Letture e recensioni

Dylan Dog: 5 motivi per cui i fumetti aiutano a superare il blocco del lettore

“C’è chi dice che la vita di tutti è soltanto un sogno”

Dylan Dog, albo 7.

Ti corichi sul letto. Accendi la luce.
Quella che hai preso apposta per leggere (sì, esatto: proprio quella che si pinza alle pagine del libro e ti illumina la stanza a giorno).

Guardi l’ora sul telefono: è passata da poco la mezzanotte.
Ci siamo: è l’ora giusta per leggere.

Prendi il tuo libro dal comodino, te lo porti in grembo, lo apri e inizi.
Leggi una riga. Poi la rileggi di nuovo.
Poi di nuovo.

Niente da fare.
La mente non ti ascolta. La mente vaga per i fatti suoi.

Di leggere proprio non se ne parla.

Questo è il cosiddetto “blocco del lettore“.

Succede anche a voi?

Blocco del lettore

Blocco del lettore: troppe distrazioni che… distraggono

Ricordo che quando avevo tredici anni un libro di duecento pagine lo facevo durare sì e no due giorni. A quell’età avevo la passione per i libri sui disturbi alimentari, ospedali psichiatrici e vampiri.

Argomenti molto vivaci e felici, insomma.
Però, almeno, leggevo. E anche tanto.

Un tempo leggevo ovunque.
Su una panchina in mezzo ad un parco, sul treno che mi portava all’università: in macchina, nelle sale di attesa prima di sottopormi ad una visita.
Ovunque.

Sono andata avanti così per un po’, fino a quando non ho iniziato a… perdermi.
A distrarmi.
Oggi faccio fatica a leggere sul letto, sul divano, all’aria aperta.
Un po’ come se fossi in un periodo di blocco del lettore perenne.

A sottolineare il fatto che non è tanto la location che stimola: come sempre, la spinta deve venire da dentro di noi.

Forse è stato con l’inizio dell’Università: avevo dei mattoni da più di mille pagine da studiare e intere collane di classici da leggere (ho studiato Lettere n.d.r.).

Forse è stata colpa dell’avvento dei Social Network, di questa vita frenetica, della nostra sempre più abituale abilità al multitasking.

Blocco del lettore

Forse sono questi mille pensieri che tengono un occhio sullo schermo del cellulare e uno sul film in prima serata, mentre le dita si muovono velocemente sulla tastiera del computer.

Il tutto, mentre in sottofondo, dagli auricolari passa la musica di Frank Sinatra.
Ok, forse tirare in ballo Frank è un po’ troppo, ora.

Comunque, questo fantomatico “blocco del lettore” esiste e io lo sto vivendo ad intermittenza da anni ormai.

Alcuni dicono che per combatterlo serva leggere gli eBook, altri sostengono che sia sufficiente spegnere la tv per non avere distrazioni dalla lettura, mentre altri ancora suggeriscono di leggere più libri alla volta.

Io non so quali di questi suggerimenti vada bene per voi.
Posso raccontarvi come ho fatto io a superare il blocco del lettore.
Posso dirvi cosa è successo a me.

Un giorno, ho conosciuto Dylan Dog.

Blocco del lettore

Il mio metodo di indagine è di scartare tutte le ipotesi possibili. […] Ciò che resta è molto più divertente, e guarda caso è il mio mestiere: l’incubo.

Dylan Dog, albo 1

Dylan Dog: l’incontro con questo magnifico fumetto

Due anni fa, a metà settembre, mi trovavo a bordo di una nave diretta verso la Sardegna.

Ero in viaggio con il mio fidanzato, nella nostra prima vacanza insieme.
Stavo girovagando per la nave, quando mi sono infilata per per caso in un negozietto che vendeva un po’ di tutto: c’erano gioielli, profumi, giornali…

E quelli?

Mi sono avvicinata furtivamente a quell’angolino di editoria che non avevo mai visto così da vicino.

Erano fumetti. Dylan Dog, per la precisione.
Fu lì che ne presi uno, giusto per provare.
Era uno dei primi numeri, uno di quelli che non riesci a trovare nemmeno se ti ci impegni.

