Autori emergenti

‘Mabel’, l’inedito di Matteo Orlandi uscirà con BookaBook: video intervista

Si intitola “Mabel” ed è il primo libro inedito di Matteo Orlandi.

Presento il nuovo protagonista della rubrica “Autori emergenti“. Vogherese d’adozione, Matteo svolge per anni un lavoro operativo che, come lui stesso ci dice nell’intervista, rappresenta per lui una: “Fonte di ispirazione per i suoi protagonisti e i dialoghi.

Come spesso accade, è la passione per la scrittura che lo sprona a volere di più.
Per anni, infatti, Matteo coltiva un sogno: quello di poter, un giorno, finalmente, pubblicare un libro.

L’occasione arriva scrivendo “Mabel” e superando quell’enorme paura che lo attanaglia, come lui stesso ci racconterà nell’intervista: la paura di non essere abbastanza, di non riuscire.
La paura di cambiare.

Solo qualche mese fa, Matteo supera questa sua paura: propone il libro a BookaBook e l’idea piace.
Il libro, ancora inedito, in una settimana di crowdfunding raggiunge e supera brillantemente le 200 copie in pre-order, presso il sito di BookaBook.

La pubblicazione dell’inedito è prevista per febbraio 2022.

Ma ora vi porto conoscere meglio di che cosa parla “Mabel“.

Matteo Orlandi
Immagine promozionale scelta per la campagna BookaBook di “Mabel”

“Mabel”: di che cosa parla il primo inedito di Matteo Orlandi

Con una trama che oscilla tra il noir e il thriller psicologico (come sarà l’autore stesso a raccontarci), “Mabel” è quel romanzo profondo che non ti aspetti, che ti emoziona proprio perché nasce da sentimenti veri e genuini.

Proprio questi sentimenti emergono dalla carta, trasudano da ogni parola scritta e sentita.

L’autore stesso ci concede una prova di questo con la lettura di un passo molto importante del libro (per saperne di più, guarda la video intervista a fondo articolo).

Trattandosi di un inedito, in accordo con l’autore, ho deciso di non svelarvi di più.

Ma per farvi un’idea più precisa, vi lascio la sinossi di “Mabel“.

La sinossi dell’inedito

La sinossi dell’inedito, disponibile anche sul sito ufficiale di BookaBook, è questa:

<<A volte il mondo fa schifo…>>.
<<… E c’è da aggrapparsi a qualcosa in grado di renderlo migliore>>.

Mabel

Questo è ciò che ha spinto i detective Torres e O’Hara ad andare fino in fondo ad una serie di omicidi che hanno coinvolto una variegata girandola di persone al punto tale da intrecciarne le strade in modo che nessuno di loro si sarebbe mai aspettato.

E’ il 1989 in California, più precisamente a Santa Barbara e attorno a questa spirale di morte si trovano costretti ad agire una serie di personaggi dalle vite completamente diverse ma con un obiettivo comune: trovare il responsabile di tutto l’orrore che si sta riversando città.


Non mancheranno le conseguenza di questa folle corsa contro il male e il presente vedrà l’incombenza di un passato mai del tutto dimenticato, pronto a cibarsi delle paure che il caso porterà nella sua scia.
Un giornalista, tre poliziotti, un bizzarro gruppo di amici e una ragazza che ricorda una dea caduta negli inferi.

Chi pagherà il prezzo dei propri errori?

Qualche estratto dal libro

Per incuriosirvi, l’autore ha reso disponibile qualche estratto.
Eccone tre:

  • L’uomo si avvicinò lentamente stringendo la pistola senza sollevarla.
    I due si guardarono negli occhi e le loro vite si intrecciarono così come il loro destino.
  • <<E di Magnum P.I. cosa ne pensi?>>.
    Disse Eric indicando con il pollice l’uomo che avevano appena interrogato.
    <<Un uomo qualunque in un posto qualunque. Solo che stavolta era il posto sbagliato>>.
  • <<Che cosa ci fa una ragazza carina come lei tutta sola in un locale come questo?>>. Chiese Charlie.
    <<Chiamami Mabel, per favore>>. Porse la mano.
Matteo Orlandi
Immagine scelta dall’autore a rappresentare la trama di “Mabel”.

Il crowdfunding su BookaBook: più di 200 copie pre-ordinate in una settimana

Ha impiegato una sola settimana, neanche, a mandare in pre-order più di 200 copie, tra eBook e cartaceo.
Mabel“, si è così subito aggiudicato un posto tra i libri che verranno pubblicati nell’anno 2022 dalla casa editrice BookaBook.

Per chi non lo sapesse, BookaBook è una casa editrice fondata nel 2014, attiva ora più che mai nell’obiettivo di trasformare il lettore da consumatore a parte attiva della vita del libro.

Questo viene messo in atto attraverso le campagne di crowdfunding: il libro viene posizionato sulla piattaforma con la trama, alcuni estratti e la biografia dell’autore.

C’è un limite di copie che è possibile prenotare, superate le quali l’autore ottiene l’ambito premio: la pubblicazione dell’inedito. Infatti, se il numero di copie pre-ordinate supera quel limite, il libro passa quell’obiettivo e verrà quindi pubblicato: nel frattempo, verrà sottoposto ad un editing e verrà realizzata la copertina.

Una volta raggiunto lo step che riguarda la pubblicazione, si passa a quello successivo, che garantirà una maggiore pubblicità al libro una volta pubblicato. E così via, obiettivo dopo obiettivo.

In questo modo, è il lettore a scegliere a quale libro dare maggiore visibilità (e, di conseguenza, la possibilità di essere pubblicato).

Nel caso di “Mabel“, più precisamente, si parla di febbraio dell’anno prossimo per la sua pubblicazione.

In questo momento, l’inedito è in corsa per arrivare al prossimo step: un ulteriore passo nell’ottenimento di maggiore pubblicità. Al momento, a “Mabel” mancano solo 26 copie al raggiungimento del prossimo obiettivo.

Se volete sostenere la campagna e acquistare la vostra copia in pre-order, potete farlo da qui.

La video intervista all’autore sul libro inedito “Mabel”

In questa intervista, l’autore ci racconta di com’è nata in lui l’idea di “Mabel“: ci parla del suo percorso di crescita personale che l’ha condotto alla scrittura e alla realizzazione del suo primo inedito, grazie anche alla casa editrice BookaBook.

Qui potete trovare l’intervista all’autore sul suo inedito “Mabel“.
Buon ascolto!

Biografia dell’autore

In un mondo in cui “i Simpson l’hanno già fatto” la mia biografia potrebbe essere questa: non ho scelto il liceo classico, anche se avrei dovuto.
Non mi sono iscritto all’università, anche se avrei dovuto.
Non ho dato sfogo alla mia passione per la scrittura per quasi trent’anni, anche se avrei decisamente dovuto.

Alla fine, eccomi qui, con l’opportunità di pubblicare il mio primo romanzo (spero di una lunga serie) con la consapevolezza che non si diventa scrittori solo perché si pubblica un libro. 
A tal proposito colgo l’occasione, parafrasando uno dei miei film preferiti, per esprimere ciò che vorrei fare da grande: “Ci sto provando, Ringo, ci sto provando con grande fatica a diventare scrittore”.

Matteo Orlandi
Immagine scelta dall’autore a rappresentare la trama di “Mabel”.

Contatti

Qui potere trovare i contatti social dell’autore.

Non dimenticatevi di seguirlo per rimanere aggiornati sulla pubblicazione del suo inedito “Mabel“.

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.orlandi.14

Instagram: https://www.instagram.com/teo_o91/

Ricordo che se volete pre-ordinare “Mabel” potete farlo direttamente da qui.

Video intervista e articolo a cura di
Martina Vaggi

Photo credit: Matteo Orlandi e sito ufficiale di BookaBook

Autori emergenti

Luca Scopitteri: 10 domande all’autore della trilogia de “Il creatore di sogni”

Ben ritrovati all’appuntamento con la rubrica “10 domande all’autore emergente”, firmata Pensieri surreali di gente comune. 

Quest’oggi abbiamo come ospite Luca Scopitteri, autore della trilogia de “Il creatore di sogni”.
Luca è anche il vincitore del premio al “Concorso Letterario Internazionale Lago Gerundo” (2020) con il racconto horror “Gioca con me”.

Ciao Luca, ti do il benvenuto sul mio blog!
Iniziamo subito con la prima domanda.

Luca Scopitteri

Quando ti sei avvicinato per la prima volta alla scrittura?

Luca Scopitteri:

Ciao Martina.
Credo che lo spartiacque sia stato il passaggio dalle scuole superiori all’università. I libri che prima leggevo per obbligo sono diventati un piacere difficile da rinunciare, e la scrittura, i pensieri e la fantasia, hanno trovato sfogo sotto forma di racconti, diari e storie brevi.

E una di queste storie ti ha portato a scrivere il tuo primo libro “Il creatore di sogni”, pubblicato nel 2017. 

Che cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada
Ci racconti brevemente la trama del libro?

Luca Scopitteri:

È stato il desiderio di mettermi in gioco. Negli anni ho sviluppato così tante idee, che alla fine ho deciso di darle sostanza in un progetto lungo e articolato, un romanzo appunto. 

Molte volte si scrive per necessità, per esprimere un’idea, un’opinione, a volte anche un disagio. Nel mio caso da una riflessione che scaturisce da un’attitudine a sognare quasi tutte le notti, sogni vividi che ricordo benissimo e che mi danno molti spunti.

