Letture e recensioni

Dylan Dog: 5 motivi per cui i fumetti aiutano a superare il blocco del lettore

“C’è chi dice che la vita di tutti è soltanto un sogno”

Dylan Dog, albo 7.

Ti corichi sul letto. Accendi la luce.
Quella che hai preso apposta per leggere (sì, esatto: proprio quella che si pinza alle pagine del libro e ti illumina la stanza a giorno).

Guardi l’ora sul telefono: è passata da poco la mezzanotte.
Ci siamo: è l’ora giusta per leggere.

Prendi il tuo libro dal comodino, te lo porti in grembo, lo apri e inizi.
Leggi una riga. Poi la rileggi di nuovo.
Poi di nuovo.

Niente da fare.
La mente non ti ascolta. La mente vaga per i fatti suoi.

Di leggere proprio non se ne parla.

Questo è il cosiddetto “blocco del lettore“.

Succede anche a voi?

Blocco del lettore

Blocco del lettore: troppe distrazioni che… distraggono

Ricordo che quando avevo tredici anni un libro di duecento pagine lo facevo durare sì e no due giorni. A quell’età avevo la passione per i libri sui disturbi alimentari, ospedali psichiatrici e vampiri.

Argomenti molto vivaci e felici, insomma.
Però, almeno, leggevo. E anche tanto.

Un tempo leggevo ovunque.
Su una panchina in mezzo ad un parco, sul treno che mi portava all’università: in macchina, nelle sale di attesa prima di sottopormi ad una visita.
Ovunque.

Sono andata avanti così per un po’, fino a quando non ho iniziato a… perdermi.
A distrarmi.
Oggi faccio fatica a leggere sul letto, sul divano, all’aria aperta.
Un po’ come se fossi in un periodo di blocco del lettore perenne.

A sottolineare il fatto che non è tanto la location che stimola: come sempre, la spinta deve venire da dentro di noi.

Forse è stato con l’inizio dell’Università: avevo dei mattoni da più di mille pagine da studiare e intere collane di classici da leggere (ho studiato Lettere n.d.r.).

Forse è stata colpa dell’avvento dei Social Network, di questa vita frenetica, della nostra sempre più abituale abilità al multitasking.

Blocco del lettore

Forse sono questi mille pensieri che tengono un occhio sullo schermo del cellulare e uno sul film in prima serata, mentre le dita si muovono velocemente sulla tastiera del computer.

Il tutto, mentre in sottofondo, dagli auricolari passa la musica di Frank Sinatra.
Ok, forse tirare in ballo Frank è un po’ troppo, ora.

Comunque, questo fantomatico “blocco del lettore” esiste e io lo sto vivendo ad intermittenza da anni ormai.

Alcuni dicono che per combatterlo serva leggere gli eBook, altri sostengono che sia sufficiente spegnere la tv per non avere distrazioni dalla lettura, mentre altri ancora suggeriscono di leggere più libri alla volta.

Io non so quali di questi suggerimenti vada bene per voi.
Posso raccontarvi come ho fatto io a superare il blocco del lettore.
Posso dirvi cosa è successo a me.

Un giorno, ho conosciuto Dylan Dog.

Blocco del lettore

Il mio metodo di indagine è di scartare tutte le ipotesi possibili. […] Ciò che resta è molto più divertente, e guarda caso è il mio mestiere: l’incubo.

Dylan Dog, albo 1

Dylan Dog: l’incontro con questo magnifico fumetto

Due anni fa, a metà settembre, mi trovavo a bordo di una nave diretta verso la Sardegna.

Ero in viaggio con il mio fidanzato, nella nostra prima vacanza insieme.
Stavo girovagando per la nave, quando mi sono infilata per per caso in un negozietto che vendeva un po’ di tutto: c’erano gioielli, profumi, giornali…

E quelli?

Mi sono avvicinata furtivamente a quell’angolino di editoria che non avevo mai visto così da vicino.

Erano fumetti. Dylan Dog, per la precisione.
Fu lì che ne presi uno, giusto per provare.
Era uno dei primi numeri, uno di quelli che non riesci a trovare nemmeno se ti ci impegni.

(Su Amazon, però, ho trovato la ristampa dei n. 16 e 17. Lo trovate qui.)

Poco dopo ero tornata alla mia poltrona, completamente immersa in quella che per me all’epoca era una nuova e particolare lettura.

Ovviamente, già conoscevo Dylan Dog, o meglio: conoscevo il suo nome.
Lo avevo già sentito e risentito nominare.
Conoscevo molto bene l’argomento “Vampiri/zombie/morti viventi”, perché mi aveva sempre appassionato, fin dalla prima volta in cui lessi “Dracula” di Bram Stoker.

Il fumetto: pillole di storia sul medium

Il fumetto è un media che spazia fra diversi generi letterari, dedicato sia ai ragazzi sia agli adulti.
Il termine italiano si riferisce a questa “nuvoletta” (in inglese definita “balloon“), usata all’interno delle immagini per racchiudere i dialoghi tra i personaggi.

Blocco del lettore

Il fumetto, infatti, può essere definito come un testo costituito principalmente da immagini e parole, che ne costruiscono la narrazione.

In USA e Inghilterra i termini con cui è indicato sono “comics” o “comic books“: in Giappone è conosciuto sotto il nome di “manga” che significa “immagini in movimento“.

L’origine del genere

Diffusosi nel novecento, l’America vide la nascita del comic book a cavallo fra le due guerre mondiali: qui apparvero le prime storie a puntate con la comparsa di diversi personaggi.
Tra questi, quelli destinati a divenire i più noti (come Superman e Batman), comparvero per la prima volta su riviste contenitore (“Action comics“, ad esempio): era editorialmente ancora troppo rischioso pubblicare dei singoli albi.

In Europa il fumetto fece il suo esordio su periodici come il “Corriere dei piccoli“, dove ebbe molto successo. Nelle trincee veniva letto dai soldati, grazie alla circolazione di giornali dedicati proprio a loro.
Fu nel secondo dopoguerra che comparvero gli albi nel formato Bonelli, per il genere giallo, generando personaggi divenuti poi molto noti, come: Diabolik, Zagor e Tex.

Blocco del lettore

In Giappone il fumetto è principalmente concepito come un romanzo a puntate e ha un vasto pubblico di lettori sul quale può contare, a differenza dell’Italia, dove il genere è ritenuto forse di basso valore artistico.