(Su Amazon, però, ho trovato la ristampa dei n. 16 e 17. Lo trovate qui.)

Poco dopo ero tornata alla mia poltrona, completamente immersa in quella che per me all’epoca era una nuova e particolare lettura.

Ovviamente, già conoscevo Dylan Dog, o meglio: conoscevo il suo nome.
Lo avevo già sentito e risentito nominare.
Conoscevo molto bene l’argomento “Vampiri/zombie/morti viventi”, perché mi aveva sempre appassionato, fin dalla prima volta in cui lessi “Dracula” di Bram Stoker.

Il fumetto: pillole di storia sul medium

Il fumetto è un media che spazia fra diversi generi letterari, dedicato sia ai ragazzi sia agli adulti.
Il termine italiano si riferisce a questa “nuvoletta” (in inglese definita “balloon“), usata all’interno delle immagini per racchiudere i dialoghi tra i personaggi.

Blocco del lettore

Il fumetto, infatti, può essere definito come un testo costituito principalmente da immagini e parole, che ne costruiscono la narrazione.

In USA e Inghilterra i termini con cui è indicato sono “comics” o “comic books“: in Giappone è conosciuto sotto il nome di “manga” che significa “immagini in movimento“.

L’origine del genere

Diffusosi nel novecento, l’America vide la nascita del comic book a cavallo fra le due guerre mondiali: qui apparvero le prime storie a puntate con la comparsa di diversi personaggi.
Tra questi, quelli destinati a divenire i più noti (come Superman e Batman), comparvero per la prima volta su riviste contenitore (“Action comics“, ad esempio): era editorialmente ancora troppo rischioso pubblicare dei singoli albi.

In Europa il fumetto fece il suo esordio su periodici come il “Corriere dei piccoli“, dove ebbe molto successo. Nelle trincee veniva letto dai soldati, grazie alla circolazione di giornali dedicati proprio a loro.
Fu nel secondo dopoguerra che comparvero gli albi nel formato Bonelli, per il genere giallo, generando personaggi divenuti poi molto noti, come: Diabolik, Zagor e Tex.

Blocco del lettore

In Giappone il fumetto è principalmente concepito come un romanzo a puntate e ha un vasto pubblico di lettori sul quale può contare, a differenza dell’Italia, dove il genere è ritenuto forse di basso valore artistico.

Dylan Dog: storia e curiosità del cult del fumetto italiano

Come dicevo prima, Dylan Dog è stato il mio primo amore.
Ho adorato questo fumetto fin da subito, sia per il genere horror (vampiri, fantasmi, maledizioni, mostri) sia per il personaggio e per il modo in cui è strutturato.

Successivamente ho avuto modo di leggere anche Zagor, che ho trovato altrettanto interessante.

Ma torniamo a parlare di Dylan Dog, del quale vorrei ora indagare le sue origini.

Il personaggio

Ho una mezza idea di cambiare mestiere… 

Dylan Dog, albo 56

Il personaggio è stato creato da Tiziano Sclavi ed elaborato graficamente da Claudio Villa e ha dato il via all’omonima serie horror, edita per la prima volta nel 1986 dalla Daim Press, poi divenuta la Sergio Bonelli Editore.

L’incredibile successo della serie lo ha reso uno dei fumetti italiani più venduti, tradotto e pubblicato anche all’estero.
Nel 2010 è stato diretto anche un film omonimo, ispirato deliberatamente al personaggio.

Il nome Dylan Dog

Per il nome, Sclavi pensò a Dylan in onore di Dylan Thomas (poeta, scrittore e drammaturgo gallese): il cognome, invece, deriva dal titolo di un libro di Mickey Spillane (“Dog figlio di“) che l’autore vide un giorno in una libreria.

L’ambientazione

Inizialmente la serie avrebbe dovuto ambientarsi in America, con un Dylan Dog in veste di investigatore solitario, senza Groucho, la sua futura spalla comica.
Ma l’Inghilterra appariva già allora più adatta al genere horror per via delle sue antiche tradizioni: in più, in America c’era già Martin Mystère, serie di fumetti italiana edita anch’essa da Bonelli.