Un giorno mi sono domandato:

“Cosa accadrebbe se i sogni si materializzassero? E se, per contro, lo stesso avvenisse anche per gli incubi?”

Partendo da questa considerazione, nasce la storia di Jay e de “Il creatore di sogni”.

Libro su Amazon:

“Questa realtà è una finzione, una fantasia, una prigione con le sembianze di un paradiso.” Questo è un estratto del tuo libro. 
Molto interessante il tema della realtà mischiata alla finzione: tutto sembra muoversi nell’ambito dell’apparenza eppure c’è della profondità in questo, mi sembra di capire. 

Come mai con questo libro hai deciso di sondare questo “mondo dell’apparenza”, che non sembra per niente facile da rappresentare?

Luca Scopitteri:

Sono sempre stato molto attratto da tutto ciò che non è solo apparenza.

La realtà nasconde spesso delle sfaccettature che ignoriamo, eppure ugualmente interessanti.

Luca Scopitteri

Si scontra la mia duplice natura: da un lato il tentativo di essere razionale nelle scelte e nelle conclusioni, dall’altro la consapevolezza di cercare nella fantasia una valvola di sfogo. 

Quando ci si abbandona a questa fantasia, succede che il mondo dei desideri, della paura e a volte della follia, prenda il sopravvento sulla realtà e diventi difficile comprendere entrambe.

A me piace immaginarmi nella terra di confine tra l’una e l’altra.

Il creatore di ombre” è il secondo libro della trilogia, pubblicato nel 2020 con Bookabook.

Ci racconti brevemente di cosa tratta?

Luca Scopitteri:

È il proseguo della storia di Jay, con l’inserimento di un’altra protagonista, Lana. Alternando i capitoli narrati in prima persona, ripercorro le vite di entrambi, difficili e segnate da profonde ferite, che li porterà a incontrarsi in un mondo onirico. 

Entrambi sono dotati di abilità uniche, che li rendono al tempo stesso potenti e minacciati. Ti lascio l’estratto di un capitolo di cui ho fatto creare un audio.

Per ascoltarlo, clicca qui.

Per acquistare il libro su Amazon, qui:

Anche in questo libro affronti tematiche non facili. E salta all’occhio anche questo: “Il creatore” sembra essere una definizione che ti piace usare molto nei titoli.

Come mai?
Chi è in realtà questo creatore, per te? 

Luca Scopitteri:

Sì, il creatore è la linea guida della trilogia de “Il creatore di sogni”.
In realtà, il creatore è in ognuno di noi

Tutti possono essere in grado di creare qualcosa, nel senso che tutti sono padroni delle proprie scelte e hanno i mezzi per realizzarli.

È pur sempre una generalizzazione, intendiamoci, ci sono situazioni che spesso inibiscono tale capacità. Ma, di massima, il discorso può essere valido per tutti.

Luca Scopitteri

C’è un elemento che accomuna i tuoi libri o i loro protagonisti?

Luca Scopitteri:

Sì, i protagonisti, così come tutti i personaggi dei miei romanzi e racconti, sono persone normali, seppur dotate di abilità uniche. Non si troverà mai un eroe senza macchia, o un antieroe che non abbia motivazioni almeno parzialmente condivisibili.

Non credo nel bianco e nel nero, ma più spesso nelle sfumature. 

La verità dev’essere conosciuta nella sua totalità per poter essere valutata.

Self publishing: tu hai autopubblicato il tuo primo libro, mentre per il secondo ti sei affidato a Bookabook. 
Cosa ne pensi del self? Lo consiglieresti?

Perché, secondo te, sempre più autori si rivolgono al self piuttosto che ad una casa editrice?

Luca Scopitteri:

Il self publishing è uno strumento molto valido, ma devi essere scrupoloso nel tuo lavoro. In veste di lettori, siamo i primi a sospettare di un lavoro autopubblicato a fronte di uno edito con casa editrice. 

Per superare questa diffidenza, bisogna presentare un lavoro quanto più professionale: quindi affidarci a un editor, a un grafico per la copertina e l’impaginazione, a qualcuno che ci aiuti nella pubblicità.

Luca Scopitteri

Sono tutti aspetti che ci fanno diventare imprenditori di noi stessi

Occorrono tempo e risorse da dedicare, e se si fa un buon lavoro il lettore non noterà alcuna differenza rispetto a un libro che trovi sul mercato.

D’altro canto, ci sono realtà come le fantomatiche case editrici a pagamento, che non si preoccupano minimamente del risultato; ecco, di quelle bisogna tenersi alla larga.

Alla luce di questo, mi sento di consigliare il self a chi ha voglia di dedicare impegno anche nel post scrittura; in caso contrario ci sono tante medie e piccole realtà molto valide e desiderose di crescere, che sapranno valorizzare un libro ben scritto.

“Gioca con me” è il racconto horror con il quale hai vinto il primo posto al “Concorso Letterario Internazionale Lago Gerundo” (2020). 

Ci parli di questo racconto? Come ti è venuta l’ispirazione di scriverlo?
Vuoi lasciarci un breve estratto?

Luca Scopitteri:

È la storia di una giovane coppia che, durante un picnic in montagna, incontra una misteriosa bambina che in breve svelerà la sua natura maligna. 

Luca Scopitteri

È una storia nella quale mi sono concentrato sull’aspetto ambientale, sulla paura primordiale che si ha verso l’oscurità, verso l’irrazionale. 

L’idea nasce da una provocazione (amichevole) con il mio docente di scrittura narrativa, un noto scrittore con cui siamo in ottimi rapporti. Direi una sfida, una rivalsa, ma è un piccolo segreto tra noi due.

Ti lascio il link del racconto. Anche in questo caso ho fatto produrre un audio di cui sono particolarmente contento del risultato.

Puoi ascoltare il racconto, qui.

Tu ti sei laureato in Scienze Politiche e successivamente hai intrapreso questo percorso da scrittore.

Questa tua propensione alla scrittura è arrivata dopo o è stato proprio il tuo percorso di studi ad alimentarla?

Luca Scopitteri:

In realtà credo che Scienze Politiche, specie considerato l’indirizzo storico che ho seguito, mi abbia aiutato a migliorare la scrittura. In quegli anni ho imparato i metodi di ricerca, lo studio delle fonti e l’analisi dei fatti, per poi metterle in pratica con tesine. 

È stato sempre in quegli anni che ho iniziato ad amare la lettura e a dare forma ai miei scritti. 

Luca Scopitteri

Uno degli sbocchi di quell’università è il giornalismo. A suo tempo ho preso in considerazione quella strada, ma la vita e le circostanze, a volte, ti “dirottano” altrove. 

Anni spesi bene tuttavia, perché ho accumulato un carico di esperienze che oggi mi tornano utili.

Che lavoro fai per vivere? Vedi nella scrittura, prima o poi, una possibilità concreta di futuro, da un punto di vista lavorativo?

Hai già in progetto un altro libro?

Luca Scopitteri:

Ho una piccola impresa nel campo del tessile. 

La scrittura, come sa bene chi conosce questo mondo, in pochi casi ti permette di vivere solo di quella. Questo non vuol dire che non accada.

Ma è più facile che ci riesca chi è capace di abbinare attività propedeutiche, come editor, correttore di bozze, collaborando con case editrici, e così via.

Vivere di sola vendita dei libri, è un privilegio per pochi.

Luca Scopitteri

Nel mio caso, sto andando per gradi, seguendo corsi di scrittura narrativa affermati, dedicando tempo alla lettura (fondamentale per chi vuole scrivere) e così via. Non si smette mai di imparare e questo può portare solo a migliorarsi.

Quello che verrà, sarà più che ben accetto.

Attualmente ho in lavorazione il mio terzo romanzo. Ho preso una pausa dalla trilogia de “Il creatore di sogni” perché è un lavoro che mi richiede molto tempo per chiudere tutti gli intrecci aperti nei primi due lavori, e il periodo in cui viviamo non aiuta.

Credo che il prossimo romanzo sarà ultimato per la fine della primavera, poi vedremo con la casa editrice quando farlo uscire.

Riprende il racconto “Gioca con me”, quello di cui ti parlavo sopra, una storia di ricerca, a tinte soprannaturali, con un passato oscuro da scoprire.

E io ti faccio un grosso in bocca al lupo per la stesura di questo nuovo inedito e per tutto quello che verrà nella tua vita.

Bene, Luca Scopitteri, queste erano le tue 10 domande.
Sono molto felice di averti avuto ospite per la mia rubrica.

Lascia pure i tuoi recapiti social qui sotto, affinché chiunque lo desideri, possa seguirti e conoscere meglio le tue opere.

Recapiti social di Luca Scopitteri:

Link di acquisto dei libri.

Sito web di Luca Scopitteri.

Pagina Instagram Luca Scopitteri.

Pagina Facebook Luca Scopitteri.

Martina Vaggi

Photo credit: Luca Scopitteri, Pixabay e Pexels.

Autori emergenti

Roberto Ferraresi: 10 domande all’autore di ‘Io sono ricco, ma non lo sapevo’

Ben ritrovati ai miei lettori con questa rubrica “10 domande all’autore emergente” firmata Pensieri surreali di gente comune
Quest’oggi abbiamo come ospite Roberto Ferraresi.

Autore, scrittore e formatore, Roberto Ferraresi ci farà compagnia oggi parlandoci del suo percorso di vita e delle opere fino ad ora scritte da lui. 

Dunque, Roberto, innanzitutto ti saluto e ti do il benvenuto sul mio blog!
 Inizierei subito chiedendoti di te. 

