Crescita personale

Nessuno per il mondo

Noi non siamo nessuno per il mondo.
Tutti noi siamo unici ma interscambiabili.

Non siamo nessuno per un’azienda.
Se non accetti un lavoro tu, lo accetterà qualcun altro: ci sarà sempre qualcuno più bravo di te a sostituirti.

Non siamo nessuno per gli altri: le persone tradiscono, cambiano idea, abbandonano. Ogni cosa è possibile.
Ogni forma di cambiamento può accadere, anche se sei una buona persona, un buon dipendente, una brava e fedele fidanzata, una buona amica.

Noi non siamo nessuno per il mondo.

Un concetto difficile da accettare, perché tutti crediamo di valere qualcosa, di essere speciali, di meritare un posto nel mondo degli altri: in qualche modo, la riteniamo una cosa dovuta.
Da questo pensiero veniamo, ovviamente, delusi ogni volta, forse perché molti di noi tendono a nutrire a dismisura il proprio ego.
Ma quando accettiamo questa realtà, quando la comprendiamo fino in fondo, le cose iniziano a cambiare dentro di noi e al di fuori.
A quel punto iniziamo a capire che se non conti nulla per gli altri devi essere il primo a contare su te stesso.
A quel punto si innesca un meccanismo che mette in moto l’intera macchina della tua vita: più lavori su te stesso, più riesci ad evolverti, maggior possibilità hai di capire cosa vuoi e dove vuoi andare.
Inizi a scrivere la tua strada. La imbocchi, lavori più di prima e capisci che ogni risultato che ne deriva non è merito degli altri o della fortuna, ma è merito solo tuo.
Allora non cerchi più di nutrire il tuo ego, ma il tuo spirito.
E più passi fai, più ti rendi conto che l’essenza di tutto questo non è essere qualcuno per una marea di estranei che cambiano idea ogni giorno.
Non ti interessa più essere qualcuno per gli altri, o per il mondo, quando hai imparato ad essere qualcuno per te stesso.

Martina Vaggi

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Crescita personale

Siamo nessuno per il mondo: il vero valore risiede dentro di noi

Siamo nessuno per il mondo: approccio ad una realtà univoca

Vi siete mai sentiti nessuno per il mondo?
Intendo dire… quella sensazione che vi fa sentire soli, tremendamente soli, persi in un mondo che sembra non concepire realmente la vostra esistenza?

Io ho perso il conto di quante volte mi sono sentita così.
Di essere nessuno.
Considerata nessuno.
Di valere come un nessuno.

E voi?
Vi è mai successo?

Vi è mai capitato di sentirvi come se proprio nessuno per il mondo che vi circonda?

Vi è mai capitato di non essere considerati sul lavoro o in un’amicizia o in una relazione?

Se non vi è mai successo di sentirvi così, siete fortunati.
Questo è quello che avrei detto io un anno fa.

Ora la penso diversamente.

nessuno per il mondo

Se vi sentite inesistenti per il mondo forse è perché vi sentite nessuno per voi stessi

Tutto parte da dentro di noi.
Il fuori è una rappresentazione di quello che noi pensiamo e proviamo dentro di noi.

Questo significa che se noi abbiamo pensieri negativi la realtà non potrà di certo essere positiva e viceversa.
Questa è la ragione per la quale ci sentiamo sempre dire: “Pensa positivo!

Oppure:

“Il mondo è uno specchio,
ti sorride se lo guardi sorridendo”

E così via.

nessuno per il mondo

Se non vi fidate, fate pure una prova: provate a vivere come se aveste il peso del mondo sulle spalle, rimuginate ogni giorno sul passato e su pensieri negativi che la vostra mente formula e che voi non siete in grado di bloccare: alimentate tutti i giorni pensieri negativi e provate poi a vedere cosa succede nella vostra vita.

Sono quasi sicura che anche la vostra vita sarà fuori esattamente come vi sentite voi dentro: un cupo baratro di sofferenza e insoddisfazione.

Detto questo, lo spiegone è servito per dire quanto segue: se voi vi sentite nessuno per il mondo, probabilmente è perché vi sentite nessuno per voi stessi.

