Riflessioni

Persone (diversamente) umane: la sensibilità che diventa ‘diversità’

amore-relazioni

Tutto questo tempo a chiedermi
Cos’è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono”

Ci sono quei generi musicali che, pur non rispecchiando i tuoi canoni ti piace sempre ascoltare. Così come ci sono persone che, pur non essendo simili a te, ti lasciano sempre qualcosa di nuovo ogni volta che attraversano la tua vita.
Così è Elisa. Elisa è un fiore che non appassisce mai, è quella canzone cantata nel momento in cui avevi voglia di sentire quella melodia e nemmeno lo sapevi. Elisa è tutte quelle parole che non sai scrivere ma che fanno già parte di te.
Spesso mi sono ritrovata a scrivere su questo blog, il mio blog, di come tutte le persone, in fondo, siano uguali, pur essendo poi diverse tra loro e special
i. Ma c’è sempre qualcosa che ogni giorno si abbatte con forza su questa mia idea, facendola a pezzi e questa cosa si chiama “realtà”. La realtà, o meglio, la nostra realtà, quella in cui viviamo noi oggi, che sembra sempre pronta a dimostrarci come ognuno di noi sia così facilmente sostituibile: un dipendente, se licenziato, è sostituibile con un altro, magari migliore o peggiore del precedente (e a buon ragione, altrimenti nessuna azienda riuscirebbe ad andare avanti); un fidanzato o una fidanzata oggi giorno vengono sostituiti da gran parte delle persone con una facilità e una superficialità impressionante, come se fossimo nient’altro che macchine da collaudare prima di capire qual è quella che ha minori chilometri sul groppone, che consente un minor consumo di benzina e maggiori possibilità di durare a lungo.
Da quando ho iniziato a lavorare a contatto con il pubblico, ho notato l’impressionante facilità con la quale
le persone, molte volte, trattano allo stesso modo altre persone: con sdegno, arroganza e maleducazione a livelli spropositati. Come se seguissero un copione già prestabilito.
Come se sdegno, arroganza e maleducazione
fossero le sole cose in grado di dare.
Come se un essere umano, chiunque sia, qualunque lavoro faccia, non meriti di più.
Sembra quasi che le persone non aspettino altro che riversare su altre persone le proprie frustrazioni, il proprio odio (verso se stessi) e la propria rabbia. Come se nessuno di loro fosse più in grado di darsi delle colpe e fosse solo capace di riversarle sugli altri.
E in tutto questo io mi sono ritrovata sempre a
pormi due domande: da quando dare addosso ad un’altra persona è diventato una spinta a sentirci meglio con noi stessi?
E la seconda domanda è questa: e tutte quelle persone che non s
eguono questa scia ma cercano di essere migliori ogni giorno come fanno a trovare il proprio equilibrio in questa realtà, vivendo nella loro diversità?


Questo è sempre stato un modo
per fermare il tempo e la velocità
I passi svelti della gente
la disattenzione
le parole dette senza umiltà
Senza cuore, così
solo per far rumore

Per la prima domanda non ho mai avuto una risposta, ma più vado avanti più mi rendo conto di poter fare qualcosa per rispondere alla seconda domanda, quella che mi riguardava di più. Così sono arrivata alla conclusione che esistono persone veramente diverse in questa società. Le persone diversamente umane che non usano l’egoismo come scusa facile per rovinare rapporti sentimentali o di amicizia; persone che non calpestano gli altri pur di sentirsi migliori. Persone che ancora sanno dire “Grazie” o “Mi dispiace”. Quelle persone che ti abbracciano non perché vogliono qualcosa ma perché sentono di doverti dare qualcosa. Qualcosa di cui tu hai bisogno e lo percepiscono, lo vedono, perché sanno guardare oltre i propri interessi.
Sono quelle persone che quando ricevono una parola detta senza un minimo di umana sensibilità si sentono morire dentro e non dimenticano. Quelle persone usano le crepe del loro cuore per tenerlo ancora più unito e trovano un varco nella loro sensibilità per poter essere, un domani, un po’ più crudi, un po’ più egoisti, un po’ più fedeli a se stessi. Non perché essere egoisti sia giusto, ma perché se oggi vieni calpestata non dovrai permettere che ricapiti domani. E se oggi hai vissuto la vita di un altro e hai fatto ciò che gli altri volevano fare e mai quello che volevi tu, un domani dovrai essere pronta a seguire solo la strada che tu hai costruito.
Un giorno una mia amica, come una sorella per me, mi ha detto che sono troppo autocritica e che devo smetterla di darmi le colpe per tutto ciò che mi succede, perché è questo che mi fa stare male.
Sto seguendo il tuo consiglio, Lucrezia.

E se c’è un segreto è
fare tutto come se
vedessi solo il sole
e non
qualcosa che non c’è.
Elisa – Qualcosa che non c’è

Martina Vaggi

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