Roberto Ferraresi

Che mestiere fa Roberto Ferraresi per vivere?
La scrittura può considerarsi un “lavoro” per te?

Roberto Ferraresi:

Buongiorno Martina e un caloroso saluto ai lettori del tuo blog.
Voglio innanzi tutto ringraziarti per l’interesse mostrato per il mio lavoro.

La tua iniziativa è lodevole, in quanto è certamente uno strumento utile per conoscere più a fondo chi si cela dietro le pagine di un libro, per questo motivo ho aderito con piacere.

Partiamo da cosa faccio per vivere. 

Da molti anni lavoro nel settore della bellezza e del commercio. Questa attività negli anni mi ha dato modo di vagliare ogni aspetto del suo mondo, da quello meramente pratico della sua esecuzione, alla vendita e alla consulenza. Per poi passare, all’aspetto legato alla comunicazione ed alla crescita personale, e quindi alla formazione.

Ciò premesso, dopo molti anni è diventato solamente il mezzo che mi permette di raggiungere un fine. La mia passione e i miei obbiettivi sono volti inderogabilmente in un’altra direzione.

Per quanto riguarda la scrittura, il mio obbiettivo è farne ciò che mi permetta di vivere.

Ciò che ho sognato e quindi ho deciso di realizzare, è un nuovo stile di vita.

Roberto Ferraresi

Oggi purtroppo non è ancora sufficiente, ma sono ottimista ed è per questo che persevero con determinazione. La convinzione che mi ha sempre guidato nella vita è: 

“Se lo possono fare gli altri, lo posso fare anch’io”

La scrittura è dedizione, applicazione e studio, ma soprattutto leggere, leggere, leggere.

Ciò premesso, non credo potrò ne vorrò mai considerare lo scrivere un vero lavoro.
Credo che se dovessi farlo, dal mio punto di vista, la scrittura perderebbe buona parte di quel fascino di cui una vera passione necessita.

Per esperienza personale, maturata in molti anni di lavoro di cui spesso ne ho fatto una passione, credo di poter asserire questo:

Qualsiasi lavoro fatto con dedizione e passione non lo si può considerare un vero lavoro, in quanto è tempo che dedichiamo a ciò che amiamo fare.

È tempo che dedichiamo a noi stessi ed è fantastico, perché questo approccio può rendere la nostra vita straordinaria.

Il denaro che ne deriva è solo una mera conseguenza.

Roberto Ferraresi

Questo concetto è molto interessante e ti devo dire con sincerità che lo condivido profondamente.
Ora inizierei a parlare del tuo percorso come scrittore. Nel 2019 tu hai pubblicato il tuo primo libro.

La Guerra della galassia Oscura/ Il Ritorno del Maestro di Luce”. 
Di che cosa si tratta? Ci parli della trama?

Roberto Ferraresi:

La Guerra della galassia Oscura” è un romanzo di fantascienza, ambientato in un’ipotetica galassia rimasta isolata nell’universo.

Il titolo potrebbe trarre in inganno letto da solo, anche se ha una sua naturale conseguenza. In realtà la storia si accentra maggiormente sul sottotitolo che è “Il Ritorno del Maestro di Luce” 

Non volevo fosse solo una classica storia fantascientifica fatta di guerre intergalattiche, e astronavi ipertecnologiche.

Per me era fondamentale che al suo interno fosse presente un messaggio, un motivo che spingesse il lettore a riflettere: quel motivo che spinge tutti noi quotidianamente a compiere delle scelte, anche quando non ci sentiamo pronti a compierle.

Roberto Ferraresi
Foto di Roberto Ferraresi

“Cosa fareste se foste chiamati a compiere un destino che non credevate tracciato per voi? Secondo i Maestri di Luce Eterna esistono soltanto due modi per risolvere un tale enigma: rimanere spettatori degli eventi, evitando di rischiare in prima persona, o cambiare le proprie credenze per affrontare impavidi ciò che ci attende. In altre parole, seguire il cammino della Luce o lasciarsi fagocitare dal potere oscuro dell’Assenza?”

Questo breve scorcio tratto dalla sinossi è ciò che maggiormente rappresenta questa storia.

La storia rispetta davvero tutti i canoni classici di un racconto di fantascienza anche spinta al mondo fantasy, ma ciò che non doveva mancare era un messaggio di crescita e di riflessione su ciò che sono i valori della famiglia dell’amicizia e dell’amore.

L’oscurità per esistere necessita della Luce e viceversa.

Roberto Ferraresi

Trasmettere valori attraverso le storie che costruiamo è sempre molto importante.
Ma il tuo non sembra un argomento molto facile da trattare. Immagino che abbia richiesto molta preparazione.

Che cosa ti ha ispirato nella stesura di questo primo libro? 

Roberto Ferraresi:

L’ispirazione di questo romanzo nasce da una passione viscerale che ho sin da bambino per la fantascienza e per tutto quel mondo che possiamo definire come fantastico.

A dire il vero, il perché, e il come è nato questo racconto, è un aneddoto che affronto, entrando in profondità nel mio ultimo libro. “Io sono ricco, ma non lo sapevo“.

Credo sia una storia che può essere molto utile a chi scrive.  Ci tengo a precisare che questo non è un romanzo ovviamente, ma non voglio farmi uno spoiler (ride, ndr).

In effetti come hai anticipato, scrivere un racconto di fantascienza richiede una certa preparazione. Esistono molti termini di carattere scientifico che vanno utilizzati con una certa coerenza.

Però è anche vero che chi ama questo mondo, oltre che trovare spunti nella propria fantasia, cosa fondamentale, può avvalersi di un mondo di informazioni, sia nella scrittura che nella filmografia, che ci hanno donato tutte quelle persone straordinarie e visionarie, che nel tempo hanno immaginato un mondo che ancora deve palesarsi.

Foto di Roberto Ferraresi

Questa tua passione per la fantascienza ti ha portato ad un seguito.
Nel 2020 hai infatti pubblicato “La Guerra della Galassia Oscura/Il segreto della Luce Nera”.

Come mai hai deciso di proseguire con questa serie? 
Hai riscontrato un buon interesse da parte del pubblico? 

Roberto Ferraresi:

La necessità di dare un seguito al “Ritorno del Maestro di Luce” con “Il segreto della Luce Nera”, era inevitabile: ne presi coscienza già quando stavo volgendo al termine della stesura del primo romanzo.

Lo stesso pensiero si è palesato al termine del secondo. Non potevo che farne una trilogia: credo che questo sia il suo dovuto epilogo. 
Non posso ancora dire quando lo pubblicherò, ma è una certezza.

A volte accade che quando volgi al termine di un racconto, prendi coscienza che quella storia non può concludersi così: è articolata e piena di risvolti che andrebbero approfonditi.
Concluderla lascerebbe nel lettore troppe domande inevase.

Devo ammettere che a quasi due anni dalla pubblicazione del primo romanzo l’interesse dei lettori è andato solo in crescendo.

La pubblicazione del secondo volume ha aumentato, e non di poco, l’interesse di chi si era approcciato al primo libro.

Questo non può che inorgoglirmi. 

Del resto, una trilogia riesce sempre a raccogliere aspetti utili della storia di ogni personaggio importante del racconto, affinché si comprenda meglio il suo ruolo.

Roberto Ferraresi

Credo sia davvero interessante per chi si appassiona a quella storia, conoscere le scelte e la vita che i propri eroi compiranno in un arco temporale più completo.

Per me scrivere questa storia è stato davvero un momento fantastico in cui la mia fantasia e la mia creatività mi hanno dato l’opportunità di vivere vite inimmaginabili

Può sembrare incredibile, ma non vi nego di essermi meravigliato da solo durante la stesura, di quanto sia stato emozionale vivere ogni istante di ogni singolo personaggio: le loro gioie, le loro scelte, le loro difficoltà, le loro vittorie e le loro sconfitte.

Ogni loro momento è stato per me vita vissuta.

Sapere che altre persone leggendolo, possano anch’esse identificarsi in uno o più personaggi vivendone l’esperienza, mi riempie il cuore di gioia. 

Niente appaga di più di aver permesso a qualcuno, anche se non so chi sia, di aver sognato ed essersi emozionato anche solo per un istante, leggendo una storia nata da una mia fantasia che ho reso reale.

A dirti la verità, darei qualsiasi cosa perché un giorno un regista vedesse in quella storia la possibilità di portarla sul grande schermo e farne un film.

Poter vedere le espressioni dei miei personaggi e vivere la loro storia fantastica… sarebbe il massimo! 

Non so se questa è l’ambizione di ogni scrittore, ma credo che sicuramente siamo in molti a sognare che questo sia il giusto epilogo della nostra storia.

Roberto Ferraresi
Foto di Roberto Ferraresi


Io sono ricco – Ma non lo sapevo” è il tuo terzo libro.

Lo hai pubblicato al finire del 2020, proprio a pandemia inoltrata: è stato un caso?
Ce ne vuoi parlare?

Roberto Ferraresi:

Direi che con la tua domanda hai colto nel segno…

Io sono ricco, ma non lo sapevo” nasce proprio in un momento in cui il mondo come noi lo conoscevamo aveva ormai perso molti punti che potevamo considerare di riferimento.

In quel momento sentivo la ferma necessità di dare un mio contributo e di riportare all’attenzione delle persone quell’opportunità di poter guardare il mondo e la loro vita, con una diversa prospettiva.

