Riflessioni

‘Non c’è stato nulla’: la negazione condiscendente dei rapporti sentimentali

amiciletto

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlare con una mia amica di un suo recente rapporto di conoscenza con un ragazzo non andato a buon fine. E per non andato a buon fine non intendo un rapporto che si è concluso con una litigata furibonda e piatti che volavano da una parte all’altra della stanza, ma semplicemente con una conoscenza reciproca che sembrava proseguire e che invece si è inabissata in un limbo in cui non ne voleva sapere di proseguire ma neanche di tornare al suo iniziale stato di inattività.
Così la mia amica mi raccontava gli ultimi avvenimenti e mi diceva: “Io voglio delle spiegazioni, Marty. Perché non si può sempre far finta che non sia successo niente”.
Tra le varie cose che mi ha detto, non so perché ma questa frase mi ha fatto riflettere.
Non è inusuale, infatti, sentire racconti (non molto metropolitani, in effetti, quanto piuttosto realistici) in cui un uomo prima parte in quarta e poi sparisce quando le cose si fanno troppo “difficili” da affrontare. Oppure, nei casi peggiori, racconti in cui un uomo prima parte in quarta per ottenere solo quello che vuole e poi (“Puff”) sparisce.
Che poi, dove vanno a finire gli uomini che spariscono?
Su un fiordo in Groenlandia a pensare a che pesci prendere?
Non so, me lo sono sempre chiesta. E in fondo a me piace immaginarmeli così.
Ma sto divagando. Il vero motivo per cui scrivo ora questo articolo è perché la frase della mia amica “Non si può sempre far finta che sia successo niente” mi ha acceso una lampadina nel cervello che da allora non sono più riuscita a spegnere.
Perché, esattamente, si deve far finta che non sia successo mai nulla?
Perché è una cosa che gli uomini tendono sempre a fare e quando (come, dove e perché) noi donne abbiamo sempre permesso che lo facessero?
E ultima domanda, la più importante: che cosa, all’interno di un rapporto di conoscenza può essere considerato niente?
E’ diventato niente sentire una persona per telefono?
E’ diventato niente baciare un’altra persona?
E’ niente avere rapporti intimi?
Perché, per quanto mi riguarda, tutte queste cose non sono niente ma sono già qualcosa. Qualcosa che, per esempio, avviene tra tra te e una persona, non tra te e tutto il resto del mondo. Ma immagino che questo ragionamento valga solo per quelle poche persone rimaste che ancora credono nella monogamia come valore che regola tutti i rapporti. O, perlomeno, nel ragionamento secondo il quale prima di passare ad una conoscenza successiva ci si debba concentrare perlomeno anche un minimo sulla conoscenza già in atto.
Ma se per un istante facciamo finta che il breve elenco da me fatto in precedenza sia considerato niente, che cos’è che quel niente diventa qualcosa?
Un mio amico un giorno mi disse che un rapporto per significare qualcosa dev’essere ufficiale.
Allora se seguiamo questo ragionamento, due persone che vanno in giro mano nel mano hanno quel qualcosa, giusto?
Ma se queste persone che vanno in giro mano nella mano (e quindi dimostrando al mondo che stanno assieme) nel frattempo si sentono o si frequentano di nascosto anche con altri hanno davvero qualcosa?

Se una persona si mette una fede al dito e poi tromba con la segretaria, il suo rapporto vale davvero qualcosa? O sono solo escamotage per mostrare qualcosa al mondo e, in segreto, continuare a coltivare quel niente?
Mi spiego meglio. In una società come la nostra, dove noi oggi ogni giorno cresciamo e ci confrontiamo con valori che sembrano essere ormai estinti, siamo, forse, sempre più portati ad attribuire poco valore ad ogni persona che incontriamo o ad ogni cosa che facciamo con questa persona, fino a quando il nostro rapporto non diventa veramente ufficiale. A volte non lo facciamo perché veramente crediamo in questo modus operandi, ma lo facciamo anche solo perché abbiamo paura di dimostrare quanto ci siamo rimasti male dalla fine di quella frequentazione. E quindi la bolliamo con un “Ma non c’è stato niente, in fondo, dai.”
Ma in questo tram tram di persone che ragionano tutte allo stesso modo c’è ancora chi crede che quel niente sia effettivamente qualcosa.
C’è ancora chi attribuisce un’importanza (di piccola, media o grande intensità) ad un contatto fisico con un’altra persona. Ad una notte, o forse due, o anche dieci. Cosa importa?
Stiamo sempre parlando di due persone che si conoscono. Di due persone che fanno qualcosa con qualcuno e non con altri. Di persone che si scelgono per condividere qualcosa.
Screditare quel qualcosa, trasformandolo in niente, non è altro che screditare le persone trasformandole in bambole preconfezionate, tutte uguali tra loro, con cui giocare un po’ prima di crescere e di buttarle via.
Siamo davvero diventati tutti i Ken e le Barbie di qualcuno?
Questo pensavo ed altro ancora più passavo il mio pomeriggio a parlare con questa mia amica: perché in quel momento, mentre cercavo di convincerla che non tutti i rapporti meritano spiegazioni, che a volte è meglio non chiedere per paura della risposta che potremmo ricevere, mi veniva spontaneo chiedermi se davvero ero convinta di ciò che le stavo suggerendo.
E’ che in fondo è anche vero che noi donne siamo anche fatte così: abbiamo sempre bisogno di spiegazioni, di chiudere una porta su una stanza disordinata e prenderci il tempo di riordinarla per la persona che verrà dopo.

E le spiegazioni, i chiarimenti, servono proprio a dare quell’ordine di cui abbiamo bisogno. A mettere un punto ad una situazione ambigua o non chiara che ti lascia nell’incertezza.
E che cosa c’è di sbagliato in tutto questo?
Perché abbiamo tutti paura di bollare un rapporto umano come niente quando sappiamo benissimo che è già qualcosa?

Martina Vaggi

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