Se vi sentite sempre gli ultimi o inesistenti in qualunque circostanza, probabilmente questo deriva da frustrazioni che avete voi verso voi stessi.
O, probabilmente, non vi state impegnando molto nel raggiungere obbiettivi per voi fattibili.

Questo, almeno, è quello che ho capito vivendo la situazione sulla mia pelle.

Perché abbiamo questo costante bisogno di essere qualcuno?

Se ci pensate bene, la cosa non ha alcun senso.

Se sei sicuro del tuo valore, perché hai un bisogno così esagerato di avere conferme?

Credo che tutti (o quasi tutti) abbiamo vissuto una situazione simile, almeno una volta.

Ma questo perché?

nessuno per il mondo

Abbiamo avuto delle mancanze nell’infanzia?
Probabile, ma qui ci addentriamo nella psicologia: io non sono psicologa, per cui non vado oltre.

Probabilmente non riusciamo a trovare certezze dentro di noi.
Per questo motivo, le cerchiamo al di fuori.

Ancora una volta questo tema “spirituale” del dentro che torna.

Il fatto è che, alla fine della fiera, noi non saremo mai nessuno per il mondo, per quanto possiamo sforzarci di esserlo.

Questo perché:

  • Tutti noi siamo unici ma interscambiabili.
  • Non siamo nessuno per un’azienda (se non accetti un lavoro tu, lo accetterà qualcun altro: se non ci sei tu c’è qualcun altro in grado di sostituirti).
  • Ci sarà sempre qualcuno più bravo di te: è inevitabile.
  • Non siamo nessuno per gli altri: le persone tradiscono, cambiano idea, abbandonano.

Ogni cosa è possibile, anche se hai dato amore a dismisura.
Ogni forma di cambiamento può accadere, anche se sei una buona persona, un buon dipendente, una brava e fedele fidanzata, una buona amica.

Un concetto difficile da accettare.

Tutti crediamo di valere qualcosa, di essere speciali,
di meritare un posto nel mondo degli altri.
In qualche modo, la riteniamo una cosa dovuta.

Da questo pensiero veniamo, ovviamente, delusi ogni volta, forse perché molti di noi tendono a nutrire a dismisura il proprio ego.

nessuno per il mondo

Per questo spesso ci rimaniamo male quando qualcuno non ci ricambia, quando qualcuno non ci considera altrettanto validi o insostituibili, come noi vogliamo a tutti i costi sembrare.
Non ci rimaniamo male perché amiamo alla follia quella persona.

Ci rimaniamo così male perché nutriamo il nostro ego fino a farlo scoppiare.
Amiamo l’idea che abbiamo di noi, forse.
Ma non quelle persone.

Se veramente amiamo una persona la lasciamo libera di decidere e accettiamo la sua decisione, qualunque essa sia: anche se è terribilmente difficile da accettare perché ci esclude dalla sua vita.

Ognuno di noi può essere “scaricato” o scartato.
Brutto da dire e da sentirselo dire: ma è la verità.

Questo può succedere perché siamo tutti dei signor nessuno, con una particolarità, però: siamo unici.

Una bella contraddizione, eh?

Siamo unici nei nostri difetti, nelle nostre imperfezioni.
Siamo unici nel nostro essere completi anche se ci affanniamo tutta la vita alla ricerca di qualcosa (o qualcuno) di esterno che ci renda ancora più uniti.

Nessuno di noi è realmente qualcuno in questo mondo terreno.

Ma non è questo che conta.
Non è questo l’importante.

nessuno per il mondo

Sentirsi nessuno per il mondo: l’importante è essere qualcuno per se stessi

L’importante è imparare ad accettare se stessi, a riconoscere il proprio valore.

Quando impariamo a fare questo, quando ci rendiamo conto di avere un valore, arriviamo a comprendere una verità di fondo.
Allora le cose inizieranno a cambiare dentro di noi e al di fuori.

A quel punto iniziamo a capire che a prescindere dal fatto che non conti nulla per gli altri, tu devi essere il primo a contare su te stesso.

A quel punto ti metti in gioco.
E inizi a lavorare su te stesso.

Lì si innesca un meccanismo che mette in moto l’intera macchina della tua vita: più lavori su te stesso, più riesci ad evolverti, maggior possibilità hai di capire cosa vuoi, dove vuoi andare e dove risiede il tuo valore.