Così per l’ambientazione Sclavi scelse la città di Londra, dove un investigatore sarebbe in realtà divenuto un indagatore dell’incubo e avrebbe avuto il nome di Dylan Dog: le sue fattezze fisiche sarebbero state similari a quelle dell’attore Rupert Everett e il personaggio avrebbe avuto una trentina d’anni circa.

Non fumatore ma astemio: nessun vizio apparente, se non quello di avere un passato da alcolista.

Blocco del lettore

Groucho è il nome dell’assistente di Dylan Dog, sosia dell’attore Groucho Marx, personaggio alquanto particolare: perennemente al fianco di Dog, uomo dalla lealtà ferrea e dalla (pessima) battuta facile.

L’esordio in edicola

Dyla Dog uscì in edicola a fine settembre del 1986: l’esordio fu un totale fiasco.
Solo qualche settimana dopo arrivò la telefonata dal distributore:

“È un boom, praticamente esaurito, forse dovremo ristamparlo”

In pochi anni Dylan Dog diventò un best seller.
Nel 1990 Sclavi vinse il Premio Yellow Kid come migliore autore.

Nel 1991 Dylan Dog arrivò a superare Tex come numero di copie vendute con il n. 69 della serie, intitolato “Caccia alle streghe“.

Su Amazon questo numero di Dylan Dog lo trovate qui:

Dylan Dog: 5 motivi per cui i fumetti aiutano a superare il blocco del lettore

Ma veniamo ora al sodo.

Dopo questo spiegone sui fumetti e sul genere, sarebbe ora interessante vedere, in concreto, in che modo ci possono aiutare quando ci ritroviamo in quei periodi bui, senza avere la minima voglia di aprire un libro per leggerlo.

In che modo, quindi, i fumetti possono aiutare a superare il blocco del lettore?

Blocco del lettore

1. La formula “immagini – testo“.

Se l’unico momento della giornata che potete dedicare alla lettura è alla sera, o a tarda notte, quando la mente è sfinita dalla giornata appena trascorsa, diciamo che leggere un testo accompagnato da immagini aiuta molto.

Principalmente aiuta perché ciò che viene descritto nel testo tu lo vedi già rappresentato dalle immagini e non devi quindi fare l’ulteriore sforzo mentale di immaginartelo tu. In questo modo, ti sarà più facile andare avanti con la lettura e superare l’ostacolo del blocco del lettore.

2. La serialità.

Parliamo di un personaggio che alimenta la sua storia in una serie di numeri che, puntualmente, tutti i mesi potete trovare in edicola. In pratica, la sua storia è inesauribile (in questo momento, ad esempio, io sto leggendo il Dylan Dog n. 415).

Una storia inesauribile ma mai noiosa: si snoda attraverso varie vicende, peripezie del protagonista, relazioni (pericolose e non) e incontri con altri personaggi.

Così facendo, numero dogo numero, vi tiene perennemente attaccati alla storia, con il desiderio di sapere cosa succederà dopo.
Potremmo dire che questo è un altro modo per ingannare il blocco del lettore: la curiosità di voler a tutti i costi sapere cosa verrà dopo.

Blocco del lettore

3. La brevità del racconto.

Anche questo è un punto a favore per chi soffre di blocco del lettore o, come me, ha problemi di concentrazione quando legge.
Prendendo sempre ad esempio Dylan Dog, i suoi numeri, infatti, sono composti perlopiù da 100 pagine circa.

Per questo è una lettura “facile”, piacevole (ovviamente, se vi piace il genere) e non richiede l’impiego di moltissimo tempo e concentrazione.

Forse all’inizio vi sembrerà strano, soprattutto se non vi siete mai approcciati ad un fumetto: credo che questo succeda per via del fatto che molti lo considerano un genere di nicchia, solo per pochi.

Io non l’ho visto assolutamente così: quando mi si è trovata davanti l’occasione l’ho colta e ho scoperto un mondo nuovo e assolutamente interessante sotto molti punti di vista!