Io per primo ho vissuto un momento di chiaro sconforto e ciò che è accaduto che ancora accade, ha inevitabilmente cambiato l’approccio a molte certezze che solo sino ad un anno addietro davamo per scontate.

La verità però è sempre molto diversa da ciò che spesso osserviamo: la nostra vita è sicuramente costernata di momenti difficili ma è anche vero che è solo grazie a quei momenti che troviamo la forza e la capacità di evolvere, di migliorarci.

La storia insegna che l’umanità ha dato il meglio di sé proprio quando tutto sembrava essersi smarrito. E così possiamo fare anche noi, singolarmente.

Il mondo e la nostra vita possono essere ciò che noi vogliamo che sia: dipende da come la osserviamo e da come la viviamo. La vita è fatta di scelte e di conseguenze.
Roberto Ferraresi

La ricerca della felicità è un cammino che va affrontato a piccoli passi e in sicurezza, ciò che può renderci esseri speciali non è realmente un qualcosa di cui dovremo dotarci, è già tutto insito in noi, ma spesso non ne siamo consapevoli.”

Questa è una delle citazioni del tuo libro “Io sono ricco – Ma non lo sapevo”. Una riflessione sicuramente molto interessante e spirituale, che invita ad una profonda presa di consapevolezza. 

Il libro su Amazon lo trovate direttamente da qui:

Questo libro può lenire le ferite che questo periodo storico molto difficile ha causato in tutti noi e darci qualche risposta?

Roberto Ferraresi:

La felicità non è un qualcosa di tangibile, ma è sicuramente un qualcosa che percepiamo come reale. 

Proprio per questo motivo credo sia utile dotarsi dei giusti strumenti necessari e conoscere il metodo che ci consenta di riscoprire ciò di cui già disponiamo. 

Quando affermo che questi strumenti sono già presenti in noi, ne sono certo. La verità è che il come utilizzarli spesso non ci è stato trasmesso: noi seguiamo semplicemente un istinto e viaggiammo a vista. 

Quando con un po’ d’ironia affermo che “non lo sapevo”, mi riferisco proprio a questo:

Nella nostra vita, se davvero lo vogliamo, possiamo sempre trovare il tempo per apprendere cose nuove: come riscoprirle dipende solo da noi e anche da questo dipendono scelte e conseguenze.

Roberto Ferraresi

Ci sono persone che con una perseveranza incredibile, impiegano buona parte del loro tempo e delle loro energie per promuovere una vita fatta di mancanze e di difficoltà.

Se questo tempo e queste energie le utilizzassero per godere dell’abbondanza e della gioia nell’affrontare quelle difficoltà, sapendo che sono opportunità per essere migliori e vivere a pieno l’esistenza, questo farebbe già la differenza.

Questo come altri spunti come già ho anticipato, nascono da una necessità di dare un contributo personale a tutto ciò.

Non è stato semplice mettersi a nudo, ma era necessario.

In questo viaggio in parte autobiografico ed introspettivo, ho avuto modo di evidenziare, proprio partendo dalla mia personale esperienza, come nella vita ci sia sempre tempo e modo di ritrovare un nuovo percorso verso quella gioia che tutti meritiamo. 

Per rispondere alla tua domanda seguente, non so dirti se davvero un libro possa lenire le ferite che la vita ci infligge, o che noi ci infliggiamo: questo è sempre molto soggettivo.

Posso affermare che nella mia di vita spesso un libro giusto ha saputo aprire la mia mente a nuove opportunità, per guardare alle cose dell’esistenza sotto una diversa prospettiva. 

Il resto come sempre è tutto riposto sotto la nostra responsabilità.

Se davvero vogliamo cambiare passo nella nostra vita e compiere scelte audaci, è necessario prepararsi, studiare, approfondire, alimentare quei dubbi che ci permettano di porci le giuste domande e, successivamente, di darci le giuste dovute risposte.
Roberto Ferraresi

Secondo te dove può essere trovata la vera felicità?

Roberto Ferraresi:

Per come la vedo io la felicità è già presente in noi dalla nascita.

La verità è che crescendo, la società e le persone di cui ci contorniamo, volontariamente o inconsapevolmente, creano condizionamenti e dubbi ai quali non sappiamo rispondere.

Questo spesso accade perché non ci facciamo le giuste domande.

Dirò di più, la felicità non è fatta di momenti: siamo noi a dare maggior peso alle difficoltà rendendo più grandi i momenti di sconforto che quelli di gioia.

Roberto Ferraresi

Fino ad ora tu ti sei sempre autopubblicato.

Come ti sei trovato a pubblicare in self publishing e cosa ne pensi, invece, di chi preferisce rivolgersi ad una casa editrice per una pubblicazione?

Roberto Ferraresi:

Scrivere in self publishing non è stata una scelta, ma un’opportunità. Credo che ogni autore abbia nel cassetto il sogno che un grande editore apponga il suo brand sotto il proprio nome.

Lavorare con un editore che crede davvero nel tuo lavoro, sicuramente potrebbe darti una maggiore visibilità. Ti permetterebbe di essere presente nelle librerie, dando l’opportunità ai lettori di entrare in contatto con la carta e l’odore dell’inchiostro della tua stampa, prenderne possesso emotivamente, magari sfogliandolo per capire se è ciò di cui necessita. 
Cosa che purtroppo nel vendere on-line viene a mancare.

Ma da dire al fare c’è di mezzo il mare…
Chi scrive come me sa di cosa parlo: quest’anno con mia grande gioia i dati delle vendite, soprattutto in Italia sono schizzati verso l’alto, anche se buona parte del lavoro l’ha fatto il mondo on-line.

Ho fatto qualche tentativo di rivolgermi ad alcuni editori, c’è da dire che da neofita non è così semplice avere credito, ma soprattutto mi sono scontrato con delle realtà a dir poco assurde, su cui ho dovuto soffermarmi e riflettere.

Ho fatto l’imprenditore tutta la vita e quando un progetto che mi veniva sottoposto lo ritenevo fattibile, investivo del mio, rischiavo in prima persona.

Quando un presunto editore ti chiede soldi per pubblicarti, obbligandoti ad assumerti tu l’onere, e tenendosi così per sé l’onore, questo stride con la parola imprendere.

Un po’ come dire: “Ti faccio lavorare con me se mi paghi“.

Roberto Ferraresi

Ecco perché alla fine ho compreso che avrei dovuto investire io in me stesso mettendomi in gioco in prima persona.
Ma devo ammettere che, così facendo, qualche bella soddisfazione è arrivata.

Non è stato sicuramente facile: ho investito oltre al denaro, molte energie nello studiare e sperimentare cosa fosse meglio fare, sbagliando e correggendo tutto ciò che necessitava.

Oggi al terzo libro, posso dire di essere molto più ferrato, anche se c’è ancora molto da fare. 

Il self publishing è un’opportunità per pubblicarsi subito, senza attendere i tempi biblici di alcuni editori.

Soprattutto all’inizio può anche essere maggiormente remunerativo, ma spesso, se le cose non si fanno come dovrebbero essere fatte, si rischia di uscire con prodotti scadenti.

Dipende da noi, quanto siamo pronti a rischiare nel metterci in gioco.

Premesso questo, aggiungo quanto segue: se domani un editore serio si proponesse, lo ascolterei sicuramente e valuterei con attenzione le sue proposte.

Roberto Ferraresi

Sul tuo sito ufficiale leggo che, oltre ad essere uno scrittore e un autore, tu sei anche un formatore. 

Di quali corsi di formazione ti sei occupato, fino ad ora?

Roberto Ferraresi:

Come ho già anticipato, lavorando nel mondo della bellezza ho iniziato a lavorare sulla formazione delle persone con cui collaboravo.

Prima in termini teorico e pratico, poi sulle potenzialità che ogni persona racchiude, non solo in ambito motivazionale, che è senz’altro utile, ma anche incentivando la crescita personale e la percezione del mondo con cui ognuno di noi interagisce.

Negli anni a seguire ho migliorato le mie skills frequentando e poi mettendo in pratica alcuni corsi di coaching. Cosa che mi è tornata utile, prima di tutto a livello personale, ma mi ha anche permesso di dare supporto alle persone che hanno frequentato i miei corsi.

Al momento sono molto preso con scrittura, ma ho in progetto a breve di creare un percorso dedicato proprio a chi decide di approcciarsi a questo mondo.

Roberto Ferraresi

Quali altri progetti vedi nel tuo futuro?

Quali altri libri ti piacerebbe scrivere, di quali argomenti vorresti occuparti?

Roberto Ferraresi:

Ti ringrazio per quest’ultima domanda, perché mi fornisce un assist importante.

Al momento sto lavorando anima e cuore ad un bellissimo progetto

Sono intento nella stesura di un nuovo romanzo di fantascienza, in cui racconterò una possibile realtà a cui potrebbe andare incontro l’umanità, perseguendo le scelte che in pochi fanno continuativamente, a scapito dei molti.

Il mio non vuole essere un racconto di quella fantascienza catastrofica di cui non sono certo appassionato, ma che rispetto comunque come arte creativa.

Diversamente voglio aprire una finestra di denuncia sui rischi che un’umanità imbrigliata e incapace di fare scelte condivise potrebbe affrontare, in un futuro neanche così prossimo.

Non mancherà l’azione ed il divertimento, ma sarà comunque incentrato sulle opportunità che una nuova consapevolezza nel genere umano possa risvegliare le anime perse, ridestando la centralità della vita. 