Inizi a scrivere la tua strada.
La imbocchi, lavori più di prima e capisci che ogni risultato che ne deriva non è merito degli altri o della fortuna, ma è merito solo tuo.

Allora non cerchi più di nutrire il tuo ego, ma il tuo spirito.
E più passi fai, più ti rendi conto che l’essenza di tutto questo non è essere qualcuno per una marea di estranei che cambiano idea ogni giorno.
Non ti interessa più essere qualcuno per gli altri, o per il mondo, quando hai imparato ad essere qualcuno per te stesso.

Martina Vaggi

Photo credit: Pixabay

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5 cose da non dire ad una persona malata di tumore

Quest’oggi dedico qualche minuto per affrontare un tema molto delicato che ormai è purtroppo molto frequente.

Di tumore se ne sente parlare quasi ogni giorno. E in questi casi non sempre è facile gestire una situazione simile, né per le persone vicine alla persona coinvolta, né per gli estranei.

Ci sono alcune cose da non dire ad una persona malata di tumore.
O comunque, ci sono cose che sarebbe meglio non dire.

La verità, però, è che molto spesso non si sa cosa dire o come comportarsi di fronte ad una persona che lotta tra chemio e dolori: ed è proprio da qui che nasce l’idea di provare a spiegare cosa sarebbe meglio dire (o non dire) se chiunque di voi si trovasse a fare i conti con una persona che sta affrontando questo tipo di situazione.

Cose da non dire ad una persona malata di tumore

5 cose da non dire ad una persona malata di tumore: la mia esperienza indiretta

Credo sia giusto specificare fin da subito che non scrivo su questo argomento senza averne conoscenza: o meglio, diciamo che la mia conoscenza a riguardo è stata da me vissuta in maniera indiretta.

Anni fa una mia amica si ammalò di tumore.
Aveva venticinque anni.
Fu uno shock per tutti, non tanto per la malattia in sé, quanto per il fatto che il tumore l’avesse colpita in un età così giovane.

Da amica, posso dire che quando una persona finisce con l’essere colpita da una situazione simile, indirettamente è come se ne venissi colpita anche tu.

Credo sia questo il significato di amicizia.
O meglio, il significato di famiglia.

Ho notato che una persona malata può sentirsi a disagio quando degli amici cercano di aiutarla o di starle accanto per tenerle compagnia e darle supporto morale durante le terapie.
Il disagio forse nasce dal fatto che una situazione simile ti procura rabbia e reazioni di questo tipo.
Parlo sempre per esperienza indiretta.

Ma è proprio questa esperienza indiretta che mi permette di dire questo:

in realtà, poter stare accanto ad un essere umano che sta vivendo una malattia, è un privilegio.

Si impara anche da situazioni simili. Soprattutto a livello umano.

In quelle situazioni ci si ritrova a vivere più intensamente ogni cosa.
Ogni momento sembra più prezioso.
E ci si ritrova con il vivere momenti che valgono una vita intera.

cose da non dire ad una persona malata di tumore

C’è stato un momento, ricordo, in cui il suo dottore le disse che gran parte dell’evolversi della situazione sarebbe dipeso dal modo in cui la mia amica avrebbe reagito.

A conferma del fatto che è vero quando dicono che:

nella vita solo una minima percentuale riguarda quello che ti accade: per il resto, la percentuale più ampia e più importante riguarda il modo in cui la tua mente reagisce.

A questo proposito, ricordo che il medico consigliò alla mia amica la lettura di un libro, per aiutarla e accompagnarla lungo questo percorso di malattia e di guarigione.
Ricordo ancora come si chiama quel libro perché lei non fu la sola a comprarlo.

Era un libro straordinario. Una raccolta di scritti del Dalai Lama.
Attraverso le sue parole, scorrendo quelle pagine, si aveva davvero l’impressione di fare un percorso spirituale di pace e consapevolezza dentro di sè.

Vi lascio qui il link di Amazon: in caso aveste bisogno anche voi di incamminarvi verso un percorso di serenità interiore.