Dylan Dog: storia e curiosità del cult del fumetto italiano

Come dicevo prima, Dylan Dog è stato il mio primo amore.
Ho adorato questo fumetto fin da subito, sia per il genere horror (vampiri, fantasmi, maledizioni, mostri) sia per il personaggio e per il modo in cui è strutturato.

Successivamente ho avuto modo di leggere anche Zagor, che ho trovato altrettanto interessante.

Ma torniamo a parlare di Dylan Dog, del quale vorrei ora indagare le sue origini.

Il personaggio

Ho una mezza idea di cambiare mestiere… 

Dylan Dog, albo 56

Il personaggio è stato creato da Tiziano Sclavi ed elaborato graficamente da Claudio Villa e ha dato il via all’omonima serie horror, edita per la prima volta nel 1986 dalla Daim Press, poi divenuta la Sergio Bonelli Editore.

L’incredibile successo della serie lo ha reso uno dei fumetti italiani più venduti, tradotto e pubblicato anche all’estero.
Nel 2010 è stato diretto anche un film omonimo, ispirato deliberatamente al personaggio.

Il nome Dylan Dog

Per il nome, Sclavi pensò a Dylan in onore di Dylan Thomas (poeta, scrittore e drammaturgo gallese): il cognome, invece, deriva dal titolo di un libro di Mickey Spillane (“Dog figlio di“) che l’autore vide un giorno in una libreria.

L’ambientazione

Inizialmente la serie avrebbe dovuto ambientarsi in America, con un Dylan Dog in veste di investigatore solitario, senza Groucho, la sua futura spalla comica.
Ma l’Inghilterra appariva già allora più adatta al genere horror per via delle sue antiche tradizioni: in più, in America c’era già Martin Mystère, serie di fumetti italiana edita anch’essa da Bonelli.

Così per l’ambientazione Sclavi scelse la città di Londra, dove un investigatore sarebbe in realtà divenuto un indagatore dell’incubo e avrebbe avuto il nome di Dylan Dog: le sue fattezze fisiche sarebbero state similari a quelle dell’attore Rupert Everett e il personaggio avrebbe avuto una trentina d’anni circa.

Non fumatore ma astemio: nessun vizio apparente, se non quello di avere un passato da alcolista.

Blocco del lettore

Groucho è il nome dell’assistente di Dylan Dog, sosia dell’attore Groucho Marx, personaggio alquanto particolare: perennemente al fianco di Dog, uomo dalla lealtà ferrea e dalla (pessima) battuta facile.

L’esordio in edicola

Dyla Dog uscì in edicola a fine settembre del 1986: l’esordio fu un totale fiasco.
Solo qualche settimana dopo arrivò la telefonata dal distributore:

“È un boom, praticamente esaurito, forse dovremo ristamparlo”

In pochi anni Dylan Dog diventò un best seller.
Nel 1990 Sclavi vinse il Premio Yellow Kid come migliore autore.

Nel 1991 Dylan Dog arrivò a superare Tex come numero di copie vendute con il n. 69 della serie, intitolato “Caccia alle streghe“.

Su Amazon questo numero di Dylan Dog lo trovate qui:

Dylan Dog: 5 motivi per cui i fumetti aiutano a superare il blocco del lettore

Ma veniamo ora al sodo.

Dopo questo spiegone sui fumetti e sul genere, sarebbe ora interessante vedere, in concreto, in che modo ci possono aiutare quando ci ritroviamo in quei periodi bui, senza avere la minima voglia di aprire un libro per leggerlo.

In che modo, quindi, i fumetti possono aiutare a superare il blocco del lettore?

Blocco del lettore

1. La formula “immagini – testo“.

Se l’unico momento della giornata che potete dedicare alla lettura è alla sera, o a tarda notte, quando la mente è sfinita dalla giornata appena trascorsa, diciamo che leggere un testo accompagnato da immagini aiuta molto.

Principalmente aiuta perché ciò che viene descritto nel testo tu lo vedi già rappresentato dalle immagini e non devi quindi fare l’ulteriore sforzo mentale di immaginartelo tu. In questo modo, ti sarà più facile andare avanti con la lettura e superare l’ostacolo del blocco del lettore.

2. La serialità.

Parliamo di un personaggio che alimenta la sua storia in una serie di numeri che, puntualmente, tutti i mesi potete trovare in edicola. In pratica, la sua storia è inesauribile (in questo momento, ad esempio, io sto leggendo il Dylan Dog n. 415).

Una storia inesauribile ma mai noiosa: si snoda attraverso varie vicende, peripezie del protagonista, relazioni (pericolose e non) e incontri con altri personaggi.

Così facendo, numero dogo numero, vi tiene perennemente attaccati alla storia, con il desiderio di sapere cosa succederà dopo.
Potremmo dire che questo è un altro modo per ingannare il blocco del lettore: la curiosità di voler a tutti i costi sapere cosa verrà dopo.

Blocco del lettore

3. La brevità del racconto.

Anche questo è un punto a favore per chi soffre di blocco del lettore o, come me, ha problemi di concentrazione quando legge.
Prendendo sempre ad esempio Dylan Dog, i suoi numeri, infatti, sono composti perlopiù da 100 pagine circa.

Per questo è una lettura “facile”, piacevole (ovviamente, se vi piace il genere) e non richiede l’impiego di moltissimo tempo e concentrazione.

Forse all’inizio vi sembrerà strano, soprattutto se non vi siete mai approcciati ad un fumetto: credo che questo succeda per via del fatto che molti lo considerano un genere di nicchia, solo per pochi.

Io non l’ho visto assolutamente così: quando mi si è trovata davanti l’occasione l’ho colta e ho scoperto un mondo nuovo e assolutamente interessante sotto molti punti di vista!

4. L’appuntamento in edicola.

Come ho già anticipato prima, ogni mese in edicola potete trovare il numero del fumetto che vi interessa. Questo in effetti stimola ancora di più alla lettura, perché presuppone che ci sia un seguito e quindi stimola una curiosità nel voler scoprire cosa accadrà in quel numero e in quello dopo ancora.

A me, personalmente, incuriosisce molto anche il sapere cos’è accaduto prima, nei primissimi numeri. Questo perché io ho iniziato a leggerlo dopo moltissimi anni che era già in circolazione.

5. Le storie inedite

Ma non tutti i mesi sono uguali.
In effetti, l’appuntamento, per quanto riguarda i fumetti, non comprende solo l’uscita del numero, ogni mese.