4. L’appuntamento in edicola.

Come ho già anticipato prima, ogni mese in edicola potete trovare il numero del fumetto che vi interessa. Questo in effetti stimola ancora di più alla lettura, perché presuppone che ci sia un seguito e quindi stimola una curiosità nel voler scoprire cosa accadrà in quel numero e in quello dopo ancora.

A me, personalmente, incuriosisce molto anche il sapere cos’è accaduto prima, nei primissimi numeri. Questo perché io ho iniziato a leggerlo dopo moltissimi anni che era già in circolazione.

5. Le storie inedite

Ma non tutti i mesi sono uguali.
In effetti, l’appuntamento, per quanto riguarda i fumetti, non comprende solo l’uscita del numero, ogni mese.

Comprende anche molte curiosità storie inedite, che spezzano la monotonia.
Ammesso che ci sia.

Per Dylan Dog, ad esempio, c’è l’appuntamento con il numero bimestrale, che comprende, di solito, due storie inedite.
Poi, il Dylan Dog Magazine, che esce ogni anno nel mese di marzo.
Poi c’è il Color Fest, ovvero il fumetto a colori, che è trimestrale.

Blocco del lettore

Insomma, ce n’è davvero di tutti i gusti per non annoiarsi mai.
E per non smettere mai di leggere.

I fumetti sono divenuti il mio modo personale per affrontare il blocco del lettore.
E il tuo qual è?

Martina Vaggi

Photo credit: Pexels e Pixabay.
Le foto dei fumetti di Dylan Dog e Zagor appartengono al blog.

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Autori emergenti

Gabriele Glinni: 10 domande all’autore dell’inedito “Ascend-ent”

Ben ritrovati con la nuova rubrica “10 domande all’autore” di Pensieri surreali di gente comune!
Quest’oggi ho il piacere di avere come ospite sul mio blog Gabriele Glinni, mediatore linguistico, blogger e scrittore di un libro inedito che vedrà presto la luce. 

Allora, Gabriele Glinni, bentrovato!
Sono molto contenta di averti qui, sul mio blog.

Gabriele Glinni: Ciao a te, Martina. Il piacere è tutto mio! Devo dire che non mi aspettavo per niente questa occasione, nel senso che di solito sono io che sguinzaglio interviste alla gente, ma quando sono pour moi mi sento sempre in soggezione (ride, n.d.r.).

No scherzo. Sul serio, grazie! Se non altro quantomeno di aver speso tempo a pensare e a scrivere alle domande, non è cosa da poco.

Premetto le mie risposte potrebbero suonare o molto personali o sarcastiche, questo perché non mi piace scrivere wall of text noiosi e prolissi. Inoltre mi ritengo e vengo considerato una persona estremamente trasparente e onesta (sia in senso positivo che negativo).
Dirò esattamente cosa penso.

E io sono estremamente felice di questo!
Inizio subito parlando del tuo romanzo inedito, che si intitola “Ascend-ent”: ha un titolo davvero curioso.

Gabriele Glinni

Come hai scelto il titolo e di che cosa tratta il tuo libro?

Puoi illustrarci la trama?

Gabriele Glinni: Allora allora, iniziamo dicendo che Ascend-ent è una crasi. Ovvero include sia il verbo “to ascend” (ascendere) che “ascendent” (l’ascendente di qualcuno su qualcun altro). 

Ascendere è inteso come il percorso e l’impegno del protagonista, Wade, per migliorarsi.
Ascendente è inteso come l’influenza dei vari personaggi (includendo anche varie figure) l’una con l’altra, finendo con il rivoluzionarsi la vita a vicenda, senza notarlo.

Ora la trama
Allora l’idea di base è questa.

