi!
Insomma: non fai in tempo a convincerti che puoi considerarsi “salva” da questo mondo, (almeno fino ai 30 anni di età), che ti ritrovi a ruzzolare nella tana del Bianconiglio sotto forma di una spaesata Alice nel paese degli “E vissero per sempre felici e contenti”.
Ma, nonostante sia una scelta che io trovo troppo prematura per la mia età, è innegabile affermare quanto necessiti sicuramente di una grossa dose di maturità e di coraggio. Un coraggio e una maturità che non credo di poter prendere in considerazione… almeno fin dopo i 30 anni di età. Ma, arrivati a questo punto, chi può dirlo con certezza?

Martina Vaggi

2 pensieri riguardo “Venticinque anni: tra matrimoni e altre realtà

  1. Ho dovuto rifuggire da un sacco di situazioni simili … Tutti si sposavano e soprattutto tutti facevano figli… Io invece pensavo all’università, a trovare un lavoro e perché no? Anche a divertirmi! I figli li ho avuti tardi, la maggior parte delle mie coetanee adesso hanno figli grandi mentre le mie sono piccole.
    Bilancio: ho fatto bene, mi sento molto più giovane adesso, non ho tutti i rimpianti che sento dalle altre.
    Se tornassi indietro lo rifarei
    (Te lo dico perché a me avrebbe rassicurato sentirmi dire così).

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