Riflessioni

La gentilezza che si nasconde dietro al coraggio

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Siamo circondati da parole.
Le parole accompagnano ogni cosa che facciamo, ogni relazione che intraprendiamo, e spesso sono la causa e la conseguenza del nostro bene e male quotidiano. Le parole risiedono dietro ogni gesto che compiamo quotidianamente, e gli danno un significato. Tant’è vero che, se gesti e parole coincidono, chiamiamo quell’atteggiamento “coerenza”.
Ecco, quest’oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Gentilezza, io mi voglio soffermare su questo termine: “gentilezza”. Una parola che ha un suono melodico, dolce, esattamente come tutte quelle parole che ci rimandano a dei sentimenti positivi: amore, bellezza, generosità, altruismo.
Sicuramente le parole hanno in sè un’enorme potenza e potenzialità di intenti, ma necessitano anche di essere accompagnate da gesti.
Il fatto che esista una Giornata che celebra la gentilezza (e venga celebrata in ben 25 paesi), dovrebbe ora più che mai far riflettere.
Ora che le nostre vite sono in continuo fermento, dettate da cronometri invisibili che ci fanno correre senza darci tregua, in una continua maratona verso il profitto, il denaro o la sopravvivenza.
Ora che il desiderio verso una persona viene contata in quanti “like” mettiamo alle sue foto su Facebook, e non in quante volte ci precipitiamo sotto casa sua semplicemente per dire: “Sono qua e ti aspetto”.
In un mondo dove le nostre mani sfiorano più cellulari che corpi, abbiamo forse dimenticato quanto siano importanti i gesti, ma quelli veri. Abbiamo confuso la tecnologia con la vera realtà, permettendo ai vari social di costruire abili maschere dietro alle quali ci nascondiamo sempre con maggiore abilità. Siamo diventati strateghi nel non mostrare più alcun sentimento, affezionandoci a delle macchine, a degli strumenti inanimati, a delle realtà virtuali che mai ci daranno tutto il calore che può darci una persona vera.
Ci siamo fatti condizionare da questa “evoluzione”, senza renderci conto di quanto questo ci abbia involuti in qualcosa di finto e di innaturale.
Ma la gentilezza non può arrivare se ci nascondiamo dietro ad un telefonino.
Ma questo lo abbiamo dimenticato. Così come abbiamo dimenticato che cosa voglia dire essere gentili.
Ci siamo trovati di fronte a persone che ci hanno usato e ci siamo sentiti traditi: traditi dall’amore che abbiamo cercato di mostrare, dalla gentilezza che non abbiamo ricevuto. E così, forse, abbiamo imparato ad adattarci. A ricambiare con la stessa moneta, ad indossare i guantoni, a salire sul ring e a picchiare senza sosta. A pretendere di più da noi stessi: essere più stronzi, più cattivi, più furbi, più sagaci nel rispondere alle provocazioni.
Paradossalmente, i rapporti sono diventata una gara a chi fa più del male all’altro, e, come spesso succede, quando ci si ritrova dentro ad una gara si vuole vincere a tutti i costi.
Ma l’odio genera odio. Così come l’amore genera amore. E la gentilezza, allo stesso modo, può arrivare se accompagnata da calore, da sguardi che chiedono di più, da abbracci che desiderano attenzione, da parole che ti riempono il cuore e non permettono alla cattiveria del mondo di farsi spazio, sgomitando.
La gentilezza può arrivare solo se dietro c’è coraggio.
Il coraggio di mostrarci per quello che siamo: esseri umani che vogliono amare e vogliono essere amati.

Martina Vaggi

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