Comprende anche molte curiosità storie inedite, che spezzano la monotonia.
Ammesso che ci sia.

Per Dylan Dog, ad esempio, c’è l’appuntamento con il numero bimestrale, che comprende, di solito, due storie inedite.
Poi, il Dylan Dog Magazine, che esce ogni anno nel mese di marzo.
Poi c’è il Color Fest, ovvero il fumetto a colori, che è trimestrale.

Blocco del lettore

Insomma, ce n’è davvero di tutti i gusti per non annoiarsi mai.
E per non smettere mai di leggere.

I fumetti sono divenuti il mio modo personale per affrontare il blocco del lettore.
E il tuo qual è?

Martina Vaggi

Photo credit: Pexels e Pixabay.
Le foto dei fumetti di Dylan Dog e Zagor appartengono al blog.

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Autori emergenti

Luca Scopitteri: 10 domande all’autore della trilogia de “Il creatore di sogni”

Ben ritrovati all’appuntamento con la rubrica “10 domande all’autore emergente”, firmata Pensieri surreali di gente comune. 

Quest’oggi abbiamo come ospite Luca Scopitteri, autore della trilogia de “Il creatore di sogni”.
Luca è anche il vincitore del premio al “Concorso Letterario Internazionale Lago Gerundo” (2020) con il racconto horror “Gioca con me”.

Ciao Luca, ti do il benvenuto sul mio blog!
Iniziamo subito con la prima domanda.

Luca Scopitteri

Quando ti sei avvicinato per la prima volta alla scrittura?

Luca Scopitteri:

Ciao Martina.
Credo che lo spartiacque sia stato il passaggio dalle scuole superiori all’università. I libri che prima leggevo per obbligo sono diventati un piacere difficile da rinunciare, e la scrittura, i pensieri e la fantasia, hanno trovato sfogo sotto forma di racconti, diari e storie brevi.

E una di queste storie ti ha portato a scrivere il tuo primo libro “Il creatore di sogni”, pubblicato nel 2017. 

Che cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada
Ci racconti brevemente la trama del libro?

Luca Scopitteri:

È stato il desiderio di mettermi in gioco. Negli anni ho sviluppato così tante idee, che alla fine ho deciso di darle sostanza in un progetto lungo e articolato, un romanzo appunto. 

Molte volte si scrive per necessità, per esprimere un’idea, un’opinione, a volte anche un disagio. Nel mio caso da una riflessione che scaturisce da un’attitudine a sognare quasi tutte le notti, sogni vividi che ricordo benissimo e che mi danno molti spunti.

Un giorno mi sono domandato:

“Cosa accadrebbe se i sogni si materializzassero? E se, per contro, lo stesso avvenisse anche per gli incubi?”

Partendo da questa considerazione, nasce la storia di Jay e de “Il creatore di sogni”.

Libro su Amazon:

“Questa realtà è una finzione, una fantasia, una prigione con le sembianze di un paradiso.” Questo è un estratto del tuo libro. 
Molto interessante il tema della realtà mischiata alla finzione: tutto sembra muoversi nell’ambito dell’apparenza eppure c’è della profondità in questo, mi sembra di capire. 

Come mai con questo libro hai deciso di sondare questo “mondo dell’apparenza”, che non sembra per niente facile da rappresentare?

Luca Scopitteri:

Sono sempre stato molto attratto da tutto ciò che non è solo apparenza.

La realtà nasconde spesso delle sfaccettature che ignoriamo, eppure ugualmente interessanti.

Luca Scopitteri

Si scontra la mia duplice natura: da un lato il tentativo di essere razionale nelle scelte e nelle conclusioni, dall’altro la consapevolezza di cercare nella fantasia una valvola di sfogo. 

Quando ci si abbandona a questa fantasia, succede che il mondo dei desideri, della paura e a volte della follia, prenda il sopravvento sulla realtà e diventi difficile comprendere entrambe.

A me piace immaginarmi nella terra di confine tra l’una e l’altra.

Il creatore di ombre” è il secondo libro della trilogia, pubblicato nel 2020 con Bookabook.

Ci racconti brevemente di cosa tratta?

Luca Scopitteri:

È il proseguo della storia di Jay, con l’inserimento di un’altra protagonista, Lana. Alternando i capitoli narrati in prima persona, ripercorro le vite di entrambi, difficili e segnate da profonde ferite, che li porterà a incontrarsi in un mondo onirico. 

Entrambi sono dotati di abilità uniche, che li rendono al tempo stesso potenti e minacciati. Ti lascio l’estratto di un capitolo di cui ho fatto creare un audio.

Per ascoltarlo, clicca qui.

Per acquistare il libro su Amazon, qui:

Anche in questo libro affronti tematiche non facili. E salta all’occhio anche questo: “Il creatore” sembra essere una definizione che ti piace usare molto nei titoli.

Come mai?
Chi è in realtà questo creatore, per te? 

Luca Scopitteri:

Sì, il creatore è la linea guida della trilogia de “Il creatore di sogni”.
In realtà, il creatore è in ognuno di noi

Tutti possono essere in grado di creare qualcosa, nel senso che tutti sono padroni delle proprie scelte e hanno i mezzi per realizzarli.

È pur sempre una generalizzazione, intendiamoci, ci sono situazioni che spesso inibiscono tale capacità. Ma, di massima, il discorso può essere valido per tutti.

Luca Scopitteri

C’è un elemento che accomuna i tuoi libri o i loro protagonisti?

Luca Scopitteri:

Sì, i protagonisti, così come tutti i personaggi dei miei romanzi e racconti, sono persone normali, seppur dotate di abilità uniche. Non si troverà mai un eroe senza macchia, o un antieroe che non abbia motivazioni almeno parzialmente condivisibili.

Non credo nel bianco e nel nero, ma più spesso nelle sfumature. 

La verità dev’essere conosciuta nella sua totalità per poter essere valutata.

Self publishing: tu hai autopubblicato il tuo primo libro, mentre per il secondo ti sei affidato a Bookabook. 
Cosa ne pensi del self? Lo consiglieresti?

Perché, secondo te, sempre più autori si rivolgono al self piuttosto che ad una casa editrice?

Luca Scopitteri:

Il self publishing è uno strumento molto valido, ma devi essere scrupoloso nel tuo lavoro. In veste di lettori, siamo i primi a sospettare di un lavoro autopubblicato a fronte di uno edito con casa editrice. 

