Riflessioni

La ricerca del “diverso”: l’evoluzione dell’uomo contemporaneo da re a pedone

Justin-Long-e-Ginnifer-Goodwin-in-una-scena-del-film

“Forse io disseziono ogni piccola cosa e a volte mi espongo troppo,
ma almeno ho dei sentimenti!
Tu credi di essere forte perché le donne per te sono intercambiabili;
tu sicuramente non soffrirai, non ti renderai ridicolo, ma così non t’innamorerai mai!
Tu non sei forte, tu sei
solo, Alex! Io farò una serie infinita di cazzate,
ma so di essere più vicina all’amore di quanto non lo sia tu, e preferisco essere così che essere come te!

Dal film “La verità è che non gli piaci abbastanza”

Le molteplici volte che mi sono rivolta a persone più grandi di me per avere dei consigli step by step su “Come accalappiare un uomo, saperselo tenere, e vivere per sempre felice e contenta”, ho ricevuto perlopiù consigli che andavano da una scala di “Non fare l’interessata, perché sai, in amore vince chi fugge” a “Fagli credere che ha ragione e tieni la bocca chiusa, così alla fine lo porterai a fare quello che vuoi tu“.
Per molto tempo questi consigli non li ho né capiti né presi alla lettera, preferendo un ingenuo comportamento più spontaneo a considerazioni di persone più esperte che forse dei rapporti ci avevano capito qualcosa in più di me.
Perché il problema di questi, e altri consigli, tutti tra loro molto simili, è che alla fine si sono purtroppo rivelati in gran parte veritieri,
come ho potuto vedere in questi brevi anni, in cui mi sono ritrovata ad assistere, tramite esperienze dirette o indirette, ad un capovolgimento di atteggiamenti e ruoli: uomini che si atteggiano a prime donne e donne che, di conseguenza, fanno ciò che l’uomo ha sempre fatto fin dall’antichità. Ci provano. O perlomeno si espongono, con le loro mille paure, superate tutte da enormi aspettative e speranze. Donne che, nonostante la situazione appaia disperata, non hanno paura ad osare, pur sapendo di andare incontro a molteplici risposte, tra cui: “E’ un periodo difficile, ho molti problemi a lavoro“, oppure “Non sei tu il problema, sono io“, e ancora “I rapporti sono complicati, preferisco restarne fuori“. Ma la mia preferita, in assoluto, rimane: “Faccio volentieri del sesso con te, però per me rimani solo un’amica.”
Ho davvero perso il conto di tutte le volte che m’è cascata la mascella dallo sgomento a sentire queste risposte. Eppure a volte non è buffo osservare come, gli stessi uomini che con te cadevano in paranoie e crisi profonde, con la donna successiva si riducevano a dei tappetini che puntualmente venivano stesi fuori dalla porta a prender polvere? Non è buffo per niente, però il lieto fine a queste vicende c’è sempre: il classico e comune “Tutto torna”, che alcuni preferiscono chiamare “Karma”.
Ma, in fondo, credo che noi donne sappiamo che tutte queste paranoie altro non sono che scuse arricchite con belle parole: semplicemente abbiamo deciso di chiudere gli occhi e di dar loro un nome diverso. Da qui, siamo state molto fantasiose nell’usare termini come “Paranoie“, “Ambiguità“, “Comportamenti schizofrenici da maschio in crisi d’identità” e così via.
Ma dopo un numero ben consistente di rapporti finiti in questo modo, è
un classico per noi donne ritrovarsi a chiedersi, con orrore: “Non è che forse sono io ad essere sbagliata?

Ecco, quello che io penso riguardo a questa frase lo espongo proprio qui.
Forse era sbagliato il tipo di uomo con cui ci siamo sempre rapportate, o forse siamo sbagliate noi: forse c’è solo capitato in sorte di vivere negli anni del nuovo millennio, dove la “generazione smartphone” si è ormai radicata, e i “Mi piace” su Facebook hanno sostituito gli apprezzamenti della vita reale, quelli detti guardandosi negli occhi, ma soprattutto, quelli che lasciano spazio a una qualche forma di sentimento.
O forse, a volte siamo davvero e solo noi il problema: noi alla perenne ricerca del ragazzo “diverso”, di quello che mai pretenderebbe finzione da noi ma solo realtà. La realtà di essere se stessi fino in fondo, la realtà di essere apprezzate esattamente per quello che siamo, senza dover indossare tante maschere o mettere in partica tattiche inutili.

Ma continuando ad incontrare ragazzi tutti uguali tra loro, mossi da simili meccanismi, personalmente solo ora sto iniziando a prevedere con uno scarto di tempo piuttosto breve quanto piena di buche può dimostrarsi la strada che intendo percorrere ogni volta che ho la malsana idea di considerare un ragazzo “interessante”: ormai sono diventata piuttosto brava nell’incontrare il ragazzo perfettamente identico a quello precedente, tanto da arrivare a pensare che davvero siano tutti uguali.
E a forza di accumulare esperienze fallimentari (dirette o indirette)
ho iniziato a vedere quei bei ragazzi, con cui ogni tanto è lecito pensare che una donna si possa divertire, non come dei gloriosi re, ma come dei semplici pedoni, tutti così uguali e tutti così sacrificabili nel fare la prima ed ennesima mossa (sbagliata) nella scacchiera dell’esperienza.

“O forse il lieto fine è questo: sapere che nonostante le telefonate non ricevute
e il cuore infranto, nonostante tutte le figuracce e i segnali male interpretati,
nonostante i pianti e gli imbarazzi, non hai mai e poi mai perso la speranza.”

Martina Vaggi

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