C’è stato un virus chiamato Encevirus, scopiazzato ovviamente dal Covid, nel senso che è stato privo di sintomi particolari.
Tuttavia, post Encevirus, la realtà è cambiata radicalmente. Anche persone che non ne sono risultate positive hanno sviluppato la capacità di esercitare un controllo su determinati oggetti. Queste persone vengono chiamate “gli specialisti”.
Per esempio, Wade Cameron, il protagonista, è diventato in grado di controllare gli scontrini. Non carta, non papiri, specificamente scontrini, scelta intenzionalmente ridicola.

Wade è infatti un neolaureato in Marketing senza alcuna passione per il proprio percorso di studi.
Si ritrova in questo tedioso limbo di non sapere che fare della propria vita, in un mondo lavorativo che, lo sappiamo, diventa sempre più spietato ed esigente.
Wade non ha alcun talento se non quello per il disegno e la capacità di manovrare dei piccoli, buffi scontrini.

Un noioso pomeriggio estivo riceve una chiamata da un’associazione, la NeolGen, (prima dell’editing del libro la chiamata avveniva da parte del fondatore, Paul Auberon: adesso le cose sono un po’ cambiate). Comunque… questa chiamata gli offre la possibilità di entrare a far parte della NeolGen durante un evento di apertura agli inizi di settembre.

Wade, pieno di dubbi ed interrogativi, accetta.

𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑒𝑠𝑐𝑜 𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑒̀, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑙’𝑒𝑛𝑐𝑒𝑣𝑖𝑟𝑢𝑠, 
𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎.
𝐿𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛 𝑚𝑒𝑡𝑟𝑜, 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑖𝑒𝑡𝑒, 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑐𝑒𝑙𝑙u𝑙𝑎𝑟𝑒, 
𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜, 𝑟𝑖𝑑𝑜𝑛𝑜, 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑖 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖. 
𝑀𝑎 𝑐’𝑒̀ 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑛𝑒𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑚𝑜𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑐’𝑒𝑟𝑎. 
𝐿’𝑖𝑛𝑐𝑒𝑟𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎, 𝑙a 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎, 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑒𝑡𝑎̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑡𝑎. 

Gabriele Glinni

Queste parole arrivano direttamente dal tuo libro e, devo dire con sincerità, che incuriosiscono molto. Curiosi sono i riferimenti ad una società, come dici tu “fratturata”: viene quasi da fare un parallelismo con la realtà che stiamo vivendo ora. 

Questo paragone ha un senso?

C’è un nesso con la realtà odierna?
Da quant’è che stai lavorando a questo inedito?

Gabriele Glinni: Assolutamente sì.

Come avrete capito, Ascend-ent è una sorta di parodia/take sulla società moderna, in chiave action/sovrannaturale.

Nel senso, c’è un clima di incertezza, c’è sospetto verso tutto ciò che è diverso, c’è la disoccupazione, c’è una situazione di, cito espressamente Wade:

“I ricchi si arricchiscono e i poveri si impoveriscono” 

(nel senso che la NeolGen favorisce direttamente figure come ingegneri linguisti anche un po’ programmatori contro neolaureati in non si sa bene cosa).

La tematica principale è la ricerca di se stessi: scoprire chi si è veramente, cosa si vuole, chi è il vero “sé”. Quindi, nonostante le premesse “supereroistiche”, non ha assolutamente niente del genere. Tant’è che i nemici principali stringono molto l’occhio al genere horror, al posto di essere specialisti cattivi o qualcosa del genere. 

Gabriele Glinni

Ma, per ora, mi fermo 😉 

Da quanto ci sto lavorando? Mi sembra suppergiù da aprile, credo, dell’anno scorso.

Anticipo che scrivo da quando avevo quindici anni, e l’anno scorso, per una serie di motivi (per riassumere molto: relazione di 9 anni volta al termine), volevo fermarmi definitivamente. Ma dei cari amici mi hanno motivato a riprendere.
Quindi vorrei ringraziare in particolare Orlando Palone per essermi stato sempre vicino, Erica Secondini per avermi spinto a proseguire con la scrittura e il balzante Alessandro Bolzani per aver creduto nelle mie capacità.

Ps.: mi piace fare nomi di persone in queste occasioni. In realtà ce n’è stata solo un’altra, ma dettagli.