Per superare questa diffidenza, bisogna presentare un lavoro quanto più professionale: quindi affidarci a un editor, a un grafico per la copertina e l’impaginazione, a qualcuno che ci aiuti nella pubblicità.

Luca Scopitteri

Sono tutti aspetti che ci fanno diventare imprenditori di noi stessi

Occorrono tempo e risorse da dedicare, e se si fa un buon lavoro il lettore non noterà alcuna differenza rispetto a un libro che trovi sul mercato.

D’altro canto, ci sono realtà come le fantomatiche case editrici a pagamento, che non si preoccupano minimamente del risultato; ecco, di quelle bisogna tenersi alla larga.

Alla luce di questo, mi sento di consigliare il self a chi ha voglia di dedicare impegno anche nel post scrittura; in caso contrario ci sono tante medie e piccole realtà molto valide e desiderose di crescere, che sapranno valorizzare un libro ben scritto.

“Gioca con me” è il racconto horror con il quale hai vinto il primo posto al “Concorso Letterario Internazionale Lago Gerundo” (2020). 

Ci parli di questo racconto? Come ti è venuta l’ispirazione di scriverlo?
Vuoi lasciarci un breve estratto?

Luca Scopitteri:

È la storia di una giovane coppia che, durante un picnic in montagna, incontra una misteriosa bambina che in breve svelerà la sua natura maligna. 

Luca Scopitteri

È una storia nella quale mi sono concentrato sull’aspetto ambientale, sulla paura primordiale che si ha verso l’oscurità, verso l’irrazionale. 

L’idea nasce da una provocazione (amichevole) con il mio docente di scrittura narrativa, un noto scrittore con cui siamo in ottimi rapporti. Direi una sfida, una rivalsa, ma è un piccolo segreto tra noi due.

Ti lascio il link del racconto. Anche in questo caso ho fatto produrre un audio di cui sono particolarmente contento del risultato.

Puoi ascoltare il racconto, qui.

Tu ti sei laureato in Scienze Politiche e successivamente hai intrapreso questo percorso da scrittore.

Questa tua propensione alla scrittura è arrivata dopo o è stato proprio il tuo percorso di studi ad alimentarla?

Luca Scopitteri:

In realtà credo che Scienze Politiche, specie considerato l’indirizzo storico che ho seguito, mi abbia aiutato a migliorare la scrittura. In quegli anni ho imparato i metodi di ricerca, lo studio delle fonti e l’analisi dei fatti, per poi metterle in pratica con tesine. 

È stato sempre in quegli anni che ho iniziato ad amare la lettura e a dare forma ai miei scritti. 

Luca Scopitteri

Uno degli sbocchi di quell’università è il giornalismo. A suo tempo ho preso in considerazione quella strada, ma la vita e le circostanze, a volte, ti “dirottano” altrove. 

Anni spesi bene tuttavia, perché ho accumulato un carico di esperienze che oggi mi tornano utili.

Che lavoro fai per vivere? Vedi nella scrittura, prima o poi, una possibilità concreta di futuro, da un punto di vista lavorativo?

Hai già in progetto un altro libro?

Luca Scopitteri:

Ho una piccola impresa nel campo del tessile. 

La scrittura, come sa bene chi conosce questo mondo, in pochi casi ti permette di vivere solo di quella. Questo non vuol dire che non accada.

Ma è più facile che ci riesca chi è capace di abbinare attività propedeutiche, come editor, correttore di bozze, collaborando con case editrici, e così via.

Vivere di sola vendita dei libri, è un privilegio per pochi.

Luca Scopitteri

Nel mio caso, sto andando per gradi, seguendo corsi di scrittura narrativa affermati, dedicando tempo alla lettura (fondamentale per chi vuole scrivere) e così via. Non si smette mai di imparare e questo può portare solo a migliorarsi.

Quello che verrà, sarà più che ben accetto.

Attualmente ho in lavorazione il mio terzo romanzo. Ho preso una pausa dalla trilogia de “Il creatore di sogni” perché è un lavoro che mi richiede molto tempo per chiudere tutti gli intrecci aperti nei primi due lavori, e il periodo in cui viviamo non aiuta.

Credo che il prossimo romanzo sarà ultimato per la fine della primavera, poi vedremo con la casa editrice quando farlo uscire.

Riprende il racconto “Gioca con me”, quello di cui ti parlavo sopra, una storia di ricerca, a tinte soprannaturali, con un passato oscuro da scoprire.

E io ti faccio un grosso in bocca al lupo per la stesura di questo nuovo inedito e per tutto quello che verrà nella tua vita.

Bene, Luca Scopitteri, queste erano le tue 10 domande.
Sono molto felice di averti avuto ospite per la mia rubrica.

Lascia pure i tuoi recapiti social qui sotto, affinché chiunque lo desideri, possa seguirti e conoscere meglio le tue opere.

Recapiti social di Luca Scopitteri:

Link di acquisto dei libri.

Sito web di Luca Scopitteri.

Pagina Instagram Luca Scopitteri.

Pagina Facebook Luca Scopitteri.

Martina Vaggi

Photo credit: Luca Scopitteri, Pixabay e Pexels.

Autori emergenti

Alessandro Bolzani: 10 domande all’autore de ‘I guardiani dei parchi’

Ben ritrovati ai miei lettori con questa rubrica “10 domande all’autore emergente” firmata Pensieri surreali di gente comune
Quest’oggi abbiamo come ospite un autore emergente, Alessandro Bolzani.

Giornalista e autore del romanzo, Alessandro Bolzani ci farà compagnia oggi parlandoci del suo percorso come autore e del suo libro “I guardiani dei parchi”.

Dunque, Alessandro, innanzitutto ti saluto e ti do il benvenuto sul mio blog!
 Iniziamo con le 10 domande.

Alessandro Bolzani

Quando hai sentito in te questa preponderante passione per la scrittura e quando hai iniziato a svilupparla?

Alessandro Bolzani: Ciao Martina e grazie mille per questa intervista!

Scrivere mi è sempre piaciuto e ricordo che già alle elementari mi divertivo tantissimo a fare i temi. In un paio di occasioni è pure capitato che la maestra ne leggesse uno davanti a tutta la classe.

Nel periodo delle medie mi sono appassionato molto al genere fantasy, grazie soprattutto a due saghe: “Harry Potter” e “Le Cronache del Mondo Emerso“.

È stata proprio quest’ultima a far nascere in me il desiderio di dare vita a una storia tutta mia, in grado di trasmettere ai lettori le stesse belle sensazioni che quei libri mi avevano fatto provare.