Roberto Ferraresi

Bene, Roberto, questa era la mia ultima domanda.
Io ti ringrazio molto di essere stato ospite sul mio blog, oggi e ti faccio un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti presenti e futuri!

Roberto Ferraresi:

Ottimo Martina, ti ringrazio ancora per l’opportunità e l’ospitalità!

Ringrazio i lettori del tuo blog per il tempo dedicatomi, nella speranza che l’aver raccontato qualcosa in più del mio lavoro possa renderlo sempre più condiviso e apprezzato.

Ma, prima di andare, non dimenticarti di lasciare i tuoi recapiti social.

Recapiti social Roberto Ferraresi:

Martina Vaggi

Photo credit: Pixabay, Pexels e Roberto Ferraresi.

Autori emergenti

Alessandro Bolzani: 10 domande all’autore de ‘I guardiani dei parchi’

Ben ritrovati ai miei lettori con questa rubrica “10 domande all’autore emergente” firmata Pensieri surreali di gente comune
Quest’oggi abbiamo come ospite un autore emergente, Alessandro Bolzani.

Giornalista e autore del romanzo, Alessandro Bolzani ci farà compagnia oggi parlandoci del suo percorso come autore e del suo libro “I guardiani dei parchi”.

Dunque, Alessandro, innanzitutto ti saluto e ti do il benvenuto sul mio blog!
 Iniziamo con le 10 domande.

Alessandro Bolzani

Quando hai sentito in te questa preponderante passione per la scrittura e quando hai iniziato a svilupparla?

Alessandro Bolzani: Ciao Martina e grazie mille per questa intervista!

Scrivere mi è sempre piaciuto e ricordo che già alle elementari mi divertivo tantissimo a fare i temi. In un paio di occasioni è pure capitato che la maestra ne leggesse uno davanti a tutta la classe.

Nel periodo delle medie mi sono appassionato molto al genere fantasy, grazie soprattutto a due saghe: “Harry Potter” e “Le Cronache del Mondo Emerso“.

È stata proprio quest’ultima a far nascere in me il desiderio di dare vita a una storia tutta mia, in grado di trasmettere ai lettori le stesse belle sensazioni che quei libri mi avevano fatto provare.

Il mio sogno si è concretizzato nel 2019, quando ho pubblicato il romanzo urban fantasy “I Guardiani dei parchi” assieme alla casa editrice Genesis Publishing.
Da allora ho un nuovo obiettivo: continuare a scrivere altri libri e impegnarmi per migliorare sempre di più.

Alessandro Bolzani

Parlando proprio del tuo primo libro “I guardiani dei parchi”: ci racconti qualcosa in più?

Alessandro Bolzani: Certamente! “I Guardiani dei Parchi” è la storia di Giacomo, un sedicenne che sta attraversando una fase alquanto burrascosa della sua vita.

I genitori hanno divorziato da poco e a causa della loro separazione è stato costretto a lasciare Milano, dove vivono i suoi pochi amici, per trasferirsi a Quercia Alta, una cittadina (immaginaria) del nord Italia.

Quello che potrebbe sembrare un passo indietro sotto ogni punto di vista nasconde però dei vantaggi inaspettati. Visitando il parco di Quercia Alta, Giacomo scopre di essere in possesso di un’abilità fuori dal comune.

Lui è in grado di vedere delle creature
provenienti da mondi diversi dalla Terra. 

Alessandro Bolzani

Questi esseri fantastici sono normalmente invisibili all’interno dei parchi, a causa della magia presente in questi luoghi, ma possono essere viste da chiunque nel momento in cui abbandonano l’area. Per evitare che ciò accada è stato istituito l’Ordine dei Guardiani dei Parchi, un’organizzazione segreta che gestisce i rapporti con gli altri mondi ed elimina ogni possibile minaccia.

La capacità di Giacomo di vedere le creature provenienti dagli altri mondi all’interno dei parchi lo rende un candidato ideale per unirsi all’Ordine. Per il giovane si tratta di una prospettiva allettante, anche se non priva di insidie.

Dopotutto chi entra a far parte dell’associazione segreta non può tirarsi indietro in un secondo momento ed è chiamato ad affrontare vari pericoli, tra cui le creature oscure, delle entità irrazionali il cui unico scopo è soddisfare il proprio appetito.

Inoltre, negli altri mondi si stanno verificando evasioni, rapimenti e omicidi. Tutto induce a pensare che esista un legame tra questi macabri avvenimenti e che qualcuno potrebbe essere intento a tramare nell’ombra per vendicarsi di un antichissimo torto.

Ma questo Giacomo non lo sa…

Alessandro Bolzani

Creature oscure, magia, esseri fantastici.. c’è questo e anche di più, racchiuso nel tuo libro!

(Lo potete trovare su Amazon direttamente da qui):

Che cosa ti ha ispirato nella stesura della trama?

Alessandro Bolzani: L’ispirazione è arrivata perlopiù dal mondo reale.

A pochi chilometri da casa mia c’è un parco molto simile a quello descritto nel romanzo ed esplorandolo mi è capitato spesso di fantasticare su possibili storie ambientate in un luogo simile.

L’idea dei portali mi è venuta osservando un cromlech, un insieme di pietre disposte a circolo. Il suo aspetto suggestivo mi ha spinto a immaginarlo con un punto di collegamento tra la terra e varie altre realtà. 

Da lì a buttare già una prima bozza della trama, il passo è stato molto breve. 

Foto di: Gabriele Glinni e Emanuela Notarangelo

Per quanto riguarda il protagonista, Giacomo: ti sei ispirato a qualcuno nel creare questo personaggio?

Alessandro Bolzani: Giacomo è un misto tra il me stesso adolescente e vari eroi dei romanzi di formazione, come “Harry Potter” o, con le dovute proporzioni, “David Copperfield” (anche se credo che Giacomo sia un po’ meno sfortunato di lui!).

Devo dirti che mi piace molto la copertina del libro: soprattutto questo colore verde, è molto d’effetto!

Sei stato tu a scegliere la grafica della copertina?

Alessandro Bolzani: La copertina è stata realizzata dalla bravissima Ester Kokunja, una grafica che ha curato varie cover dei romanzi editi da Genesis Publishing.

Le ho lasciato massima libertà, sia sullo stile da usare che sulla scena da rappresentare, ma incredibilmente è riuscita a dare vita a un’illustrazione molto simile a quella che avevo sempre immaginato.

Sono molto contento che al posto di puntare su una copertina realistica (non ne sono un grande amante, devo essere sincero), abbia optato per un risultato più “astratto”. 

Alessandro Bolzani

Parlando invece di case editrici: molti autori lamentano la difficoltà nel trovare una casa editrice che pubblichi il loro libro.

Hai riscontrato anche tu delle difficoltà nel trovare una casa editrice?

Alessandro Bolzani: In realtà no, ma credo di essere stato fortunato.

Pochi mesi dopo aver concluso il romanzo ho selezionato una decina di case editrici a cui inviarlo, sperando che almeno una si dimostrasse interessata.

Dopo poche settimane è arrivata la proposta della Genesis Publishing, che ho accettato senza esitazioni. In seguito, quando avevo già firmato il contratto, altre due case editrici hanno espresso il loro interesse nei confronti del romanzo.

Devo ammettere che è stata una bella iniezione di autostima (ride, ndr).

Cosa ne pensi del self publishing? Come mai non hai optato per questa scelta?

Alessandro Bolzani: Il self publishing è un ottimo modo per mettere in vendita le proprie opere senza dover affrontare l’iter classico (spesso un po’ lento e difficoltoso). Tuttavia richiede una grande quantità di tempo ed energie da investire nell’autopromozione, dunque non deve essere preso sottogamba. 

Personalmente ho scelto il percorso “tradizionale” perché sentivo il bisogno di un “filtro” tra me e lo scaffale della libreria, di qualcuno che mi dicesse:

“Sì, sono pronto a scommettere sul suo libro”.

Alessandro Bolzani

Non sono troppo bravo a giudicare la qualità dei miei racconti, quindi sapere che c’è qualcuno che crede nel loro potenziale mi aiuta a capire di aver fatto un buon lavoro.

È per questo che sono fermamente contrario alle case editrici a pagamento, che spesso accettano di tutto (purché l’autore paghi).

Il self publishing comunque mi incuriosisce molto e prima o poi mi piacerebbe provare a sondarne le potenzialità.

Parlando di lettura, invece.
Ti potresti definire un lettore molto forte?

Hai degli autori di riferimento?

Alessandro Bolzani: Cerco di leggere due o tre libri al mese, anche se non sempre ci riesco (dipende molto dagli impegni e anche dalla lunghezza dei volumi in questione).

Ho tanti altri hobby, come i videogiochi e l’animazione giapponese, ma cerco sempre di ritagliare uno spazio ai libri.

Ritengo la lettura un “allenamento” fondamentale per uno scrittore.

Ci sono molti autori che apprezzo, ma quelli che, per un motivo o per l’altro, mi hanno colpito di più sono: Stephen King, Haruki Murakami, H. P. Lovecraft e J.K. Rowling.

Alessandro Bolzani

Tu sei laureato in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità e lavori come giornalista presso AlaNews.

In che modo il tuo percorso di studi e il tuo lavoro ha ispirato la tua voglia di scrivere un libro?

Che cosa hai imparato nella “teoria” da mettere in atto nella “pratica”?

Alessandro Bolzani: Alcuni corsi che ho seguito all’università mi hanno aiutato ad ampliare i miei orizzonti e a ottenere una visione più vasta del mondo.