Una volta terminato questo percorso, la mia amica mi ha suggerito l’idea di scrivere questo articolo, per spiegare cosa sia meglio dire o non dire ad una persona colpita da una malattia.

Questo articolo rappresenta il suo punto di vista, ma non esclude che di punti di vista ce ne potrebbero sicuramente essere altri, dettati da altre persone che si trovano nella stessa situazione.

cose da non dire ad una persona malata di tumore

5 cose da non dire a una persona malata di tumore: scopo dell’articolo

Visto la delicatezza del tema è anche bene precisare che questo non è assolutamente un articolo volto a rimproverare nessuno che abbia mai pronunciato le parole che trovate qui sotto.

Queste cinque tipologie di frasi, dette quasi sempre senza nessuna cattiva intenzione, a volte possono sortire un effetto non positivo sul morale della persona malata: l’intento qui è quindi quello di sdrammatizzare ma al tempo stesso dare qualche consiglio utile a chi dovesse trovarsi a fare i conti con la malattia di un parente o di un amico.

Buona lettura a tutti.

cose da non dire ad una persona malata di tumore

5 cose da non dire ad una persona malata di tumore:

1)Proprio a te doveva capitare questa disgrazia

Con questa frase la persona colpita da un tumore si potrebbe sentire vittima di un destino crudele che, chissà per quale colpa commessa nella vita presente o passata, ha deciso di infliggergli questa punizione.

A questa frase sarebbe preferibile dire: “Mi dispiace che ti sia capitata questa sofferenza”, o, meglio ancora, “Non sei solo”.

2)Come ti trovo bene

Altra frase che sarebbe meglio evitare. La persona malata di tumore cerca sempre di nascondere con trucco e qualche piccola attenzione i segni della malattia, ma quando si guarda allo specchio occhiaie e pallore del viso sono all’ordine del giorno. Come esempio opposto, invece, sarebbe da evitare una frase del tipo: “Sei un po’ gonfio”.

Sarebbe meglio non ricordare alla persona in questione che il cortisone la fa assomigliare ad un palloncino.

3) “Sei in perfetta forma”.

Nella top five troviamo anche quest’altra frase.
Dunque, se probabilmente fino al giorno precedente la persona colpita da un tumore è rimasta a letto con nausea e spossatezza, sa bene che la frase “perfetta forma” non si addice decisamente al suo stato attuale.

Sarebbe meglio dire, al suo posto: “Mi sembra che il tuo corpo stia reagendo abbastanza bene

cose da non dire ad una persona malata di tumore

4) Andrà tutto bene, ne sono sicuro

Quando arriva il tempo dei controlli, chi pronuncia questa frase potrebbe pensare di infondere speranza al malato. Purtroppo, non è così: sappiamo tutti che i controlli potrebbero non andare bene. Se non hanno la certezza i medici, nessun altro può averla.

Molto meglio, invece, augurare il meglio, senza fare previsioni non richieste.

5)Ti accompagno io a fare la terapia

Al quinto posto, ultima ma non per importanza, troviamo questa frase. A questo proposito, questa frase andrebbe pronunciata solo se si ha un certo livello di intimità con la persona colpita da tumore.
Nel caso opposto, purtroppo, il diretto interessato potrebbe trovarsi in imbarazzo e non sapere bene come far capire a chi fa questa richiesta che non ha piacere a farsi accompagnare da lei.

cose da dire ad una persona malata di tumore

Se invece il rapporto è stretto e profondo, proporsi di condividere un momento così importante non potrà che far piacere alla persona che sta lottando contro la malattia.

Queste sono le 5 cose da non dire ad una persona malata di tumore.
In caso dovesse esservi utile. In caso qualcuno di voi si ritrovasse a vivere e a condividere questo percorso di vita con una persona colpita dalla malattia.

Questo articolo ha questo scopo: quello di essere utile, di dare un consiglio pratico.

Martina Vaggi

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Crescita personale

5 uomini da evitare: come riconoscerli e passare oltre

Se mi chiedessero in che modo descriverei la società in cui viviamo oggi, credo che userei questa frase: “tempi duri”.

Una frase scontata, forse, che però può riassumere al meglio tutti i settori in cui un “giovane d’oggi” si ritrova a muoversi: tempi duri per chi vuole trovare lavoro, per chi aspira ad obbiettivi più alti e per chi ancora ripone fiducia nei rapporti umani.

