Riflessioni

Seppelliamo gli amori falliti con la nostra indifferenza

indifferenza-

Viviamo in un mondo pieno di incertezze.
Un mondo dove i contratti di lavoro non durano più di qualche mese e le relazioni amorose ancora meno.
Viviamo nella continua incertezza del futuro, di cosa faremo, di come potremmo permetterci una casa, una vita e, infine, una relazione che non termini con il solito, banale e deludente epilogo.
E abituandoci a vivere in un mondo simile, come possiamo stupirci di non credere più in nulla?
Passiamo da uno stato di felicità per aver trovato un lavoro all’ansia di dover mettersi in moto a cercarne un altro due mesi prima che il contratto scada. Percorriamo strade imbattendoci in uomini di svariate personalità, caratteristiche fisiche e modi strambi di vestire, sperando di trovare quello che più si addice a noi. E rimaniamo, ogni volta, inevitabilmente deluse.
Ci siamo talmente abituate a storie, conoscenze o relazioni con lo stesso, banale, deludente, epilogo, che partiamo già con il presupposto che ogni conoscenza sarà uguale, che ogni uomo si dimostrerà tale e quale all’altro e che noi faremo sempre un errore, quell’errore, che ci riporterà al punto di partenza.
Eppure continuiamo a provarci. Continuiamo ad imbatterci in sguardi a cui diamo un significato, dimenticandoci, a volte, che gli uomini comunemente non danno un signficato neanche al sesso. Figuriamoci a due occhi che si incontrano e li rimangono. A guardarsi, a scrutarsi, a scoprirsi.
Spesso ci accorgiamo di come abbiamo dimenticato che sapore abbiano le piccole cose.
Abbiamo dimenticato. E non diamo più un peso.
Ad uno sguardo che sa essere più intimo di una notte di sesso.
Ad un sorriso sa essere più travolgente di due braccia sconosciute che ti accolgono, prendono e poi non sanno dare.
Ma a queste cose oramai non fa più caso nessuno.
Facciamo più che altro caso a quante parole non vengono dette e a quante, invece, ne vengano sprecate.
Abituate come siamo a notti insonni passate a pensare con la mente un “Noi” che non c’è mai stato, a rincorrere sguardi troppo impegnati a cercarne altri: a uomini che vogliono, prendono e poi non danno e ad altri, invece, che si rifiutano di chiedere ma che, semplicemente, ci lasciano con il dubbio.
Abituate come siamo, risulta poi difficile poter credere che esista qualcosa di diverso dai soliti clichè che sperimentiamo nella quotidianità.
Che esista un uomo che voglia solo te, per esempio. Un uomo che getti l’amo per pescare solo il pesce che a lui interessa e non quello meno impegnativo da tirare fuori dall’acqua.
E con il tempo ci abituiamo a credere più che altro in noi stesse e ad accogliere con maggiore indifferenza tutti quei “Sei tu che hai visto male”, “Non voglio nulla di serio da te” e poi, il mio preferito: “Devo pensare solo a me stesso in questo momento”.
E con il tempo non solo ci abituiamo ad infilarci i guantoni e a salire sul ring, rispondendo ai colpi che riceviamo con veemenza sempre maggiore, ma iniziamo anche a trattare ogni uomo allo stesso modo, come se fosse uguale a quello precedente e a quello che seguirà. Nutrendoci di un’indifferenza acuta, capace di stendere al tappeto l’avversario.
Ma l’indifferenza non uccide solo chi la riceve ma anche chi la prova.
Così ti fa morire dentro.
Ogni giorno sempre di più.

Martina Vaggi

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