Per esempio ho approfondito alcuni aspetti del mondo dell’editoria che conoscevo solo marginalmente, come gli audiolibri e la “stampa su richiesta” (print on demand): ho capito un po’ meglio i torbidi meccanismi della politica e mi sono avvicinato all’affascinante mondo della scrittura SEO oriented. 
Alessandro Bolzani

Sia l’università che il lavoro come giornalista hanno in parte influito sulla mia passione per la scrittura, ma in realtà li vedo più come binari separati che si incrociano solo di tanto in tanto.

Vorresti pubblicare altri libri in futuro?

Credi che sia questa la tua strada?

Alessandro Bolzani: Sì, ho molte storie in mente e voglio provare a raccontarne la maggior parte. In questo periodo sto lavorando a un nuovo progetto, ma è ancora presto per scendere nei dettagli.

Spero, però, di poterne parlare apertamente già tra qualche mese.

Bene, Alessandro, questa era la mia ultima domanda. Grazie per essere stato qui con me, oggi, sul mio blog.
Io ti faccio un grande in bocca al lupo per il futuro e… complimenti ancora per il tuo libro!

Alessandro Bolzani: Grazie mille!

… Ma, prima di andare, non dimenticarti di lasciare qui sotto i tuoi recapiti social.

Recapiti social di Alessandro Bolzani:

  • Link di acquisto del libro: Potete trovarlo su Amazon (anche in edizione cartacea)  e su altri store (trovate l’elenco completo qui).

Martina Vaggi

Photo credit: Pixabay e Pexels.
Gabriele Glinni e Emanuela Notarangelo.

Autori emergenti

Paolo Arigotti: 10 domande all’autore del libro “Il collegio dei segreti”

Ben ritrovati con la rubrica “10 domande all’autore” firmata Pensieri surreali di gente comune!
Quest’oggi abbiamo ospite Paolo Arigotti, autore emergente di tre libri: “Un triangolo rosa”, “Sorelle molto speciali” e “Il Collegio dei segreti”.

Ci racconterà la sua esperienza come scrittore.
Ben trovato Paolo Arigotti, sono felice di averti qui sul mio blog.
Ecco la prima domanda:

Quando è nata in te la passione per la scrittura?

In un certo senso credo che sia nata con me: basta pensa che, qualche settimana, fa riordinando vecchie carte ho ritrovato alcuni racconti o incipit di romanzi scritti durante il periodo della scuola superiore. 

Il tuo primo libro, “Un triangolo rosa” risale al 2015 ed è appena stato ripubblicato con CTL Editore. 

Che cosa ti ha spronato a pensare: “Devo farlo, devo scrivere un libro”?

Il romanzo è stato scritto tra il 2013 e 2014 e fu il frutto di un viaggio in Polonia, durante il quale visitai il memoriale di Auschwitz. Furono i racconti delle guide ad ispirarmi la vicenda dei tre protagonisti, che ho trasformato nel mio primo libro.

Paolo Arigotti

Parlando proprio del tuo primo libro, “Un triangolo rosa”: vuoi descriverci la trama?

Di che cosa tratta?

Si tratta di una storia d’amore gay che coinvolge tre uomini, due italiani e un tedesco, sullo sfondo dei drammatici eventi degli anni Trenta e Quaranta del Novecento. La trama si snoda attraverso quei fatti, con una serie di colpi di scena che condurranno i protagonisti nell’inferno di Auschwitz.

(Libro su Amazon):

In questo libro tu affronti un tema molto forte: quello di un amore omosessuale durante il periodo nazista, momento storico in cui, come sappiamo tutti, purtroppo gli omosessuali erano brutalmente perseguitati. 
Come ti è venuta l’ispirazione di affrontare proprio questo argomento e perché?

Il titolo si riferisce all’amore tra i tre uomini?

Anche se il termine “rosa” mi mette un dubbio…

Il titolo si collega con le vicende dei tre protagonisti, però ha pure un altro significato, visto che il triangolo rosa cucito sulle divise individuava i gay internati nei lager ed avviati allo sterminio.

La mia grande passione per la storia del Novecento mi ha assieme aiutato ed ispirato nelle ricerche, che hanno dato vita a questo romanzo.

Parlerei ora di “Sorelle molto speciali”, il tuo secondo romanzo, pubblicato nel 2018 con Link Edizioni. Libro del quale mi piace moltissimo la copertina, ti devo dire la verità.

Qual è la trama di “Sorelle molto speciali“?

Si tratta anche in questo caso di una storia d’amore, di un altro tipo però, precisamente quello di una madre per le sue figlie gemelle, una delle quali nata con la sindrome di Down. Parliamo sempre degli anni Trenta del secolo scorso, una condizione oltremodo difficile per l’epoca e sullo sfondo di un’altra tragedia: il folle progetto nazista dell’eliminazione dei disabili mentali, a cominciare proprio dai bambini.

In questo libro affronti anche il tema della disabilità, in quanto una delle protagoniste è affetta dalla sindrome di Down.

Paolo Arigotti

Quali valori volevi trasmettere ai tuoi lettori affrontando questa tematica?

Il coraggio di sfidare i pregiudizi e di non arrendersi,
specie quando la vita ti mette di fronte sfide apparentemente impossibili.

Siamo arrivati al tuo ultimo libro: “Il collegio dei segreti”, pubblicato nel 2020 con Onda d’Urto Edizioni. 
Quest’ultimo libro, più che narrare una storia, ripercorre un fatto storico realmente accaduto, è corretto?

“Il collegio dei segreti” si basa su fatti realmente accaduti?

I protagonisti sono personaggi di fantasia, ma i fatti storici – la resistenza tedesca giovanile contro il nazismo – sono reali ed ho voluto provare a riportare alla luce la storia dimenticata di tanti eroi condannati all’oblio per tante ragioni, storiche e politiche.

Paolo Arigotti

Fai un frequente ricorso alla storia nei tuoi libri, specialmente al periodo del Nazismo: che cosa ti ha spinto ad occuparti proprio di quel periodo storico cosi drammatico e nefasto?

Che valori volevi trasmettere occupandoti del periodo nazista?

Io sono un appassionato di storia del Novecento da sempre, il che mi ha spinto a conseguire una seconda laurea in questa materia lo scorso anno.

Il valore più importante è quello della memoria, intesa non come semplice ricordo, ma soprattutto per comprendere come certi fatti sono potuti accadere e scongiurare il pericolo che possano ripetersi.

Su Amazon trovate anche “Il collegio dei segreti“, qui:

I tuoi libri sono stati tutt’e tre pubblicati con un editore: cosa ne pensi di chi oggi preferisce rivolgersi al self-publishing?

Tu hai mai considerato questa opzione?

Io sono più incline alla pubblicazione tramite l’editoria tradizionale, purché non si tratti di editoria a pagamento, scelta che con tutto il rispetto non condivido. Il self publishing in Italia non è decollato come in altre realtà (penso a quella americana ad esempio), ma non ho nulla da eccepire nei confronti di chi fa questa scelta.

Tu gestisci anche una pagina YouTube intitolata “Il salotto culturale di Paolo Arigotti Scrittore”, dove intervisti autori ed editori.

Vuoi raccontarci qualcosa di questa bella iniziativa? 

Si tratta di una piccola rubrica che gestisco da oltre un anno sul mio canale YouTube, dove intervisto autori ed autrici di tutta Italia (e non solo), dedicandoci non soltanto alle opere letterarie, ma a tanti argomenti storici, culturali e di attualità.

L’ho creata per via delle restrizioni imposte dai vari lockdown, stante l’impossibilità di realizzare eventi dal vivo; non credo che il web debba sostituire questi ultimi, ma certamente può affiancarsi come importante strumento di promozione della cultura.

E noi non possiamo che essere d’accordo con te…
Bene, Paolo Arigotti, questa era la mia ultima domanda… Sono molto contenta di averti avuto ospite oggi sul mio blog.
Io ti saluto e ti faccio un grosso in bocca al lupo per i tuoi libri… e per quelli che verranno! 

Tante grazie Martina, piacere mio.

Ma, prima di andare…

Recapiti social Paolo Arigotti:

Paolo Arigotti, Paolo Arigotti, Paolo Arigotti

Martina Vaggi

Photo credit: le foto presenti in articolo sono tutte di Paolo Arigotti, che me le ha concesse solo ai fini della pubblicazione dell’articolo.

Autori emergenti

Raccogliere storie e testimonianze, un diario di quarantena ft. Martina Vaggi

Gabriele Glinni intervista Martina Vaggi sul libro “Il diario del silenzio – Storie reali di quarantena”. Trovi l’intervista pubblicata su “Pillole di Folklore” qui.

Bentrovati a tutti! La scrittrice Martina Vaggi, durante il periodo della quarantena, si è dedicata a un bellissimo lavoro. La sua opera, “ll diario del silenziostorie reali di quarantena” contiene cinquanta racconti (basati su storie reali) che riguardano il primo lockdown.
Trovando il suo lavoro molto interessante, desideravo esplorarlo più in dettaglio. Dunque benvenuta Martina, e grazie per la tua partecipazione!

Ecco la mia prima curiosità.

Cosa ti ha spinta ad approcciarti a questo genere di lavoro, ossia, raccogliere le testimonianze di 50 persone, elaborandole in forma di racconto?

Ciao Gabriele, innanzitutto ti ringrazio per avermi ritagliato questo bellissimo spazio. 
Quello che mi ha spinto a iniziare questa raccolta di testimonianze è stata la voglia di raccontare, di dare una testimonianza scritta, di ciò che tutti noi, in un modo o nell’altro, abbiamo vissuto in questo momento storico molto difficile e traumatico.