Guardiamo alle storie d’amore, tanto per cambiare: minacciose acque scure dove per navigare e sopravvivere è necessario indossare il giubbotto salvagente.

uomini da evitare

Uomini da evitare: la società in cui viviamo oggi

Quando si parla d’amore ad oggi i discorsi più in voga sembrano essere i seguenti:

Non trovo nessuno che voglia investire dei sentimenti”,

oppure

Ti usano e poi ti gettano via

o ancora

Sono tutti uguali, pieni di superficialità”.

E mi rifaccio a discorsi di donne.
Donne che, nonostante le notevoli e numerose delusioni, sono disposte a riprovarci e a crederci ancora.

Una volta ricordo di aver letto un libro sull’argomento.
Che poi, di libri sull’argomento in effetti ce ne sono parecchi.
Però, ecco… questo mi era rimasto particolarmente impresso.

Il titolo era “Falli soffrire” (e già, devo dire che prometteva bene).
L’autrice è Sherry Argov.
La trama? Vi dico solo che è un’utilissima guida (con tanto di esempi pratici) su come una donna deve comportarsi quando ha di fronte l’ennesimo stronzo.

Se volete, lo potete trovare su Amazon direttamente da qui:

Ma veniamo ora al dunque: quali sono questi famosi uomini da evitare di cui parlo?

Ed ecco com’è nata la mia idea di stilare una classifica dei 5 uomini da evitare, prendendo spunto da esperienze personali e amicali.

Vorrei precisare quanto segue: nessun uomo è stato maltrattato per poter stilare la lista dei “5 uomini da evitare”.

Lo giuro solennemente.
Questa lista è frutto di esperienze personali, interpersonali, amicali-personali.

In questo articolo fatti e persone non sono puramente casuali: tutto ciò che segue vuole essere un’ironica rappresentazione di alcuni uomini da evitare ancora in circolazione…
Perciò eccoli qui, illustrati nero su bianco, uno dopo l’altro: la lista dei cinque uomini da evitare.

uomini da evitare

I cinque uomini da evitare: la lista

Uomini da evitare n. 1: il Peter Pan in giacca e mocassini

Si tratta di un esemplare di maschio in apparenza molto sicuro di sé e del lavoro che svolge.
Ha tren’tanni o poco più, e ormai ha molto di cui poter parlare: ha un lavoro che gli permette di mantenersi, un modello di auto con cui spera di adescare le “tipe giuste”, e i pantaloni all’ultima moda tirati su fino al ginocchio, come se avesse appena avuto l’alluvione in casa.

Ma in tutto questo bel piano principesco c’è solo un piccolo intoppo: tra gli uomini da evitare, lui è l’insicuro cronico.

Solitamente adesca ragazze di alto lignaggio, ma le sue preferite rimangono quelle semplici, serie, le ragazze di una volta: loro sembrano essere le vittime prescelte del lavaggio del cervello che intende adoperare.

E se quel lavaggio non funziona, il caro adulto Peter Pan si sente messo all’angolo. E sappiamo qual’è la soluzione adoperata da ogni insicuro quando le cose si mettono male, vero?

Esatto, la più semplice: battere ritirata.

Laddove “battere” è il termine chiave, che sta ad indicare una sola cosa: gambe in spalla e via alla ricerca di prede più belle e con la zucca più vuota di una campana!

E per giustificare questa sua assenza, gli basterà semplicemente tirare in ballo la solita scusa di nuovi impegni lavorativi in corso, quando in realtà l’unica cosa che si sta davvero lavorando è la nuova bambola di plastica comprata a buon mercato.

Ma… sei serio?

uomini da evitare

Uomini da evitare n. 2: il traumatizzato

Parlando di uomini da evitare.

Anche in questo caso, l’esemplare in questione non ha nulla che faccia pensare a qualcosa di negativo: è un uomo adulto, ha un lavoro stabile ed è probabilmente anche di bell’aspetto.

Ma, unica pecca di tutta questa bella favola: è un uomo facilmente impressionabile.