Il mio sogno si è concretizzato nel 2019, quando ho pubblicato il romanzo urban fantasy “I Guardiani dei parchi” assieme alla casa editrice Genesis Publishing.
Da allora ho un nuovo obiettivo: continuare a scrivere altri libri e impegnarmi per migliorare sempre di più.

Alessandro Bolzani

Parlando proprio del tuo primo libro “I guardiani dei parchi”: ci racconti qualcosa in più?

Alessandro Bolzani: Certamente! “I Guardiani dei Parchi” è la storia di Giacomo, un sedicenne che sta attraversando una fase alquanto burrascosa della sua vita.

I genitori hanno divorziato da poco e a causa della loro separazione è stato costretto a lasciare Milano, dove vivono i suoi pochi amici, per trasferirsi a Quercia Alta, una cittadina (immaginaria) del nord Italia.

Quello che potrebbe sembrare un passo indietro sotto ogni punto di vista nasconde però dei vantaggi inaspettati. Visitando il parco di Quercia Alta, Giacomo scopre di essere in possesso di un’abilità fuori dal comune.

Lui è in grado di vedere delle creature
provenienti da mondi diversi dalla Terra. 

Alessandro Bolzani

Questi esseri fantastici sono normalmente invisibili all’interno dei parchi, a causa della magia presente in questi luoghi, ma possono essere viste da chiunque nel momento in cui abbandonano l’area. Per evitare che ciò accada è stato istituito l’Ordine dei Guardiani dei Parchi, un’organizzazione segreta che gestisce i rapporti con gli altri mondi ed elimina ogni possibile minaccia.

La capacità di Giacomo di vedere le creature provenienti dagli altri mondi all’interno dei parchi lo rende un candidato ideale per unirsi all’Ordine. Per il giovane si tratta di una prospettiva allettante, anche se non priva di insidie.

Dopotutto chi entra a far parte dell’associazione segreta non può tirarsi indietro in un secondo momento ed è chiamato ad affrontare vari pericoli, tra cui le creature oscure, delle entità irrazionali il cui unico scopo è soddisfare il proprio appetito.

Inoltre, negli altri mondi si stanno verificando evasioni, rapimenti e omicidi. Tutto induce a pensare che esista un legame tra questi macabri avvenimenti e che qualcuno potrebbe essere intento a tramare nell’ombra per vendicarsi di un antichissimo torto.

Ma questo Giacomo non lo sa…

Alessandro Bolzani

Creature oscure, magia, esseri fantastici.. c’è questo e anche di più, racchiuso nel tuo libro!

(Lo potete trovare su Amazon direttamente da qui):

Che cosa ti ha ispirato nella stesura della trama?

Alessandro Bolzani: L’ispirazione è arrivata perlopiù dal mondo reale.

A pochi chilometri da casa mia c’è un parco molto simile a quello descritto nel romanzo ed esplorandolo mi è capitato spesso di fantasticare su possibili storie ambientate in un luogo simile.

L’idea dei portali mi è venuta osservando un cromlech, un insieme di pietre disposte a circolo. Il suo aspetto suggestivo mi ha spinto a immaginarlo con un punto di collegamento tra la terra e varie altre realtà. 

Da lì a buttare già una prima bozza della trama, il passo è stato molto breve. 

Foto di: Gabriele Glinni e Emanuela Notarangelo

Per quanto riguarda il protagonista, Giacomo: ti sei ispirato a qualcuno nel creare questo personaggio?

Alessandro Bolzani: Giacomo è un misto tra il me stesso adolescente e vari eroi dei romanzi di formazione, come “Harry Potter” o, con le dovute proporzioni, “David Copperfield” (anche se credo che Giacomo sia un po’ meno sfortunato di lui!).

Devo dirti che mi piace molto la copertina del libro: soprattutto questo colore verde, è molto d’effetto!

Sei stato tu a scegliere la grafica della copertina?

Alessandro Bolzani: La copertina è stata realizzata dalla bravissima Ester Kokunja, una grafica che ha curato varie cover dei romanzi editi da Genesis Publishing.

Le ho lasciato massima libertà, sia sullo stile da usare che sulla scena da rappresentare, ma incredibilmente è riuscita a dare vita a un’illustrazione molto simile a quella che avevo sempre immaginato.

Sono molto contento che al posto di puntare su una copertina realistica (non ne sono un grande amante, devo essere sincero), abbia optato per un risultato più “astratto”. 

Alessandro Bolzani

Parlando invece di case editrici: molti autori lamentano la difficoltà nel trovare una casa editrice che pubblichi il loro libro.

Hai riscontrato anche tu delle difficoltà nel trovare una casa editrice?

Alessandro Bolzani: In realtà no, ma credo di essere stato fortunato.

Pochi mesi dopo aver concluso il romanzo ho selezionato una decina di case editrici a cui inviarlo, sperando che almeno una si dimostrasse interessata.

Dopo poche settimane è arrivata la proposta della Genesis Publishing, che ho accettato senza esitazioni. In seguito, quando avevo già firmato il contratto, altre due case editrici hanno espresso il loro interesse nei confronti del romanzo.

Devo ammettere che è stata una bella iniezione di autostima (ride, ndr).

Cosa ne pensi del self publishing? Come mai non hai optato per questa scelta?

Alessandro Bolzani: Il self publishing è un ottimo modo per mettere in vendita le proprie opere senza dover affrontare l’iter classico (spesso un po’ lento e difficoltoso). Tuttavia richiede una grande quantità di tempo ed energie da investire nell’autopromozione, dunque non deve essere preso sottogamba. 

Personalmente ho scelto il percorso “tradizionale” perché sentivo il bisogno di un “filtro” tra me e lo scaffale della libreria, di qualcuno che mi dicesse:

“Sì, sono pronto a scommettere sul suo libro”.

Alessandro Bolzani

Non sono troppo bravo a giudicare la qualità dei miei racconti, quindi sapere che c’è qualcuno che crede nel loro potenziale mi aiuta a capire di aver fatto un buon lavoro.

È per questo che sono fermamente contrario alle case editrici a pagamento, che spesso accettano di tutto (purché l’autore paghi).

Il self publishing comunque mi incuriosisce molto e prima o poi mi piacerebbe provare a sondarne le potenzialità.

Parlando di lettura, invece.
Ti potresti definire un lettore molto forte?

Hai degli autori di riferimento?