Beh, che dire Gabriele… da questo inizio, direi che hai fatto bene a non fermarti e a continuare a scrivere!

Restando in tema di un argomento molto dibattuto oggigiorno, vorrei chiederti qualcosa in più su un argomento in particolare.

L’ Encevirus”: cosa puoi rivelarci, senza rivelare troppo?

Gabriele Glinni: In realtà non molto, Martina.

Inteso che l’Encevirus in sé e per sé è secondario e quasi solo un espediente narrativo che fa avvenire le cose. Resta molto misterioso e indefinito su come abbia alterato la realtà (tant’è che, ripeto, anche gente non positiva è stata condizionata).

Il vero problema sono le conseguenze che ha generato. Oltre gli specialisti c’è un altro lato della medaglia di cui non ho proprio parlato.

Ascend-ent studia com’è cambiata la società DOPO il virus, non IL virus in sé.

Beh, è sicuramente interessante anche questo.
Dal momento che oggi viviamo in una realtà dove non si parla di nient’altro che di un virus, tu hai preferito incentrare il libro sulla società e sul suo cambiamento.

Ma veniamo ora ai personaggi. Ti faccio una domanda un po’ off topic: tu hai presentato i tre personaggi principali della tua opera (Wade, Darius e Lea).

Gabriele Glinni

A quali dei personaggi protagonisti pensi di assomigliare di più? 

In quale di loro ti ci ritrovi?

Gabriele Glinni: Tutti e tre per vari motivi.

Wade è un tipo approssimativo, negativo e pessimista al suo peggio; coraggioso, intraprendente e tutto d’un pezzo al suo meglio.

Darius è l’ingegnere linguista anche un po’ programmatore che ti dicevo, lungi da quel che sono, ma è parecchio goffo sia come gestualità sia come abilità sociali, e in questo mi ci rispecchio al 100%. Inoltre ha una sorta di blocco mentale che qui non svelo, che si rifà al mio vissuto.

Lea è quella che mi somiglia di meno, ma è una malata di social media e talvolta nemmeno io scherzo.

Bene, Gabriele… torniamo invece ora a parlare del libro e delle sue fasi editoriali. 

Dunque, il libro è un inedito, quindi non è stato ancora pubblicato. 
A che punto sei arrivato con le varie fasi che precedono la pubblicazione di un testo?

Hai già trovato una casa editrice o pensi di pubblicarlo in self-publishing?

Gabriele Glinni: Allora, premetto subito che il libro è stato concluso a dicembre 2020. O almeno, la prima stesura.

Avrei potuto tranquillamente pubblicarlo così com’era, ma mi sono rifiutato e ho cercato in lungo e largo un editor che mi convincesse.

Ho spulciato su Writer’s Dream e LinkedIn, e alla fine ho trovato un’agenzia e una professionista che rispecchiassero perfettamente il mio modo di lavorare e pensare: Progetto Scrittura (https://www.progettoscrittura.it/) e Sara Coradduzza.

Il preventivo era altino, ma ho accettato senza esitare.

Gabriele Glinni

Gabriele Glinni: Con Progetto Scrittura e Sara, nonostante ci vorrà tantissimo altro tempo per completare Ascend-ent, sto perfezionando il prodotto finale. Ovvero stiamo lavorando su refusi, resa grammaticale e struttura narrativa, modificando, rimuovendo e aggiungendo interi pezzi di storia. Un lavoraccio.

Devo dire, in totale onestà, se da una parte vedo il potenziale del lavoro, dall’altra è difficile accettare alcune “rivoluzioni” sul mio testo (ride, n.d.r).

Non è mai stato mio interesse il guadagno – tanto più il fornire un’opera finale che sia al massimo livello possibile. Che poi la leggeranno quattro gatti, amen. Voglio solo essere consapevole di aver pubblicato un ottimo libro.
Ciò detto, al momento di questa intervista stiamo revisionando il terzo capitolo (di circa 7-8).

L’obiettivo è pubblicare in self tramite Amazon. Un po’ perché non mi interessa stare a combattere appresso a case editrici, un po’ perché Ascend-ent come formato lo vedo di più come eBook. Non ce lo vedo troppo come romanzo classico.