Volevo raccogliere testimonianze di varie persone, di vari settori di lavoro e di come avessero affrontato la situazione nei mesi del primo lockdown.

Martina Vaggi

Per questo motivo, ho deciso di occuparmi non solo delle persone comuni (ossia di quelle persone che, come me, avevano vissuto il lockdown in casa, in una routine di ansia e paura) ma di allargare questa ricerca a vari settori lavorativi.

Così ho cercato persone che avessero lavorato a stretto contatto con questa realtà, come gli infermieri, i medici, gli operatori sanitari: ho ascoltato gli insegnanti, che avevano lavorato da casa con la didattica a distanza, e gli studenti, che avevano risentito di questo brusco cambiamento trovandosi senza punti di riferimento.

Poi ho ascoltato gli imprenditori, quelli che avevano chiuso l’azienda e gli altri che avevano continuato a lavorare, nonostante le enormi difficoltà. I dipendenti e il lavoro in smartworking. Gli psicologi, gli educatori, coloro che avevano cercato di aiutare, anche se a distanza: i volontari della protezione civile, che portavano a casa beni di prima necessità a chi era più a rischio. 

Queste e tante altre storie, tante altre realtà.

Per ogni persona che ascoltavo io costruivo una storia, un racconto, cercando di mettermi nei panni di quella persona e di raccontare ciò che lei aveva visto con i suoi occhi: ogni racconto inizia con una data, con un luogo e una regione e con la dicitura “Quarantena, giorno…”.

In questo modo ho potuto tenere il conto dei giorni di lockdown che abbiamo vissuto. Ho strutturato il libro come se fosse un diario, cercando di dare una panoramica generale di come l’Italia avesse affrontato quel momento storico. 

Pur essendo un libro che racconta molto il dolore, la sofferenza vissuta, ho cercato in realtà di trasmettere anche speranza, positività: molte di queste persone che ho ascoltato, infatti, sono state in grado di reagire a questa situazione, portando anche molti esempi positivi che era giusto trasmettere.

Martina Vaggi

Per tornare alla domanda che mi hai fatto, aggiungerei anche questo: avendo io vissuto il lockdown chiusa in casa, non avevo potuto essere di aiuto a nessuno. Credo che sia stato anche questo a spingermi a dar vita a questo libro: la voglia di dare qualcosa.

Trasmettere tutti i sacrifici, gli sforzi che molte persone avevano compiuto in quel momento per adattarsi a questa nuova realtà, a questo enorme cambiamento.

Andiamo più nello specifico.

Ci sono state delle storie in particolare che ti hanno colpita, rattristita o ispirata, in fase di stesura?

Citane pure alcune liberamente!

Tra le storie che ho raccontato, quella che più mi ha colpita nella sua particolarità e stata quella riguardante un sacerdote e la sua opera di volontariato nei reparti Covid. Quando ho ascoltato questa persona, lui mi ha raccontato di un episodio accaduto durante un turno notturno in reparto.

C’è questo frammento di storia, in cui lui incontra nei corridoi dell’ospedale un medico: da questo incontro nasce un momento di profonda umanità. Il medico si ferma di fronte al sacerdote, lo riconosce nel suo ruolo (grazie alla croce di legno che portava sopra alla tuta, la stessa che indossavano gli operatori sanitari) e in un momento di silenzio, di profondo dolore, gli prende la mano e se la porta sulla testa.

I due rimangono così, uniti in quel momento di preghiera.

Martina Vaggi

Quando lui mi ha raccontato questa scena, mi è sembrato di vederla nella mia mente, come se fosse un film.
Il suo racconto si intitola “Il prete volontario” ed è quello che, tutt’ora, mi commuove di più. 

Ci sono dettagli nelle storie, come per esempio nomi reali o riferimenti, a cui devi fare attenzione o che devi trattare in modo specifico, con dovuto riguardo?

Ho preferito usare nomi fittizi per raccontare le storie di queste persone. Solo in alcuni casi ho mantenuto il loro vero nome e cognome, in quanto i protagonisti di queste storie mi hanno dato un consenso firmato ad usare la loro vera identità.

Per tutti gli altri, i nomi sono inventati, li ho scelti io. Come se fossero personaggi creati e non reali.
Anche per quanto riguarda gli ospedali: non ho usato i nomi delle strutture.

Martina Vaggi

Se stavo scrivendo di un racconto ambientato in un ospedale di provincia, non citavo né il nome dell’ospedale né la provincia. Lo indicavo semplicemente con il nome della regione. Ad esempio: “Ospedale in Piemonte”.

In che modo hai cercato persone disponibili a narrare le loro storie? Hai in seguito mantenuto qualche racconto?

Le prime persone che ho ascoltato sono state persone vicine a me o conoscenti. Altre persone sono state proprio loro a trovarle: diciamo che il “passaparola” ha aiutato molto, in questo caso.
Io avevo le idee chiare su chi volevo ascoltare: ad esempio, ho cercato a lungo una persona di Bergamo e alla fine sono riuscita a trovare una persona di Nembro, il paesino focolaio dell’epidemia nella bergamasca.

Martina Vaggi

Volevo anche una persona del Veneto, che mi raccontasse come la regione avesse vissuto la situazione. Poi mi sono mossa nel cercare anche persone del sud Italia: è stato interessante osservare come, almeno in un primo momento, loro avessero vissuto la situazione di riflesso, “subendo” anche psicologicamente ciò che stava accadendo al nord Italia, dalle immagini che vedevano nei telegiornali. 

Ogni volta che ascoltavo una persona, accadeva che fosse lei a dirmi: “Sai che anche un mio amico ha vissuto una determinata situazione mentre era in quarantena”. In questo modo, non è stato difficile “costruire” una rete di persone disposte a raccontarsi.

Ho visto in molte persone la voglia di raccontare le proprie storie.

Questo è veramente molto bello, Martina.
Noi ricordiamo che il libro di Martina Vaggi “Il diario del silenzio” lo potete trovare su Amazon e vi lasciamo qui il link:

Ora una domanda di più amplio respiro.

Cosa ti ha avvicinata alla scrittura? Qual è stato il tuo percorso, e cosa consiglieresti a chi si avvicina per la prima volta a tale hobby?

Io scrivo da sempre. Ho sempre avuto questa esigenza.

L’esigenza di esprimere la moltitudine di pensieri che affollano la mia mente o di raccontare ciò che vedo tramite le mie esperienze o le storie degli altri. 

Per questo scopo, nel 2015, ho creato il mio blog “Pensieri surreali di gente comune”. Successivamente sono nate le pagine Facebook e Instagram collegate al blog.

Durante il lockdown tenevo una sorta di “diario pubblico” su queste pagine, dove pubblicavo post in cui indicavo il giorno di quarantena e il mio pensiero sul giorno trascorso o sui sentimenti che provavo e “vedevo” espressi anche da altri. Da qui è nata l’impostazione del libro “Il diario del silenzioStorie reali di quarantena”.

Negli anni precedenti alla nascita del blog e del libro, ho studiato Lettere Moderne all’Università di Pavia, mi sono laureata che già scrivevo su giornali cartacei e digitali a tempo pieno. Purtroppo, non percependo un compenso, una volta laureata non ho più avuto la possibilità di continuare: avevo, ovviamente, bisogno di un lavoro che mi desse la possibilità di mantenermi. 

Martina Vaggi

Così ho svolto diversi lavori: mi sono adattata ma non ho mai smesso di scrivere. 
Credo che sia questo il “consiglio” che potrei dare a chi, come me, si ritrova ad avere una “capacità” che non è molto remunerativa: di continuare a provare, di continuare a scrivere, di cercare una strada per poterlo fare, un giorno, come lavoro. 

Io non so se riuscirò mai a vivere solamente di scrittura ma sicuramente continuerò a provarci.

Grazie di cuore per la tua partecipazione, Martina! Siamo stati felici di ospitarti, e di parlare di una tematica così particolare e interessante.
Abbiamo inoltre piacere di includere i tuoi lavori e i tuoi link social:

Grazie a te per questa bellissima esperienza.


“Il diario del silenzio – Storie reali di quarantena” di Martina Vaggi su Amazon: https://lnkd.in/dcmdkqe

Blog di Martina Vaggi: https://atomic-temporary-98104754.wpcomstaging.com/

Profilo LinkedIn Martina Vaggi: https://www.linkedin.com/in/martina-vaggi-828007131/

Profilo Facebook Martina Vaggi: https://www.facebook.com/profile.php?id=1555867670

Facebook profilo del Blog di Martina Vaggi: https://www.facebook.com/PensieriSurrealidigentecomune

Profilo Instagram di Martina Vaggi: https://www.instagram.com/martiggi91/channel/

Profilo Instagram blog Martina Vaggi: https://www.instagram.com/pensierisurrealidigentecomune/

Martina Vaggi Martina Vaggi Martina Vaggi Martina Vaggi Martina Vaggi Martina Vaggi

Crescita personale · Il diario del silenzio

Scrivere un libro: quello che provi quando insegui un sogno

Ognuno ha il suo sogno da realizzare.
Ognuno di noi vuole qualcosa da questa vita, che lo voglia ammettere oppure no.

Scrivere un libro: il mio obiettivo

Io volevo scrivere un libro.

E ho avuto non pochi ostacoli da superare, lungo il percorso.

Quando però sono riuscita nell’impresa, mi sono resa conto che spesso siamo noi i principali ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi.