Ha avuto alcune esperienze amorose negative, ma questa è una cosa che succede a tutti, giusto?
E invece no: tra gli uomini da evitare, questo esemplare è convinto di essere stato l’unico ferito da una tragica vicenda sentimentale.

Oserei dire che manifesta una comune patologia di abnorme egocentrismo e vittimismo, e, come se non bastasse, sembra voglia far scontare a tutte le ragazze che incontra sul suo cammino le disdette avvenute a lui…

A tutte le ragazze tranne alla sua ex, ovviamente, nei confronti della quale vanta di aver tenuto sempre un comportamento passivo e “zerbinesco”.

E non importa quante brave ragazze si ritroverà ad incontrare: questo tipo di uomo sembra esser destinato a recitare perennemente la parte del Leopardi in crisi d’autostima, pronto a sottoporre tutte le sue corteggiatrici a innumerevoli prove.

Un consiglio: se dopo alcuni mesi i muri che state cercando di abbattere non cedono, forse è il caso di pensare a qualche passatempo più costruttivo e meno lesivo al fegato.

D’altronde… Ercole affrontò le 12 fatiche per espiare le sue colpe nei confronti della morte della sua famiglia.

Voi che colpe dovete espiare?

uomini da evitare

Uomini da evitare n. 3: il pluri-fidanzato

Ecco una categoria davvero pericolosa di uomo.
Tra gli uomini da evitare, questo è forse il peggiore.

Questo non è un uomo comune, bensì un uomo “multiplo”, nel vero senso della parola: quest’uomo, infatti, ha trovato il sistema per sdoppiarsi ed essere quindi in grado di stare con due ragazze nello stesso periodo della sua vita.

Certo, è fidanzato con voi e non fa altro che ripetervi di quanto sia fortunato ad avervi, e di quanto voi meritiate di meglio: quando in realtà, è proprio lui a non volervi concedere questo “meglio”.

Ma lui è un uomo fatto ormai, maturo di tutte quelle esperienze che gli consentono di guardarvi negli occhi e mentire spudoratamente e ripetutamente.

Ma si sa, come spesso succede, l’inconveniente è dietro l’angolo: a volte può bastare un messaggio mandato al momento sbagliato o una parola detta con noncuranza per svelare l’oscena verità.

E una volta capito che il vostro fidanzato s’è ripassato tutte le ragazze della provincia mentre voi perdavate tempo a credere alle sue belle parole, a voi non resterà altro da fare se non sbattergli la verità in faccia: a lui sarà più comodo sbattere semplicemente la porta e andarsene.

In alcuni casi, può avvenire anche di peggio: non è escluso, infatti, che il vigliacco in questione aizzi contro di voi la sua nuova fidanzata, negando le parole d’amore che fino al giorno prima vi aveva dedicato.

Che imbarazzo.

uomini da evitare

Uomini da evitare n. 4: il complessato

Tra gli uomini da evitare, lui è uno dei tanti.
Uno dei tanti ragazzi presenti in circolazione.

Si mostra come un ribelle della nuova generazione e ama presentarsi come il Fonzie di turno: giacca di pelle nera, jeans strappati neanche fosse reduce da una brutta caduta in moto, e sguardo da ammaliatore.
Ah… E vi ho già parlato di quell’aria da “Duro che non deve chiedere mai?”.

A proposito di duro: il signor ribelle vanta di una carrellata di esperienze sessuali che neanche Rocco Siffredi in tutta la sua carriera professionale!

Si mostra talmente sicuro di sé da volere tutto e subito: lui non ha tempo per preliminari a base di cena, film e passeggiate romantiche, no. Lui è un uomo deciso, diretto e sa ciò che vuole… a quanto pare però, solo a parole.

Infatti vi dice che non vuole nulla di serio, eppure vi chiama, vi scrive, vi provoca, e ha da dire la sua su qualunque comportamento voi teniate nei suoi confronti.

Eppure, quando voi tentate di approcciarvi nella sua direzione, il complessato tira fuori il miglior mantello nero di Dracula che possiede, lo spolvera, e vi si avvolge, sparendo teatralmente con un alonedi mistero.

Quest può, effettivamente, destare una certa curiosità femminile; curiosità che svanisce nel momento in cui scoprite un altro lato della sua molteplice personalità: il lato della “prima donna”.