Insomma, il punto è questo, voglio fare di testa mia senza troppe rotture di scatole, cercando di completare un romanzo divertente da leggere e che possa lasciare qualcosa. Niente più, niente meno.

Beh, mi sembri sicuramente deciso nei tuoi intenti… Ma, dimmi, invece, per quanto riguarda la copertina.

Gabriele Glinni

La foto che vediamo qui sarà la copertina definitiva del libro? 

Gabriele Glinni: No. L’immagine è un tentativo di copertina minimal da parte mia, editando e giocherellando, con Canva e Photoshop, con un disegno che ho commissionato. È un po’ come immaginavo la copertina definitiva e come vorrei fosse.

Preferisco un aspetto minimal che salti all’occhio, piuttosto di qualcosa di particolarmente elaborato.

Tu gestisci anche un blog, che si chiama Pillole di Folklore e Scrittura: com’è nato?

In quanti siete a gestirlo?

Gabriele Glinni: Pillole di Folklore e Scrittura (https://pilloledifolklore.org) è nato dalla mente del balzante che voleva riportare in auge un suo vecchio progetto, chiamato Pillole di Mitologia, poi fatto a pezzi da hacker malvagi.

Casualmente, nello stesso periodo in cui voleva aprire il blog, io stavo riscoprendo vecchie amicizie, tra cui quella di Alessandro, e mi sono imbarcato all’avventura con lui.
Inizialmente era un progettino che trattava unicamente di scrittura e folklore (per l’appunto), con un massimo di 2-3 articoli a settimana, e visitatori per mese che se raggiungevano il centinaio era un miracolo.

Poi piano piano ci sono stati alcuni cambiamenti, tra di questi:

  1. ho fatto unire la mia amica Ilenia, che si occupa di recensioni di libri
  2. per il motivo più bislacco ho iniziato a intervistare gente su hobby, studi, ecc., e quest’idea ha avuto molto successo
  3. abbiamo incrementato la quota degli articoli pubblicati per settimana
  4. abbiamo incrementato le piattaforme dove fare pubblicità, e in generale la pubblicità al blog stesso
  5. abbiamo fatto unire Martina Di Carlo (conosciuta da me su LinkedIn) che si occupa di articoli di traduzione, ed Elisa, una mia ex collega che si occupa di recensioni di videogiochi. 

Insomma, il blog si è evoluto moltissimo e ad oggi abbiamo un numero incredibile di visite!

Gli admin siamo Alessandro ed io, e i collaboratori sono: Ilenia, Elisa e Martina.

Ho avuto il piacere di essere anche io intervistata da te per il blog Pillole di Folklore e Scrittura, a proposito del mio libro.

Quand’è che hai deciso di riservare uno spazio del blog a interviste/recensioni di autori emergenti? 

Gabriele Glinni: Preparati a ridere.

Una delle prime interviste era una subdola strategia per attaccare bottone. L’esigenza era trovare una ragazza. Niente più, niente meno.

Poi comunque mi divertii, mi intrigava fare articoli dedicati ad amici e conoscenti, e così ho iniziato a chiedere in giro. Hanno accettato con piacere.

L’idea ha avuto trazione e, ad oggi, vengo contattato per scrivere interviste! Chi l’avrebbe mai detto?
In particolare, sono piaciute moltissimo quella a Orlando, a Yuri e a Vanessa.

Beh, sicuramente è stata un’idea interessante, la tua… Non ti nego che io stessa ne sto prendendo spunto per fare interviste, qui sul blog.

Parliamo adesso di te e del tuo percorso di vita.

Tu sei un mediatore linguistico. Che percorso di studi hai svolto?
Come mai hai deciso di intraprendere questa strada?

Gabriele Glinni: Allora, “mediatore linguistico” è un titolo di cui mi fregio perché, in realtà, sono molto più specializzato in traduzione che interpretariato.

Il mio percorso di laurea è infatti Traduzione e Interpretariato, con un master in Traduzione Cinetelevisiva e Sottotitolaggio, e tutto nasce dalla mia abilità con l’inglese.