Alessandro Bolzani: Cerco di leggere due o tre libri al mese, anche se non sempre ci riesco (dipende molto dagli impegni e anche dalla lunghezza dei volumi in questione).

Ho tanti altri hobby, come i videogiochi e l’animazione giapponese, ma cerco sempre di ritagliare uno spazio ai libri.

Ritengo la lettura un “allenamento” fondamentale per uno scrittore.

Ci sono molti autori che apprezzo, ma quelli che, per un motivo o per l’altro, mi hanno colpito di più sono: Stephen King, Haruki Murakami, H. P. Lovecraft e J.K. Rowling.

Alessandro Bolzani

Tu sei laureato in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità e lavori come giornalista presso AlaNews.

In che modo il tuo percorso di studi e il tuo lavoro ha ispirato la tua voglia di scrivere un libro?

Che cosa hai imparato nella “teoria” da mettere in atto nella “pratica”?

Alessandro Bolzani: Alcuni corsi che ho seguito all’università mi hanno aiutato ad ampliare i miei orizzonti e a ottenere una visione più vasta del mondo.

Per esempio ho approfondito alcuni aspetti del mondo dell’editoria che conoscevo solo marginalmente, come gli audiolibri e la “stampa su richiesta” (print on demand): ho capito un po’ meglio i torbidi meccanismi della politica e mi sono avvicinato all’affascinante mondo della scrittura SEO oriented. 
Alessandro Bolzani

Sia l’università che il lavoro come giornalista hanno in parte influito sulla mia passione per la scrittura, ma in realtà li vedo più come binari separati che si incrociano solo di tanto in tanto.

Vorresti pubblicare altri libri in futuro?

Credi che sia questa la tua strada?

Alessandro Bolzani: Sì, ho molte storie in mente e voglio provare a raccontarne la maggior parte. In questo periodo sto lavorando a un nuovo progetto, ma è ancora presto per scendere nei dettagli.

Spero, però, di poterne parlare apertamente già tra qualche mese.

Bene, Alessandro, questa era la mia ultima domanda. Grazie per essere stato qui con me, oggi, sul mio blog.
Io ti faccio un grande in bocca al lupo per il futuro e… complimenti ancora per il tuo libro!

Alessandro Bolzani: Grazie mille!

… Ma, prima di andare, non dimenticarti di lasciare qui sotto i tuoi recapiti social.

Recapiti social di Alessandro Bolzani:

  • Link di acquisto del libro: Potete trovarlo su Amazon (anche in edizione cartacea)  e su altri store (trovate l’elenco completo qui).

Martina Vaggi

Photo credit: Pixabay e Pexels.
Gabriele Glinni e Emanuela Notarangelo.

Autori emergenti

Giorgia Amantini: 10 domande all’autrice di ‘Vortice’ e ‘Muro contro Muro’

Un caro saluto ai lettori del mio blog!
Per questa nuova rubrica di collaborazioni intitolata “10 domande all’autore“, ad opera di “Pensieri surreali di gente comune”, abbiamo come ospite quest’oggi Giorgia Amantini, autrice emergente di due libri e regista teatrale per l’associazione culturale Arcadialogo di Nettuno.

Partiamo subito con le domande all’autrice.

Innanzitutto, saluto Giorgia Amantini e le do il benvenuto sul mio blog!

Iniziamo subito parlando di te e del tuo percorso: tu sei laureata in Management, economia, finanza e diritto d’impresa. Vedendo il percorso di studi da te intrapreso, mi viene da subito la curiosità di farti questa prima domanda.

Quand’è che ti sei avvicinata alla scrittura? 

Giorgia Amantini: Ciao Martina e grazie per avermi ospitato sul tuo blog, sono molto felice che tu mi abbia dato la possibilità di potermi esprimere e far conoscere ai tuoi lettori. Sì, a prima vista riesce difficile credere, vedendo il mio percorso di studi, che possa essermi dedicata alla scrittura. Ma questa passione l’ho scoperta quando avevo 17 anni, in seguito a un evento personale molto doloroso che ha dato modo di far esplodere tutto quello che avevo dentro proprio attraverso la scrittura medesima.

Giorgia Amantini

Amo la letteratura da sempre, ma la scrittura è qualcosa a cui mi sono avvicinata in giovane età anche grazie all’esperienza teatrale amatoriale, che mi ha permesso, poi, di spaziare e di affinare tecnicamente il mio modo di scrivere.

Scrivere sempre per poter scrivere sempre meglio.

E io la faccio, ormai, da vent’anni. Sperando di migliorare giorno dopo giorno.

Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto a pensare: “Voglio provarci: voglio pubblicare un libro”?

Giorgia Amantini: È stato un momento molto particolare, anche perché arrivato in ritardo rispetto a quando lo avevo sognato. Contando che la mia prima pubblicazione risale al 2018, si può capire quanto sia stata insicura e spaventata nel buttarmi a voler proporre un mio inedito a una casa editrice. Ciò che mi ha spinto a farlo è stata sicuramente una consapevolezza maggiore di me stessa.

Sai, a volte non sempre diamo a noi stessi il rispetto che meritiamo, diamo sempre importanza ad altro, facendolo diventare per necessità la nostra priorità.

Ecco, posso dire che in un momento non molto positivo che stavo vivendo nel 2018, sono riuscita a trovare la forza per dire basta e per dedicarmi finalmente a ciò che desideravo. È stato un tentativo che poi è riuscito, è scattato qualcosa dentro di me forse legato alla voglia di voler finalmente esprimere la mia interiorità, fino ad allora nascosta nei numerosi inediti che ho nel mio cassetto. E da lì, non mi sono più fermata.

Parliamo proprio del 2018, l’anno in cui hai pubblicato il libro “Vortice”, edito da Albatros Il Filo.

Potresti raccontarci di cosa parla il libro “Vortice”?

Giorgia Amantini: “Vortice” ha nel titolo tutto ciò che esprime. I sentimenti dei protagonisti, tutti anonimi, tutti quasi surreali, tutti legati alla loro inesorabile vita/non vita, ti trascinano nel vortice delle loro sensazioni più profonde e segrete. Soprattutto la mia Lei, una donna che non hai mai compreso fino in fondo di essere tale fino a quando non incontra in circostanze molto particolari questo Lui imperfetto, ma umano.

Vortice” è un monologo introspettivo dove ognuno si può riconoscere nei suoi tormenti personali. Non c’è spazio, non c’è tempo, non ci sono riferimenti: c’è solo un momento, un istante che si dilata nella storia diventando “la storia”, un momento che però cambierà per sempre la vita dei protagonisti, portandoli finalmente a scegliere di essere liberi. Nel bene e nel male.

