Riflessioni

Quella sincera voglia di dare

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Il problema dell’avere a che fare con le persone forti è che nessuno si aspetta mai di vederle cadere. Nessuno sospetta mai che possano avere un tracollo.
E quando questo si manifesta, la gente è solita dire cose come: “Non me lo sarei mai aspettato da lei”.
Quando, in realtà, la debolezza è la caratteristica più comune e naturale dell’essere umano. E’ che ci si dimentica spesso di essere delle persone umane. Ci si dimentica di come non conti solo il nostro nome, i nostri difetti, le nostre esigenze, quanto anche quelle degli altri. Ci si dimentica di quanto ogni persona abbia in comune i più basilari e naturali sentimenti di felicità, sofferenza… solitudine.
Così una persona forte viene sempre un po’ data per scontata. Ed è un po’ anche per questo che, forse, impara a risolversi i propri problemi per conto suo. Impara a non chiedere una mano e, quando ha bisogno di aiuto, a cercarla alla base del suo braccio. Impara a creare le proprie regole e a vivere seguendo quelle.
Impara anche a chiudersi in se stessa. E questa è la parte peggiore.
Un atteggiamento controproducente, perché da molte persone viene visto come un sintomo di menefreghismo verso gli altri. E’ ci sono momenti – che quando arrivano, sembrano durare una vita – in cui senti che non hai più molto da dare, anche se non è così.
Senti che non riesci a dire, a raccontare, tutto ciò che sta succedendo, tutto il caos, la confusione che invade la tua mente e non la lascia in pace. In quei momenti hai bisogno di pensare solo a risolvere quei problemi e, semplicemente, non hai spazio per altro.
E’ in quei momenti che vorresti dire: “Non riesco a risolvere i miei casini, come posso farlo con i tuoi?
Ma non lo fai. Sorridi e vai avanti. Sorvoli e vai avanti. Ti metti addosso una maschera, sì, quella che tutti vogliono vedere, e non te la togli fino a quando non sei a casa.
La verità è che non tutti possono capire le tue situazioni se prima non ci passano loro. Come puoi spiegare un attacco di panico a chi non l’ha mai vissuto? Come puoi spiegare la paura, che ormai è diventata la costante della tua vita, di non essere mai abbastanza forte per quello che verrà. Come fai a spiegare che tutto questo è già abbastanza per te e non ne vuoi di più, davvero. Vorresti solo avere la mente sgombra e fantasticare su quanto di bello deve ancora venire.
Come puoi spiegare tutto questo?
E se lo dovessi spiegare, che cosa pretenderesti in cambio?
Non puoi pretendere, non puoi aspettarti nulla.
Una prima cosa che ho imparato in quest’ultimo anno è questa: ognuno di noi è solo. Anche se non lo è realmente, anche se è circondato da molte persone, è solo e lo è per davvero quando si tratta di vivere la propria vita, camminare con le sue gambe, tracciare la propria strada, convivere con se stessi e con le proprie scelte (e questa è la parte più difficile). Guardarsi allo specchio ogni giorno e vedere come la vita sia in grado di cambiarti, scoprire nuove ferite e nasconderle, perché quelle le devi vedere solo tu. Riuscire a trovare ogni lato nascosto di te e pensare: riuscirò mai a convivere con tutti i difetti che ho? E di tutti i pregi e le qualità che vedo che cosa ne farò?
La seconda cosa che ho imparato in questo periodo poi è che non tutti riescono a vederti davvero.
E questo, sia chiaro, non è una loro colpa. Specialmente se tu sei una di quelle persone che tendono a non mostrare mai debolezze.
Molti semplicemente si fermano a quello che mostri e a loro va bene così. Tutte le volte che stai in silenzio tu, vedono l’occasione per parlare sempre e solo dei loro problemi. Qualche volta ti buttano lì un “Tutto bene?” di circostanza, di noncuranza, come se questo ti potesse mai veramente bastare.
Non sono per le vie di mezzo, anche se ci provo. Il fatto è che ad un “Tutto bene?”, buttato lì tanto per fare gossip, preferisco quasi uno schiaffo. Preferisco essere messa all’angolo e sentirmi dire “Cosa ti sta succedendo?”. Perché quello esprime qualcosa. Questo è ciò che dici quando vuoi bene a qualcuno e vedi qualcosa che non va in lui. Ma non è detto che tutti lo vedano. Non è neanche detto che tutti vogliano veramente vederlo.
E’ che, semplicemente, a volte ci fa comodo fingere di non vedere. Ci dà la scusa giusta per poter pensare alla nostra vita senza sentirci in dovere verso qualcuno.
Poi ci sono anche persone che invece ti vedono realmente. Persone che ci provano nonostante i loro problemi, nonostante i se, i mai, e tutti gli why e because. Persone che, forse, in tutti questi anni, hanno imparato a conoscerti meglio di quanto tu conosci te stessa.
Persone che ti guardano da lontano, ti scrutano, come se cercassero di scavarti dentro e di capire il perché. Semplicemente il perché.
Se alle prime non do colpe (ho smesso di portare rancore da quando ho capito che faceva del male solo a me) nelle seconde vedo qualcosa che per me è fondamentale. Vedo la consapevolezza di non essere mai davvero sola. Vedo quello sguardo e mi ci aggrappo e torno di nuovo a credere in questa sincera voglia di dare che vedo in te e che, ogni giorno, cerco di non perdere in me.

Martina Vaggi

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