L’inglese è sempre stato parte di me perché… non volevo aspettare le versioni italiane dei videogiochi (specie Pokémon), e quindi, versione americana dopo versione americana, mi sono fatto una cultura non indifferente. Aggiungiamoci telefilm, ore perse a litigare su reddit e forum online con stranieri, il tutto il lingua inglese, e ho imparato la lingua così.

I miei genitori mi hanno sempre molto spinto a studiare altre lingue. Conosco infatti bene il francese e il portoghese. So qualcosina di spagnolo e di russo.
Tornando al discorso principale, ecco, il problema è questo. 

Il lavoro di traduttore oggigiorno è non solo sottopagato, ma difficile da avere.
Devi vincere la lotteria per lavorare in-house e trovare tanti clienti come freelance è tutt’ora una leggenda urbana per me.

Girando su LinkedIn, la realtà che osservo è che TANTI laureati in lingua vacillano nel triste stato del coso verde “open to work”, con esperienze di lavoro che includono “traduttore freelance” dell’aria.

E vi dico la verità.

Purtroppo per conoscere le lingue non è necessaria una laurea. Nel senso che ho colleghi e amici ingegneri che le lingue le sanno bene, e pure meglio di un laureato in lingua. Perché essere laureati in lingua NON vuol dire automaticamente avere un C2 in tutte le lingue studiate.

Allora, chi sarei io? Il “tizio che sa più lingue di tutti” e che è capace di usarle a livello lavorativo, per la comunicazione interpersonale e la traduzione. Da qui il titolo di “Mediatore Linguistico”. 

A essere completamente sincero, col senno di poi avrei voluto studiare programmazione. Sapere usare Javascript e programmare funzionalità di siti internet. Ma sono cose che si capiscono tardi e non rimpiango nulla del mio percorso. Anche perché l’abilità linguistica è, COMUNQUE, sempre apprezzata e utile, e mai dire mai. Pubblicato Ascend-ent vorrei dedicare tempo alla programmazione.

Sapere le lingue è un qualcosa caduto in secondo piano.

Infatti, nell’azienda dove lavoro, mi è stato richiesto di lavorare a una traduzione ma come cosa secondaria rispetto al lavoro principale. Mi ha reso molto felice, ma, ecco, vi fa capire.

Gabriele Glinni

Parlando di lavoro, appunto…Nella situazione di enorme difficoltà che stiamo vivendo oggi nella ricerca di un lavoro, tu sei riuscito nell’impresa?

Hai trovato il lavoro per il quale hai dedicato anni di studio?

Gabriele Glinni: Nì.

No nel senso che non lavoro nell’ambito della traduzione, o comunque della scrittura creativa.
Sì nel senso che lavoro nell’ambito della comunicazione interpersonale, cosa che amo, e nell’ufficio si usa molto l’inglese.

Ma credo che, prima di tutto, bisogna essere in grado di adattarsi e accettare di imparare cose nuove (fino a un mese fa manco sapevo cosa fosse una cessione del quinto), anche perché il lavoro DIPENDE dal mercato e NON dalle nostre esigenze, ahimè. Poi… un’azienda intelligente saprà utilizzare TUTTE le capacità di un proprio dipendente.

La vedo così.

Bene, Gabriele Glinni, questa era l’ultima domanda!

Io ti ringrazio di essere stato qui, sul mio blog.

Hai dato spunti molto molto interessanti, su cui riflettere.
Ti faccio un grosso in bocca al lupo per la futura pubblicazione del tuo inedito “Ascend-ent” e… per tutto!

Grazie ancora! 

Gabriele Glinni: Grazie a te e in bocca al lupo a te, Martina.

È stato un piacere e senz’altro un onore.

Gabriele Glinni lo potete trovare anche qui.

Profilo social Gabriele Glinni: https://linktr.ee/Gabrieleglinni

Martina Vaggi

Photo Credit: foto di Gabriele Glinni, https://pixabay.com e https://www.canva.com