Giorgia Amantini

Leggendo la sinossi, appare chiaro che si tratta di un’avvincente storia dai toni cupi e dai forti colpi di scena. Ma un aspetto mi ha incuriosita molto.

In “Vortice” c’è di mezzo anche una storia d’amore?

Puoi svelarci qualcosa, sotto questo aspetto?

Giorgia Amantini: Posso dirti che questa storia d’amore di cui parli, non è una storia d’amore convenzionale. Lei e Lui si amano, ma non di quel sentimento passionale e fisico che tutti conosciamo e raccontiamo, ma di un sentimento umano.

Entrambi, durante il loro incontro forzato, scoprono solidarietà, dolcezza, comprensione, come se quel momento che stanno vivendo li possa far redimere dal loro essere/non essere. Come se fino ad allora non avessero mai vissuto veramente, prigionieri di sé stessi: è nel loro conoscersi che trovano finalmente la chiave della propria libertà.

Ci sono dei momenti nel romanzo che fanno capire proprio questo, momenti molto profondi, ma sempre fortemente introspettivi.

Il libro su Amazon lo potete trovate qui:

Parliamo invece del tuo secondo libro, “Muro contro muro”, pubblicato nel 2020 con Argento Vivo Edizioni.

In questo libro sono trattati avvenimenti storici molto importanti e forti, come la caduta del Muro di Berlino e l’11 Settembre 2001: queste situazioni fanno solo da sfondo alla trama del libro o sono da te state approfondite lungo il racconto?

Ci vuoi raccontare che cosa ti ha spinto ad occuparti di realtà storiche così forti e a riportarle in un libro?

Giorgia Amantini: Amo la storia da sempre, molti la considerano noiosa, io, invece, la trovo appassionante. Ed è stata questa mia passione a spingermi a scrivere un piccolo romanzo storico come “Muro contro muro”. In realtà, l’idea di partenza era soltanto un atto unico teatrale che poi, in scrittura, è diventato qualcosa di più, trasformandosi in un racconto che attraversava ben venticinque anni di storia internazionale.

Le situazioni narrate sono legate soprattutto ai miei ricordi: nel 1989 avevo sei anni, nel 2001 ne avevo diciotto e ho potuto assistere, come tutti, in diretta televisiva a quanto stava succedendo, con una maturità e una consapevolezza ben diverse.

E proprio i miei ricordi, legati a un approfondimento degli eventi sopra narrati, si sono fusi perfettamente con la fantasia che mi ha dato modo, attraverso i personaggi protagonisti, di far emergere proprio la storia in quanto contesto e la storia in quanto filone narrativo. Tutti sono parte di essa, la costruiscono, la vivono, la soffrono, la cambiano, la redimono.

Berlino e New York sono due momenti fondamentali per la crescita dei protagonisti, ma lo sono stati anche per quella dell’autrice che dentro vi ha messo tutto ciò che ha provato, cercando di trascinare il lettore lì con sé, rendendolo a sua volta protagonista e non solo spettatore. Per non dimenticare ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare.

Giorgia Amantini

Parliamo dell’inedito “L’anno che verrà”.

Tu hai vinto il “Premio Speciale della Società Romantica” al Premio Nazionale di Narrativa “Jerome Salinger” – Città di Pescara – per l’anno 2019/2020, gareggiando con l’inedito “L’anno che verrà”. 

Vuoi raccontarci qualcosa su questo libro? 
Hai già trovato una casa editrice con la quale pubblicarlo?

Giorgia Amantini: Ti ringrazio per averne fatto menzione, questa è stata la più bella soddisfazione letteraria che abbia mai avuto (pubblicazioni a parte, ovviamente). Il libro è ancora inedito ed è attualmente iscritto a un altro concorso letterario che come premio ha proprio la pubblicazione. Ci spero molto, ma anche se non dovesse succedere, continuerei comunque a puntare su questo libro con altre case editrici perché lo considero un po’ il precursore degli altri due.

Anche se svincolato nelle tematiche, “L’anno che verrà” ha posto le basi per il mio stile di scrittura. Fino ad allora, rileggendomi, mi ero sempre piaciuta poco. Qui, invece, ho scoperto di poter andare oltre, di osare (sia sintatticamente che tematicamente), di poter raccontare una storia d’amore che sfida i tempi. 


Filippo e Virginia sono due ragazzi che nel Capodanno del 1975 vivono il loro amore e che, nel Capodanno di trentacinque anni dopo, si ritrovano a dover fare i conti con ciò che la vita ha riservato loro.
Quell’anno che doveva venire in gioventù, verrà dunque trentacinque anni dopo?

Lo scopriremo solo leggendo. Spero molto presto.

Giorgia Amantini

A proposito di pubblicazioni… Ho notato che, fino ad ora, hai sempre pubblicato con case editrici.

C’è mai stato un momento in cui hai pensato di rivolgerti al self publishing?

Giorgia Amantini: Il self publishing è sempre stato nei miei pensieri, ma mi manca una sola cosa: il tempo. Forse molti non lo sanno, ma c’è un lavoro enorme dietro, dall’apertura dell’account all’impaginazione del libro, dai collegamenti tecnici a quelli pratici e per una un po’ analogica come me la percezione del tempo da impiegare raddoppia!

Quindi ti dico che, avendo una trilogia che sto finendo di scrivere nel mio famoso cassetto, il self publishing molto presto lo farò. Non so quantificare questo “presto”, ma lo farò. Anche perché lo ritengo utile e molto ben strutturato soprattutto nella distribuzione. Le grandi piattaforme, ormai, ti danno tutto il supporto possibile al riguardo e quindi, sicuramente, molto presto arriverò anche io in questo mondo.

L’Associazione Culturale Arcadialogo di Nettuno

Tu sei anche regista teatrale amatoriale.
Ci racconti qualcosa a proposito dell’Associazione?  

Giorgia Amantini: L’Associazione è un’altra grande soddisfazione della mia vita. Sono tra i soci fondatori e quando è nata, nel 2007, eravamo tutti più giovani, più incoscienti e, sicuramente, più pazzi. È stata una scommessa vinta soprattutto dal punto di vista culturale perché non abbiamo portato in scena soltanto testi teatrali conosciuti, ma anche nostre produzioni.