Pronto ad elencarvi tutte le ragioni che riguardano i suoi disagi esistenziali, dai quali ha maturato profondi valori umani: peccato che di questi fantomatici valori non ve ne sia alcuna traccia.

Si batte i pugni sul petto come un gorilla, dicendo di non voler coinvolgimenti, ma non appena accennate a fare le stronze è il primo a corrervi dietro.
Ma guai a mostrare comprensione, guai ad esporre i vostri sentimenti: vi ritroverete ad osservare le sue spalle mentre si allontana impietoso, falsamente portatore di quelle virtù e di quel rispetto che tanto decantava.

Dracula, almeno sapeva mordere, però…

uomini da evitare

Uomini da evitare n. 5: il paziente (non inglese)

Ed eccoci arrivati all’ultimo esemplare presenta in lista, il gran finale.

Rullo di tamburi per… l’ultimo degli uomini da evitare: il paziente!

Non so se a qualcuna di voi sia mai successo di incappare in questa evoluta specie di bipede: a me di rado, mentre sembra che una mia amica sia luogo fertile per questo esemplare, in quanto le è capitato più volte di averci a che fare.

Ma veniamo alle presentazioni:
stiamo parlando dell’anti-mascolinità per eccellenza, del più lagnoso tra i maschi, talvolta inconcludente sotto molti aspetti.

L’esemplare in questione inizialmente non si pone come un amico: bensì, si avvicina quatto quatto alla preda con fare confidenziale, come una sorta di pavone ubriaco che tenta maldestramente di muovere la coda per corteggiare una femmina.

Ecco, lui si presenta serpeggiando, fingendo a volte un tiepido interesse e facendo, inconsciamente, pensare alla femmina di essere corteggiata.
Ma in realtà lui non vuole corteggiare: è talmente altruista da voler rendere la femmina partecipe di ogni singolo problema presente nella sua vita.

É un po’ come piombare a cena a casa di qualcuno senza essere invitato.

Ecco, lui soffre di questo tipo di invadenza, oltre che di un enorme vittimismo:

l’esemplare vuole essere ascoltato, vuole raccontare vita, morte e miracoli di se stesso
(o peggio, di una sua ex che l’ha fatto terribilmente soffrire),
e vuole soprattutto essere compatito.

In poche parole, sta cercando uno psicologo a cui fare le sue più intime confidenze prima di ricevere una cura al suo problema.

Molte ragazze pensano che dandogli corda, prima o poi, lui capirà che persona straordinaria ha davanti e cadrà nella rete dell’amore: grosso errore.

Stare dietro ad un esemplare così tanto concentrato su se stesso non farà altro che avvalorare la tesi che lui si è creato nella mente: ovvero, che lui è il paziente e voi le crocerossine disposte a soccorrerlo ad ogni suo comando.

Ma non vi preoccupate: non appena avrete finito di medicargli le ferite, lui sarà finalmente pronto a ricominciare una nuova vita, e una nuova storia… Ma ovviamente, non con voi.

Che brutto destino attende quelle povere sfortunate inconsapevoli!

Uomini da evitare: conclusioni di carattere generale

A questo punto, credo sia dovuta una conclusione che giustifichi ciò che appena ho detto, chiedendovi forse di perdonare questo mio accanimento sul genere maschile… E invece no.

Vorrei semplicemente invitare qualunque uomo con una coda di paglia chilometrica a prendere questa classifica per ciò che è realmente: una visione ironica su alcuni tipi di uomini, ma non su tutti.

Si dice che saper ridere dei propri difetti rappresenti il più alto sintomo di intelligenza, quindi, perchè non provarci ogni tanto?

To Be Continued….

Martina Vaggi

Photo credit: Pixabay e Pexels

Crescita personale

Tennis: sembriamo tutte persone normali prima di mettere piede su quel campo

Uno scarto a destra.

Le gambe che si piegano leggermente e trovano la loro stabilità ancorandosi alla terra; una torsione del busto, poi il braccio destro si muove in avanti, usufruendo della spinta del corpo, come se fosse animato da volontà proprie.