Mi chiamo Martina Vaggi, sono l’autrice del libro “Il diario del silenzio – Storie reali di quarantena“.

E ora vi racconto la mia esperienza.

Scrivere un libro: il percorso di studi e la gavetta

Quando avevo diciotto anni scelsi di iscrivermi alla facoltà di Lettere Moderne.

Non sapevo ancora di preciso quale sarebbe stata la mia strada, o cos’avrei fatto da grande.

Sapevo solo che in una cosa ero brava ed avevo passione: scrivere.

Avevo questa capacità e volevo renderla, un giorno, un lavoro: volevo arrivare prima o poi a scrivere un libro.
Ma era ancora presto per avere quella fiducia in me stessa.

scrivere un libro

Così a vent’anni iniziai a muovermi nell’ambito del giornalismo e della scrittura per il web: scrivevo articoli per giornali cartacei della mia zona e ben presto iniziai a collaborare anche con giornali digitali e blog.
Il compenso era zero: questo significa che, per fare questo “lavoro” a livello economico percepivo esattamente zero.

I miei genitori mi sconsigliarono questa strada, perché avevano già sentito dire da molti altri del settore che non portava guadagno né la minima possibilità di mantenersi.

Un giorno ricordo che mio padre mi disse: “Sì, sarai anche brava a scrivere, ma questo non ti dà diritto ad essere ammessa al Corriere della Sera.
All’epoca ricordo di essermi chiesta: “Perché dovrei scrivere puntando necessariamente ad arrivare ad un giornale così importante?

So che la domanda può sembrare stupida, ma il concetto che stava maturando in me all’epoca era questo.

Tutto ciò che facciamo è considerato valido solo se ci permette di arrivare in alto?
Oppure è il cammino che intraprendiamo, i passi che muoviamo lungo il percorso, la fatica, le lezioni che impariamo che contano?

scrivere un libro

Quando, qualche anno dopo, non ebbi più la possibilità economica di lavorare guadagnando poco o niente, e dovetti smettere di fare quel lavoro.
Era vero che non dava la possibilità di un guadagno stabile e questo mi venne confermato anche da altri giornalisti del settore, che praticavano da anni.

A quel punto mi ero laureata.
I miei genitori continuavano a spronarmi verso strade diverse: “Fai l’insegnante, piuttosto. Cercati un vero lavoro.

Il fatto è che, nella mia mente, io continuavo a pensare: “Voglio scrivere un libro“.
Avevo quella vocina nella testa che: ma io la zittivo.

Comunque non feci l’insegnante, se non per brevi periodi.

Aprii un blog, questo blog, e continuai a scrivere per mio conto.

Trovai lavoro nel settore che, all’epoca, dava possibilità di trovare da lavorare subito: la ristorazione.
Mi adattai ad un mondo che all’epoca non capivo, ad un ambiente che non mi faceva stare bene, a dei ritmi velocissimi di lavoro e imparai più di quanto avessi mai potuto pensare.

Non avrei mai pensato che la mia vita potesse prendere quella direzione e,
ancora faticavo ad accettarlo.

Scrivere un libro: quando soffochi la tua voce interiore

Nel frattempo erano successe tante cose che non avrei mai voluto succedessero e io reagii a quelle cose esattamente come reagisco a tutto ciò che di negativo mi succede: vissi l’intera situazione come un trauma, come un enorme peso che mi schiacciava, come un incubo dal quale non sapevo se mai sarei riuscita a svegliarmi.

scrivere un libro

Iniziai a stare male, ad avere continui attacchi di panico prima di dormire, a vivere male la quotidianità.
Questo fu un bene, in realtà. Perché mi diede la spinta per rivolgermi ad una persona, a chiedere aiuto.
Iniziai un percorso di crescita con una persona, che sarebbe poi diventata la mia Signora T. in un libro che avrei scritto in futuro.

Cominciai a capire tante cose, a prendermi ogni responsabilità delle mie azioni, anche e soprattutto di ciò che pensavo.

Capii che le altre persone non si possono cambiare né è mio compito farlo.

Io avevo solamente il compito di lavorare su me stessa, di crescere, di cambiare il mio modo di pensare e trasformarlo in qualcosa di positivo per me. Questo era il mio compito, questo era ciò che io dovevo fare.

Un giorno la Signora T. mi disse: “La responsabilità è di chi capisce.
Io capivo. Capivo che ero in grado di guardarmi dentro, di individuare la parte peggiore di me, quella che tutti noi abbiamo e di affrontarla. E così feci e così faccio, ogni giorno.

Paradossalmente, una situazione negativa per me si era rivelata la mia salvezza: da quella avevo tratto il coraggio di rivolgermi ad una persona, di farmi aiutare.

Da quel momento in avanti, non feci altro che crescere e cambiare.
Nel giro di due anni riuscii a fare dei cambiamenti su me stessa che credevo impossibili nell’arco di decenni. Eppure, li feci.

Alcune persone non li accettarono, altri si strinsero ancora più vicino a me.
Credo che succeda questo, quando le persone notato un cambiamento in te: o restano o se ne vanno.

Nel frattempo, la mia vocina interiore continuava a insistere: “Voglio scrivere un libro“, ripeteva.

Era come un’altra parte di me che io non potevo permettermi di ascoltare. E così, continuavo a zittirla.

scrivere un libro

Scrivere un libro: l’idea e il progetto che prende forma

Un anno fa scoppiò la pandemia.

Io presi il coraggio, un coraggio che non credevo neanche di avere.
Presi in mano carta e penna e iniziai a buttare giù delle idee.

Avevo sempre quella vocina interiore che mi diceva, con insistenza: “Voglio scrivere un libro“.
Solo che, arrivati a quel punto, io non la zittivo più, non la soffocavo più.

Avevo ormai capito che soffocando la mia creatività per tutto quel tempo, stavo soffocando anche me.

Quelle idee divennero pensieri, che coinvolsero prima me, poi altre persone attorno a me. Durante il primo lockdown, sotto suggerimento di una mia cara amica, iniziai a pensare:

Devo scrivere un libro su tutto questo.

Così fu.

Dopo la riapertura, quegli appunti che avevo preso ogni giorno di chiusura divennero la mia agenda di appuntamenti, di persone da intervistare. Ed ecco che il libro, quel sogno di una vita che tenevo chiuso nel cassetto segreto, prese forma.

Così scrissi di loro.

Dell’infermiera e della sua paura nell’avere a che fare con i pazienti Covid; dell’imprenditore che chiude l’azienda per salvaguardarsi, del medico che piange mentre stringe la mano ad un paziente che muore da solo. Scrissi delle insegnanti che lavorarono da casa, in didattica a distanza: degli alunni spaesati, dei pazienti ricoverati in terapia intensiva.

Quel mondo che io, chiusa in casa come tutti, non avevo vissuto, ora lo vivevo attraverso di loro e mi esplodeva dentro, come tutte le lacrime che non ero riuscita a versare durante il lockdown e che ora trovavano il loro sfogo.

scrivere un libro

A quel punto, quel traguardo che per tutta la mia vita era sembrato così distante e irraggiungibile (quello di riuscire a scrivere un libro), si stava concretizzando sotto i miei occhi increduli.

Scrivere un libro: segui la tua strada

Il libro venne pubblicato e divenne “Il diario del silenzio – Storie reali di quarantena” e io sentii di aver fatto, per la prima volta, qualcosa di buono nella mia vita.

Il 22 ottobre, giorno in cui il mio libro uscì sulla piattaforma online, mi ricordai di quella volta in cui mio padre mi disse: “Prova ad entrare in una libreria e a guardarti attorno: vedi quante persone ci sono al mondo che scrivono? Sarebbe troppo difficile per te emergere.

E invece… ecco il mio libro! Proprio su Amazon!

Di nuovo, all’epoca, mi feci una domanda:

Ma nella vita bisogna scrivere solo per diventare qualcuno di importante?

Certo, era chiaro che mio padre mi dicesse quelle cose solo per proteggermi, per non farmi cadere in tristi delusioni.
Ma io non potevo vivere tutta la mia vita in balia di pensieri e idee altrui.

Avevo bisogno, come ogni essere vivente, di seguire la mia strada.
Avevo bisogno di tracciare la mia rotta.
O, almeno, di provarci.

scrivere un libro

Ebbene qualche tempo prima di concepire in me l’idea di scrivere un libro, sono entrare in una libreria.
Mi sono guardata attorno ma la domanda che mi sono posta è stata diversa da quella che mi pose mio padre.

Io mi domandai: “Se ci sono milioni di persone che scrivono e pubblicano libri… perché non posso farlo anche io?

Solo in quel momento tutti i pezzi del puzzle sono andati al loro posto.
In quel momento ho capito.

Scrivere un libro: il senso più nobile della fatica

Non devi scrivere un libro necessariamente per pubblicare un best seller.
Non ci si butta in un’impresa solo per diventare il migliore del mondo.

Per come la vedo io, non esistono persone migliori, perché ci sarà sempre qualcuno che ti supererà in qualcosa, sempre.

Si compie un viaggio avendo bene in mente una destinazione: ma è il percorso, i passi, le cadute, la fatica che ti insegnano se quel percorso è giusto per te.

E’ la fatica, non la voglia di diventare il capo del mondo.
E quella fatica ha un senso.
Anche se non sarai mai la prima ballerina o il vincitore di un Premio Nobel.
Quella fatica avrà un senso per te.

Martina Vaggi

Photo credit scrivere un libro: Pixabay