Non è da tutti puntare sulla qualità di scrittura dei propri membri, eppure questa associazione ha creduto sempre di dover sponsorizzare culturalmente le idee e i progetti dei propri soci, proprio per farli crescere.

Oltre al teatro, abbiamo realizzato anche alcuni cortometraggi, partecipato a eventi sociali importanti (come la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che è un nostro grande appuntamento ormai dal 2011), concesso ai nostri soci di scrivere copioni teatrali e di rappresentarli.

Lo spirito culturale che pervade l’Arcadialogo è fortissimo e nessuno ha mai ostacolato la crescita dei propri membri. Ecco, credo che da fondatore non potevo augurarmi di meglio: ci siamo tolti tante soddisfazioni e tante ce ne toglieremo non appena tutto tornerà alla normalità. Speriamo presto.

Giorgia Amantini

Di quali spettacoli teatrali ti sei occupata, fino ad ora?

Giorgia Amantini: Come regista e attrice ho portato in scena due copioni teatrali, “Whisky, bugie e sottovesti” nel 2014 e “Shampoo a secco” nel 2015, due commedie di cui vado molto orgogliosa. Sempre nel 2015 ho curato un omaggio a Eduardo De Filippo, a Totò e alla musica napoletana portando in scena “Voce’e notte” che mi ha dato la gioia più grande che potessi desiderare da attrice amatoriale.

Inoltre, nel sociale, ho curato per la giornata internazionale contro la violenza sulle donnereading fotografici e teatrali di “Anime nel buio” nel 2011 (da cui ne ho tratto anche un corto) e di “Istantanima” nel 2012.

L’ultimo omaggio portato in scena è stato “Ciao Alda, Ciao amore” nel 2019 dedicato alla poetessa Alda Merini, legando la sua poesia con quella musicale di Luigi Tenco. Da allora, tantissimi progetti sono ancora fermi, nell’attesa di poter essere rappresentati. Grazie per avermi fatto rivivere in questo breve excursus circa dieci anni storia teatrale della mia vita! 

Ma oltre a questo, tu sei anche insegnante di Economia aziendale.

Qual è l’ambito nel quale Giorgia Amantini sente di dare il massimo di te stessa? 

Come scrittrice, come regista teatrale o nel tuo lavoro?

Giorgia Amantini: Prima ti rispondo professionalmente: do il massimo di me stessa sempre perché, come scrittrice, hai il dovere di colpire il lettore facendo in modo che lui si fidelizzi a te non solo perché ti conosce o ti stima, ma perché hai talento.

Giorgia Amantini

Come insegnante, hai in mano il destino non solo professionale ma umano dei tuoi studenti e devi guidarli passo passo a prendere coscienza di quanto valgono, perché la cultura è uno step fondamentale per renderli liberi da ogni pregiudizio o convinzione verso sé stessi e gli altri; come regista/attrice teatrale, hai il dovere di emozionarti e di far emozionare non solo il pubblico in sala, ma anche i tuoi compagni di scena, di instradarli e guidarli per raggiungere l’obiettivo finale che non è l’applauso del pubblico, ma la sua fidelizzazione.

Ora ti rispondo come donna: do il massimo di me stessa sempre, perché se non lo facessi, non mi sentirei in pace con me stessa e mi sentirei meno donna. Perché tutto ciò che faccio contribuisce alla mia identità non solo professionale, ma soprattutto personale. Sto bene quando scrivo, sto bene quando recito e dirigo, sto bene quando insegno. Sono tre dimensioni che fanno parte di me e quindi, da donna, mi migliorano e mi completano, rendendomi felice. 

Molto bene Giorgia Amantini, questa era l’ultima domanda e sono contenta di avertela fatta perché hai dato una risposta davvero ricca e densa di significato!

Grazie per averci raccontato di questa tua ricchissima esperienza!

Io ti ringrazio per essere stata con me sul mio blog… e ti auguro tanta fortuna per i tuoi prossimi libri, per i tuoi prossimi spettacoli e per il tuo lavoro! Le tre dimensioni della tua vita: tutte ugualmente importanti per te!

Giorgia Amantini: Grazie a te, di cuore.

Ma prima di salutarci, non dimenticare di lasciare qui sotto i tuoi recapiti social.

Recapiti di Giorgia Amantini

  • Dov’è possibile acquistare i libri di Giorgia Amantini: 

“Vortice”

www.amazon.it

“Muro contro muro”

www.argentovivoedizioni.it/scheda.aspx?k=muro

www.amazon.it

  • Profilo Facebook di Giorgia Amantini: 

www.facebook.com/vorticegiorgiamantini

  • Profilo Instagram di Giorgia Amantini:

www.instagram.com/giorgia1983ama

  • Sito del blog dell’Associazione Arcadialogo di cui Giorgia Amantini fa parte:

www.arcadialogo.wordpress.com

Giorgia Amantini, Giorgia Amantini

Martina Vaggi

Photo credit: Giorgia Amantini e Pixabay (https://pixabay.com)

Riflessioni

Leggiamo storie perché vogliamo scrivere la nostra

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Siamo una moltitudine di persone diverse ma così tutte uguali in fondo.
Una quantità smisurata di teste e cuori pulsanti con il desiderio di trovare un cuore che batta allo stesso ritmo del nostro.
Andiamo nel mondo alla disperata ricerca di qualcuno come noi, o simile a noi, oppure completamente diverso.
Cerchiamo la persona giusta in una miriade di persone sbagliate, ma la cerchiamo con modalità, finalità e tempi troppo diversi.
Questo, forse, è uno dei motivi per cui è così difficile trovarla.
In un mondo abitato da sconosciuti cercheremo sempre due occhi che ci guardino come se ci conoscessero da sempre.
E ci ostiniamo a cercare una luce da seguire e la troviamo in miriade di citazioni diverse, tutte prese da chi è “qualcuno” per il mondo: cantanti, scrittori, persone di successo. E così condividiamo una citazione e poi un’altra, e poi un’altra ancora, perché ci riconosciamo in quelle parole: ma com’è che, alla fine, finiamo sempre per fare tutto il contrario di ciò che quelle parole ci dicono di fare?
Forse perché al mondo non c’è nessuno che possa dirci come vivere la nostra vita. Forse ascoltiamo canzoni solo per poter trovare la giusta colonna sonora alla nostra vita e leggiamo storie solo per poter trovare la nostra.
Ma il vero traguardo lo raggiungiamo solo nel momento in cui la nostra storia ce la scriviamo noi.

Martina Vaggi