Il tennis: due “dritte”sul movimento del corpo

Nella maggior parte dei casi è il dritto il colpo vincente del tennis e il braccio che ne compie lo svolgimento è il motore di tutto il corpo, la parte fondamentale: la racchetta, col tempo, non diventerà altro che un prolungamento di quel braccio.

tennis

Le gambe devono scattare a destra, a sinistra, di lato e in avanti: le suole delle scarpe scivolano sulla terra rossa, insanguinandone le stringhe e le calze.

La schiena è dolorante a causa di movimenti tanto asimmetrici e il cuore impazzisce minuto dopo minuto, ma non hai il tempo di curartene: nel tennis tutto ciò che è dolore ha senso di essere assaporato.
Con il tempo, comunque, ci si fa l’abitudine a questo.
Il dolore è una costante nel tennis: è la parte che non può mancare in questo sport.

Il dolore fisico ti mantiene vigile, attento ad ogni errore che non puoi permetterti di commettere.

L’occhio è sempre puntato su quella pallina gialla, perchè sai che l’unica cosa che conta davvero è far in modo che superi la rete e atterri all’interno del rettangolo segnato dalle righe bianche, che delimita anche il campo del tuo avversario.

tennis

Giocare a tennis: ogni punto conta

Il tennis è uno sport meschino.
Chi lo pratica, lo sa.

Chi lo pratica, ormai ci è abituato.

Chi pratica questo sport ha imparato a sue spese quanto caro possa costare ogni errore compiuto: ogni giocatore sa che il punteggio è l’unica cosa che tiene la mente ben ancorata alla partita che sta giocando, e quindi all’obbiettivo da raggiungere: vincere.

Ogni punto conta. Ogni errore conta.
Lo capisci quando sei sul 40 pari.
In quel momento apprendi un mantra che devi tenere bene a mente per tutta la partita.

Ogni punto conta.

Questo è il tennis.

tennis

Il tennis: lo sport del diavolo

Giocare a tennis rappresenta una sfida continua.

Prima di iniziare a praticarlo avevo sentito molti pareri discordanti a riguardo: alcuni lo denigravano, definendolo uno “sport per gente ricca e snob“, mentre altri lo chiamano “lo sport del diavolo“.

Una volta iniziata la mia modesta carriera agonistica mi sono resa conto che i primi che ne avevano sparlato non potevano che essere inesperti del settore, persone che non sapevano neanche di che forma fosse la pallina; i secondi, che gli avevano dato quel soprannome, non potevano essere altro che tennisti, più o meno esperti.

Non esiste soprannome più azzeccato per questo sport, così come non esiste un modo felice e sereno di viverlo.

Andando avanti, man mano che la mia modesta carriera agonistica proseguiva, mi resi conto di una cosa che è bene cercare di capire fin dalle prime partite.

tennis

Se vuoi giocare a tennis devi capire chi è il vero avversario

Non è l’avversario che ti trovi di fronte dall’altra parte del campo.

Quello è il tuo avversario, certo. Sulla carta c’è scritto così.
Ma non è lui il più grande problema che incontrerai su quel campo.

Il vero problema non risiede nell’avversario dall’altra parte: il vero dilemma non è la sua enorme grinta o la sua velocità di gambe o la sua resistenza.

Se vuoi trovare il vero avversario da affrontare e il vero limite da superare non devi fare altro che dare un’occhiata alla tua immagine riflessa nello specchio, perchè solo tu puoi essere il peggior nemico di te stesso.

La tua mente sarà il tuo limite più grande su quel campo.
O la tua benedizione.

La mente ti permette di muovere i piedi, di resistere alle provocazioni di un avversario molesto e di lottare fino alla stretta di mano.

Questa continua lotta contro te stesso ti porta ad odiare questo sport fino a lanciare la racchetta contro la rete dalla frustrazione, ma, allo stesso tempo, l’amore per questa continua sfida ti impedisce di abbandonare il campo.

Una volta iniziato a giocare la voglia di vincere si impossessa di te e spinge ogni lato negativo del tuo carattere fino al limite estremo.

In effetti, sembriamo tutte persone molto normali e posate… poco prima di mettere piede su quel campo.

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Martina Vaggi

Photo credit: Pixabay e Pexels